Paul Harding

AMEROTKE 05. GLI ASSASSINI DI ISIDE.

Titolo originale: The Assassins of Isis.
Traduzione di: Igor Longo.
Luglio 2006. Arnoldo Mondadori Editore MILANO.
Prima edizione I Classici del Giallo
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Antico Egitto, corte di Hatusu. Tebe  terrorizzata da una spietata banda di saccheggiatori di tombe, capeggiata dal misterioso Khetra. Alcune sacerdotesse di Iside scompaiono dal tempio e il capitano delle guardie, Mafdet, viene assassinato. Muore in strane circostanze anche il generale Suten, ritrovato nel suo letto completamente ricoperto di vipere. Il giudice Amerotke, che si occupa dei diversi casi, ipotizza che i fatti abbiano un'origine comune e si mette sulle tracce dei tombaroli...


GLI ASSASSINI DI ISIDE.

A due grandi uomini,
Billy e Kenny Yip,
marito e figlio di Susan Yip di Woodford Green

Nota storica.

La prima dinastia egizia risale al 3100 a.C. Fino all'istituzione del Nuovo Regno, nel 1550 a.C., l'Egitto sub radicali trasformazioni: furono edificate le piramidi, costruite citt sulle rive del Nilo, l'Alto e il Basso Egitto si unirono e si svilupp una religione incentrata sul culto di Ra, il sole, di Iside e di Osiride. L'Egitto dovette inoltre respingere numerose invasioni straniere, e particolarmente quella devastante degli Hyksos, una feroce popolazione asiatica.
Nel 1479 a.C. l'Egitto, unito e pacificato da Tutmosi II, si trov a vivere una gloriosa rinascita. La capitale fu spostata a Tebe, e le piramidi furono sostituite dalla Necropoli sulla riva occidentale del Nilo e dalle tombe reali della Valle dei Re.
Per maggior chiarezza, nel romanzo ho usato i nomi greci delle varie citt invece di quelli egizi, e il nome "Sakkara comprende l'intera zona delle piramidi tra Menfi e Giza. Per la regina Hatshepsut, ho adottato la versione abbreviata del suo nome: Hatusu.
Tutmosi mor nel 1479 e, dopo un periodo di disordini, sua moglie Hatusu gli successe al trono e regn per ventidue anni, facendo dell'Egitto il pi ricco impero del mondo.
Si svilupp inoltre il culto di Osiride, ucciso dal fratello Seth e resuscitato dalla moglie Iside, madre del suo unico figlio Horus. Il culto era basato su quello del dio Sole e contribu a unificare la religione egizia. Gli Egizi veneravano tutti gli esseri viventi, e adoravano come divinit piante, animali e persino i fiumi. Il faraone era considerato l'incarnazione della volont divina.
La ricchezza dell'impero si manifestava nell'eleganza di abiti, costumi, rituali religiosi ed edifici architettonici. Soldati, scribi e sacerdoti erano le classi sociali dominanti e la loro sofisticata raffinatezza emerge persino dai termini con cui definivano se stessi e la propria civilt: il faraone era il Falco d'Oro, il suo palazzo la Casa di un Milione di Anni, il tesoro reale la Casa d'Argento e la guerra la Stagione della Iena.
Ma anche in una civilt cos stupefacente la politica era sanguinosa e violenta, li trono era causa di rivalit, lotte, intrighi e gelosie, e la giovane Hatusu dovette combattere duramente per imporsi.
Gi nel 1478, Hatusu era riuscita a sconfiggere i suoi nemici, interni ed esterni. Aveva conseguito una grande vittoria contro i Mitanni e aveva epurato i propri oppositori legati al gran visir Rahimere. Era una donna notevole, sostenuta e consigliata dall'astuto Senenmut, suo amante e primo ministro. Con grande determinazione riusc a farsi accettare da ogni ceto sociale come regina.
Gli Egizi credevano nella vita dopo la morte. Nessuno aveva paura dell'aldil, visto come un paradiso in cui dominava Osiride. Tale paradiso veniva raggiunto dopo un viaggio avventuroso, il Viaggio nell'Estremo Occidente, per il quale ogni uomo aveva il dovere di prepararsi. Era un'avventura pericolosa, perch i morti dovevano attraversare un mondo sotterraneo dove veniva pesato il loro il cuore, sede naturale dell'anima, sulla bilancia della giustizia. Solo chi risultava virtuoso poteva accedere ai Campi Benedetti. Per ovviare ai pericoli del viaggio il corpo doveva essere purificato e imbalsamato, per poi essere sepolto secondo il rito di Osiride.
Il morto aveva bisogno di cibo, bevande e servitori, che venivano dunque sepolti con lui. Spesso gli Egizi si recavano nella Necropoli per una sorta di Vacanza, e ispezionavano la propria tomba arricchendola di tesori, mobili e suppellettili. I sacerdoti erano al centro di lucrosi commerci, dal momento che le loro preghiere erano essenziali per il successo del viaggio nell'aldil. Tutti gli Egizi, dal pi modesto contadino al faraone, dovevano sottoporsi a questo rituale. Il sovrano doveva organizzare il funerale del proprio predecessore e vigilare sull'integrit delle tombe reali.
La scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922 ha portato alla luce tesori di inestimabile valore, da vasi di alabastro a letti e carri. I saccheggiatori di tombe sono vecchi come il mondo, pertanto l'ubicazione delle tombe reali era considerata un importante segreto di stato. Gli architetti reali ne celavano l'ingresso e collocavano al loro interno astuti trabocchetti, ma la tentazione era irresistibile e oggi sappiamo da fonti contemporanee che chi riusciva a depredare una tomba poteva diventare milionario in una sola notte. Il rischio tuttavia era notevole e per i ladri che venivano catturati non c'era piet: erano impalati sulle rupi di Tebe o all'ingresso della Valle dei Re. Vi furono comunque ladri avidi quanto astuti e fortunati.
Il faraone considerava tali saccheggi un affronto e una sfida al suo potere, quindi la Valle dei Re, oggi popolata da pacifici turisti, allora era teatro di una sanguinosa partita di guardie e ladri.
Quella dei saccheggiatori di tombe o tombaroli  la seconda professione pi antica del mondo. I ladri erano molto ben organizzati, ed erano capeggiati da funzionari di corte al corrente dei segreti reali. I loro furti erano di notevole audacia. Durante la XXI dinastia, la tomba della principessa Henttawy, figlia di un gran sacerdote, fu saccheggiata ancora prima del rito funebre. Il papiro Salt 124 descrive le imprese di una banda che oper durante il regno di Seti e guidata da un alto funzionario di nome Paneb, sostenuto da un gran visir corrotto. I papiri chiamati "dei ladri di tombe descrivono altri furti del genere commessi durante il regno di Ramsete III, che ebbero come obiettivo lo splendido mausoleo di Ramsete II, il pi grande faraone egizio.
A volte, insieme al faraone venivano sepolti importanti documenti. Quando Howard Carter scopr la tomba di Tutankhamon, sperava di trovare manoscritti con informazioni riservate. Ritrov invece le statue di due divinit custodi con dei buchi abilmente stuccati: era chiaro che i documenti erano stati nascosti dentro le statue ed erano stati trafugati. Ma, incredibilmente, Carter scopr anche che la tomba, dopo il rito funebre, era stata riaperta almeno un paio di volte, da dei tombaroli e da un alto funzionario di nome Maya. Le ricerche che ho condotto mi hanno portato a concludere che Maya abbia s riportato i beni rubati, ma abbia anche sottratto qualcosa.
Hatusu era in rapporti intimi con Senenmut, e i graffiti di un'epoca immediatamente successiva al suo regno descrivono con rozza efficacia la loro relazione. Pare che Hatusu avesse avuto una figlia da Senenmut, ma non fu lei a succederle al trono. Stranamente, la regina aveva una particolare devozione per un'antica divinit di nome Khnum. Nel tempio reale dedicato alla sua memoria a Deir el-Bahri, un affresco raffigura Khnum mentre crea la regina sulla sua ruota da vasaio.
Durante il periodo d'oro dell'Antico Egitto i grandi templi erano come le cattedrali del Medioevo, ed erano non solo dei centri di culto ma anche di commerci e di cultura, simili a vere e proprie universit.
Non ci sono prove che gli Egizi praticassero la dissezione dei cadaveri, ma i medici dell'epoca avevano profonde conoscenze riguardo al trattamento delle ferite o di misteriose malattie interne. Avevano anche qualifiche pittoresche a seconda della specialit, come Guardiani dell'Ano o dell'Orecchio. L'unica conclusione che si pu trarre, considerando le loro conoscenze cos vaste,  che probabilmente la dissezione venisse praticata segretamente. Per esempio, i medici egizi erano soliti pulire accuratamente le ferite con particolari erbe senza stringere troppo le bende per far respirare la pelle ed evitare la formazione di pus, una pratica che tristemente l'esercito britannico ignor fin dopo la Grande Guerra.
Paul Doherty alias Paul Harding

Prologo.

I saccheggiatori di tombe non credevano alla propria fortuna. Erano andati nella Valle dei Nobili, una profonda gola a destra del picco che sovrastava la Necropoli sulla riva occidentale del Nilo, di fronte al tempio di Karnak. Le guardie non avevano posto problemi che un pugnale o una corda ben stretta non potessero risolvere.
Il capo dei ladri aveva indicato chiaramente quale tomba dovevano saccheggiare. Neri come formiche, avevano seguito i sentieri della valle. Nessuno conosceva i propri compagni, e il gruppo era unito solo dal desiderio di trafugare i tesori di un uomo andato ormai da anni nell'Estremo Occidente.
Adesso avevano terminato ed erano ritornati nella valle inondata dal chiarore della luna. C'era abbastanza luce perch la lunga fila di uomini carichi di bottino ritrovasse la strada. Erano cos eccitati che non badavano al ruggito dei leoni e al ringhio degli sciacalli che si aggiravano in cerca di prede nel vasto deserto che si estendeva oltre la Necropoli, fino all'orizzonte.
Credevano di aver terminato per quella notte, ma il capo li ferm, levando il pugnale, quindi abbandon la pista e si allontan sollevando la sabbia coi piedi verso una stretta gola tra due rupi, dove una spaccatura nella roccia mascherava l'accesso di un'altra tomba. Chiam i suoi uomini imitando il verso della volpe e li invit a seguirlo. I ladri, che avevano preso il nome del demone Sebaus, non si sarebbero mai sognati di cercare una tomba in quel posto. Rapidamente spaccarono lo stucco che chiudeva l'ingresso, poi sistemarono delle torce nelle fenditure della roccia. I ladri non temevano i morti. Si guardarono intorno nelle quattro rozze stanze della tomba preparata frettolosamente, senza cesti di fiori o affreschi sulle pareti male intonacate, ma tuttavia piene di costosi arredi: preziose scacchiere, ushabti d'avorio, cofanetti di madreperla, orci di oli costosi, sedie intarsiate d'oro e d'argento e scrigni di gioielli. In un angolo erano ammonticchiate delle armi con i foderi tempestati di gemme e un magnifico arco. Un cofano di legno intagliato conteneva i canopi, ma il vero tesoro era il sarcofago di quarzite rossa con l'occhio di Horus dipinto su ogni lato. Il capo dei ladri era un ex scriba e riusc a leggerne i geroglifici: - L'ex gran visir Rahimere... - sussurr camuffando la voce - vediamo che tesori possedeva!
Con delle leve sollevarono il coperchio, che cadde fragorosamente a terra. All'interno vi era una bara dipinta, che fu subito estratta e aperta senza troppe cerimonie. Il capo ordin di spaccare la bella maschera funeraria e la mummia fu avidamente sbendata per depredarla di amuleti e gioielli.
Il capo estrasse dal sarcofago un cofanetto di cuoio in cui trov un libro avvolto nel lino. Aveva ricevuto l'ordine di rubarlo e di lasciare il cofanetto per terra. I suoi compagni mascherati stavano prendendo dalla tomba tutto quello che potevano infilandolo nei loro sacchi.
Il capo dei Sebaus si asciug il sudore e sorrise allegro. Non conosceva i suoi uomini, ma aveva ricevuto istruzioni ben precise ed era lieto di avere avuto l'onore di un simile incarico. Prima di mezzanotte si era incontrato col suo silenzioso capo, il Khetra, nell'oasi a nord della valle. Come sempre era rimasto nell'ombra, come quando lo aveva incontrato nell'isola deserta di Khnum, a nord di Tebe. Per dargli le istruzioni gli aveva parlato cos piano che lui non aveva capito se si trattasse di un uomo o una donna. Ma forse era proprio una donna, perch aveva sentito nell'aria un forte profumo di gelsomino. Non era poi una cosa tanto sconvolgente, dal momento che lo stesso Egitto era governato da una donna. Il Khetra sapeva tutto della Valle dei Re e dei suoi tesori, e chiunque fosse li stava rendendo pi ricchi di quanto avessero mai potuto sperare.
Il capo dei ladri si chiese come facesse il Khetra a conoscere l'ubicazione di una tomba cos ben nascosta. Uno dei suoi uomini vuot un vaso d'alabastro pieno di perle. Era una sepoltura ricchissima, perch Rahimere era stato il primo ministro di Tutmosi, prima di inimicarsi sua moglie Hatusu ed essere costretto a bere una coppa di veleno. Ecco perch la famiglia di quel nobile caduto in disgrazia aveva dovuto scegliere un luogo cos desolato per seppellirlo e proteggere le sue spoglie mortali. Ce n'erano molte di tombe nascoste, che riuscivano a celare i propri tesori fin quando qualcuno non le scopriva per caso.
Il ladro diede un'occhiata al volume avvolto nel lino: lesse qualcuno dei fogli di papiro legati insieme con un robusto cordino e il suo cuore si mise a battere all'impazzata. Si affrett a richiudere il libro. Le torce si stavano spegnendo. Spi fuori dall'ingresso e vide qualche stella nel cielo nerissimo. Doveva andare immediatamente nell'oasi, dove lo attendeva il suo capo. Ordin agli uomini di sospendere il saccheggio e di allontanarsi con quello che avevano.
- Ma nessuno tenga nulla per s; il furto di uno solo  un pericolo per tutti.
Annuirono, perch ciascuno di loro sapeva che il Khetra puniva con la morte chi lo derubava.
Ci fu una fuga precipitosa e nessuno si preoccup di raccogliere ci che per errore cadeva a terra. Dovevano sbrigarsi e raggiungere l'oasi prima dell'alba.
La banda si affrett silenziosa attraverso le strette gole, emettendo solo di tanto in tanto qualche grugnito di fatica.
Il capo era per molto spaventato da ci che aveva letto. I furti nelle tombe reali avevano creato un gran fermento, e presto sarebbero arrivati i carri da guerra.
Si inerpic sulla rupe dov'erano esposti i poveri resti dei ladri impalati, alla merc di avvoltoi e sciacalli. Le luci della citt si erano spente, e dovevano fare attenzione a non farsi scoprire dalle truppe accampate nei pressi, adesso che si stava facendo giorno.
Scesero a fatica verso l'oasi al confine con le Terre Rosse e una luce rispose alle loro segnalazioni tra le palme contorte che si stagliavano contro il cielo stellato. I ladri si sedettero in semicerchio intorno ai ruderi del pozzo abbandonato. Il Khetra doveva essere nascosto tra gli alberi, il bottino fu radunato in un unico mucchio e alcuni uomini a caso vennero perquisiti per maggior sicurezza. Quando il Khetra sussurr la propria approvazione, vennero distribuiti i premi: i bottini dei furti precedenti erano stati trasformati in monete d'oro e d'argento e in pietre preziose. Qualcuno dei ladri aveva ora l'incarico di portare i nuovi tesori in determinati posti in citt, osterie o bordelli, e consegnarli a misteriosi e sconosciuti ricettatori. I Sebaus avrebbero dovuto solo lasciare il bottino e pi tardi avrebbero saputo dove andare a riscuotere il pagamento.
I ladri si dispersero e l'oasi ritorn silenziosa, il capo dei Sebaus aveva per l'ordine di restare. Una voce gli sussurr dal buio di girare intorno al pozzo e di inginocchiarsi. Un'ombra che profumava di gelsomino si avvicin.
- Hai quello che ti ho detto di prendere?
- S, signore.
Due mani afferrarono bruscamente il libro.
- Lo hai letto?
- No, signore.
- Tu menti! L'hai aperto, invece di sorvegliare i tuoi uomini!
Il capo dei ladri ud soltanto una corda vibrare nel buio, poi una freccia gli si piant nel petto con tale forza da scaraventarlo all'indietro. Sent il Khetra che ordinava ai suoi uomini di seppellirlo nel deserto, poi il sangue lo soffoc.
Tre giorni dopo un messaggero entr di corsa nel palazzo della divina Hatusu, la regina d'Egitto. Era il pi rapido messo dell'esercito imperiale, ma era tutto sudato e impolverato, e dovette essere lavato e purificato prima di essere ammesso nella Sala del Martin Pescatore. Lo splendido uccello dalle piume colorate era ritratto in numerose scene di vita palustre sulle pareti dipinte di verde chiaro, il messo s'inginocchi e le tende di garza si aprirono per lasciar entrare un uomo con il cranio pelato lucido d'olio e il volto duro e forte del guerriero. Portava una semplice tunica bianca, ma aveva le dita coperte di preziosi anelli. Era il gran visir Senenmut, che tutti ritenevano fosse l'amante della regina, il messo tocc il pavimento col naso, poi si inginocchi sui gradini del palchetto reale per sussurrargli una notizia sconvolgente. Senenmut pos la mappa che stava studiando e cerc di nascondere la propria preoccupazione.
Quando ebbe congedato il messaggero, apr una doppia porta d'acacia e and sulla terrazza dove la regina lo attendeva distesa su un divano d'argento, sotto un baldacchino profumato. Hatusu conged le ancelle, con le quali stava scherzando.
- Allora, mio signore?
- Hanno saccheggiato la tomba di Rahimere e hanno aperto il sarcofago.
Hatusu lasci cadere inorridita una bella coppa di ceramica: - Non  possibile.
- Hanno trovato per terra il cofanetto che probabilmente conteneva il libro. Rahimere si era portato il suo segreto nella tomba e ora  nelle mani dei tombaroli.
- Allora l'informazione che veniva dal tempio di Iside era giusta. - Hatusu schiacci i cocci col sandalo dorato. -  troppo! Amerotke deve venire qui prima di sera! Deve trovare quei ladri. Sicuramente c' un mercante o un funzionario che li aiuta, e io voglio conoscere il suo nome.

1.

Nadif, un portabandiera della polizia del deserto che controllava gli accessi alla citt, amava passeggiare sulle rive del Nilo col suo babbuino al guinzaglio quando il sole al tramonto faceva cambiare colore alle acque. Amava l'odore del fango e dei fiori selvatici, gli schiamazzi degli uccelli e dei pescatori, il ruggito degli ippopotami.
Mentre Baka, il babbuino, si pelava un frutto marcio, Nadif osservava la Necropoli dall'altra parte del fiume, dove un giorno anche lui sarebbe stato sepolto. Intanto parlava all'animale, che era assai pi intelligente di molti uomini.
- Da qui non vedi la mia tomba, perch  in alto sulle rupi. Non  un granch, ma ne sono abbastanza fiero. Ci sono tre stanze e un tempietto; io ne volevo quattro, ma gli scalpellini costano troppo...
I prezzi erano davvero saliti alle stelle, come aveva potuto constatare il giorno prima, quando era andato nella Necropoli con sua moglie a comprare degli arredi funebri.
L'ufficiale guard il cielo e pens che il suo turno stava per finire. Avrebbe bevuto una birra ceni compagni nella caserma presso le porte della citt e poi se ne sarebbe andato a casa. Sua moglie gli avrebbe preparato per cena delle fette d'oca alla griglia condite con sesamo e della frutta con panna. Poi avrebbero guardato insieme le copie in miniatura dei sarcofaghi della loro tomba; se le erano fatte fare appositamente per mostrarle a parenti e amici. Nadif aveva voluto che il suo sarcofago indicasse chiaramente a tutti che lui era stato un ufficiale della polizia del deserto e un lanciere del reggimento delle Rondini. Per sei anni era stato l'attendente del generale Suten, uno degli ufficiali pi coraggiosi dell'esercito, ora al comando di un nuovo squadrone di carri, pi leggeri ma in grado di sopportare i rigori delle Terre Rosse.
Nadif guard le verdi isolette tra i papiri al centro del fiume, dove stavano in agguato i coccodrilli. Una volta aveva trovato i resti di un ambulante che aveva avuto la pessima idea di dormire sulla riva. Di lui rimase soltanto la testa, dopo che i demoni del Nilo lo avevano afferrato con le fauci e trascinato nel fango. Ma Nadif non era di pattuglia per sorvegliare i coccodrilli, piuttosto per proteggere le grandi ville dei nobili, circondate da alte mura a una certa distanza dal fiume. Erano veri e propri palazzi. Dietro i loro portoni di quercia si estendevano frutteti, giardini e stagni alimentati dalle acque del Nilo.
Nadif conosceva tutti i custodi e spesso si fermava a chiacchierare con loro e a condividere un boccale di birra o un piattino di fichi e mandorle con lo zucchero. Erano le ville del giudice Amerotke, del primo ministro Senenmut e dello stesso generale Suten. Nadif non li invidiava, ma amava spiare la loro vita dorata, il generale non si era dimenticato di lui ed era per questo che gli era stata affidata quella particolare ronda, tra il porto e la porta nord. Faceva quel giro quattro volte al giorno e quando vedeva un tipo sospetto dava l'allarme col suo corno e avvertiva i servi dei palazzi, che accorrevano a dargli man forte.
Nadif vide spuntare nel cielo la stella della sera. Era ora di tornare indietro.
Baka si gratt la testa e corse a divorare un altro pezzo di frutta che aveva trovato per terra. Nadif inton una marcetta militare e la scimmia grugn di piacere, perch amava sentire il padrone cantare. Quel canto ricordava all'ufficiale i giorni gloriosi in cui aveva combattuto alla Terza Cateratta contro i soldati di Kush. Per un momento credette che le grida che sentiva in lontananza facessero parte dei suoi ricordi, e fossero le urla dei guerrieri che assaltavano le chiatte cariche di soldati egizi. Invece provenivano da una grande villa immersa in un palmeto, il babbuino si agit spaventato. Le urla si sovrapposero al suono del corno d'allarme e Nadif corse a vedere. Intanto, i portoni delle case si aprivano e i servi accorrevano per sapere cos'era successo.
Nadif zoppicava leggermente per una vecchia ferita e Baka lo intralciava nella corsa. La pacifica serata si era trasformata in un caos, il sole era tramontato e il manto della notte copriva ogni cosa. Era il regno di Seth, il rosso signore del Male, il fiume odorava di marcio e un avvoltoio volteggiava sulle case, come se fiutasse una strage.
Il portone della villa del generale era spalancato e i servi uscivano di corsa con le torce, suonando il corno e i cembali per dare l'allarme.
- Cos' successo? - chiese Nadif. Era tutto sudato e ansimava per riprendere fiato. I servi si tenevano lontani da Baka e dai suoi denti aguzzi. Un vecchio domestico gli fece cenno di entrare.
-  il padrone, venite!
- Il generale?
- Venite!
Dal giardino giungevano ancora urla strazianti.
Col cuore in gola, Nadif ricord il volto scarno e il naso aquilino del suo vecchio comandante. Non si ferm ad ammirare lo splendido giardino con gli alti sicomori e i pergolati di viti sulle sponde dei laghetti ornamentali. Segu invece il sentiero di basalto e raggiunse il colonnato d'ingresso della villa. I servi si strappavano le vesti in segno di lutto o si gettavano della polvere sul capo. Un cane stava per azzannare Baka, ma il babbuino respinse efficacemente il suo attacco.
Attraversarono la sala dei banchetti con il grande tavolo sopra un soppalco e la cucina che odorava di carni speziate. La moglie del generale, Lupherna, lo scriba Menna e il servitore Heby erano ai piedi della scala che portava alla terrazza sul tetto. Nadif batt a terra il bastone.
- Cos' successo?
La giovane Lupherna avanz come una sonnambula. Era vestita per la cena, con un sottile diadema d'argento sulla parrucca ben oleata e gli occhi cerchiati di verde, le unghie color smeraldo e le labbra carminie. Era atterrita e continuava a toccarsi la splendida collana d'ambra. Tese una mano gelida all'ufficiale, che ripet: - Cos' successo, mia signora?
Lupherna indic la scala. Nadif avanz e scost Heby, che cercava di fermarlo, atterrito. La scala si trovava accanto alla cucina ed era costruita su un fianco della casa. La guardia sal lentamente, con Baka che gli gemeva accanto.
La terrazza aveva un'elegante balaustra di legno tutt'intorno, ed era arredata con un tavolo di acacia lucido, alcune sedie e un letto nascosto da un baldacchino di veli. Vi erano vasi di fiori a ogni angolo e l'aria profumava di loto. Dei lumi a olio brillavano dentro bicchieri di vetro colorato. Sembrava tutto a posto. La luce tremula delle lampade rivel uno scrittoio e un tavolino con una brocca di vino. Ma accanto al letto c'era un cadavere avvolto nelle lenzuola. Dalle calzature militari si capiva immediatamente che si trattava di Suten, che non aveva mai voluto portare i sandali neanche in casa.
- Attento ai serpenti - grid qualcuno.
Nadif si ferm sull'ultimo scalino, comprendendo il motivo dei gemiti del babbuino. L'ufficiale era abituato ai pericoli del deserto e rimase immobile come una statua, spiando nelle tenebre. Un lenzuolo si mosse e una lunga vipera cornuta strisci verso uno dei bracieri. Nadif cerc di controllare il terrore. La terrazza era coperta di mortali serpenti grigi! Le ombre striscianti prendevano forma, sgusciando da sotto il letto del generale. E Suten odiava i serpenti, lo sapevano tutti!
Nadif corse di sotto e leg la scimmia a un tinello nel muro.
- Chi  salito di sopra? - chiese.
Lupherna stava piangendo e le lacrime le avevano rovinato il trucco. Si mise una mano sulla bocca.
- Io. Stavo per salire da lui come al solito, quando l'ho sentito gridare. Heby era di guardia sulla scala. Siamo accorsi e... Suten era ai piedi del letto e si agitava come se stesse annegando in uno stagno. Ma non riusciva gi pi a muoversi. Aveva un serpente su una spalla, e un altro su una gamba. Mi guardava e urlava...  stato orribile!
Nadif si volt verso lo scriba grassoccio.
-  vero?
- Io ero nello studio e, alla luce di una lampada, stavo contando quante giare d'olio avevamo ricavato dai frantoi.
- Va bene, e poi?
- Anch'io ho sentito le grida, il generale  morto?
- Non lo so.
Nadif guard Heby, un bell'uomo di mezz'et, con l'atteggiamento tipico del soldato.
- Voi siete il servitore di Suten?
- Sono stato al suo servizio per vent'anni, in pace e in guerra. Ero il suo attendente.
Nadif fiss il volto duro e scarno dell'uomo. Aveva il naso rotto, l'orecchio destro gli mancava e la parrucca non riusciva a celare la cicatrice che gli scendeva fino al collo. L'uomo not lo sguardo di Nadif e si tocc la cicatrice.
-  stato un Libico, nel deserto occidentale, prima che lo evirassi e bruciassi il suo membro insieme ad altri quattro in sacrificio agli dei.
- Ci credo! Ma non dovremmo fare qualcosa per il vostro padrone?
- Se saliamo di sopra, anche noi finiremo nell'Estremo Occidente, il mio padrone non lo vorrebbe.
Nadif era a disagio. Le reazioni della gente di fronte alla morte erano molto diverse. C'era chi piangeva istericamente e chi si chiudeva in un gelido silenzio. Ma quei tre sembravano dei sonnambuli...
I curiosi cominciavano ad affollare rumorosamente la casa. Nadif li allontan cercando d'imporre una parvenza d'ordine, quindi invi un messo ad avvisare i suoi superiori. Disse ai servi d'indossare guanti e stivali per proteggersi gambe e braccia. Lui stesso si mise un grembiule e delle gambiere di cuoio che un domestico gli aveva portato e si avvolse le mani nel lino grezzo. Armati di pali e di attrezzi da giardino, i servi salirono di sopra. Molti erano spaventati, ma Lupherna aveva assunto validamente il comando della situazione e, grazie alla promessa di una forte ricompensa, trov numerosi volontari disposti a ripulire il tetto dai serpenti.
Fu un lavoro duro e terribile: le vipere cornute emersero dai propri nascondigli in cerca di cibo e di calore. Erano piuttosto intontite, ma i servi non volevano ucciderle perch le consideravano degli inviati divini. Nadif ordin allora di metterle in sacchi di pelle e di portarle via. Il cadavere fu trasferito di sotto, su un tavolo della sala delle udienze. Lupherna si tolse la parrucca e i gioielli, si stracci le vesti eleganti e si cosparse la testa e il corpo con la cenere del focolare. Poi si inginocchi accanto al morto, dondolandosi avanti e indietro mentre Nadif spogliava il cadavere.
Il sessantenne generale era stato morso una dozzina di volte e il corpo magro era coperto di ferite bluastre, il volto duro era gonfio e mostrava rivoli di bava. Fissava il vecchio attendente come se volesse ancora dargli degli ordini. Ma, privo dell'armatura lucente e delle onorificenze al valore, l'ufficiale era solo un patetico vecchio sorpreso all'improvviso dalla morte. Fu chiamato un medico che abitava in una villa vicina, che subito rigir il corpo per esaminarlo.
- L'hanno morso almeno quindici volte, ma non sono un esperto, perch sono un Guardiano della Bocca e dell'Ano.
A Nadif venne quasi voglia di mettersi a ridere di fronte a quel pomposo dottore.
- Non c' bisogno di essere un esperto per contare dei morsi di vipera.
- Per  strano che non sia fuggito - ribatt seccamente il medico. -  rimasto l tranquillo a farsi mordere.
Nadif strizz gli occhi.
- Cosa volete dire?
- Cosa credete che voglia dire? Se era disteso a letto quando  stato morso, quale pensate che sarebbe stata la sua prima reazione?
- Scappare.
- Invece non l'ha fatto, e si  lasciato mordere altre quattordici volte.
- Il veleno di serpente agisce in fretta?
- All'istante. Forse si  lasciato prendere dal panico, come succede ai topi quando vengono morsi. Restano paralizzati dal terrore e si lasciano mordere infinite volte. Mi  capitato spesso di vederlo.
- Il generale Suten non era un topo!
Nadif sal sul tetto col dottore, il medico non voleva seguirlo, ma l'ufficiale ribatt seccamente: - Non fate lo sciocco, sarete ben pagato e di sopra non ci sono pi serpenti. In ogni caso, stanno bene attenti a chi mordono...
Il medico lo guard furioso e Nadif ridacchi: - Era solo uno scherzo. Seguitemi.
Fortunatamente arrivarono prima che Heby facesse portare via dai servi le carte del padrone, i piatti di cibo e i boccali di vino. Nadif gli ordin di lasciare tutto dov'era, il servitore avrebbe voluto protestare, ma si limit a scuotere le spalle.
Nadif si fece portare dei lumi a olio, poi esamin scrupolosamente col medico i resti di pesce nei piatti e la brocca di vino di Canaan. Vers su un tovagliolo il fondo di una coppa, poi tast la macchia con la punta delle dita.
- Guarda guarda!
- Cos'avete trovato?
Nadif gli fece toccare il tovagliolo.
- Non sentite?
- Ci sono come dei granelli di polvere nel vino!
- Gi, ne ho visti anche sull'orlo della coppa.
- Forse il vino aveva un po' di fondo, forse il barile dal quale era stato spillato era alla fine...
- Non credo. Provate ad annusare...
- Certo, certo! Avete ragione, qualunque medico se ne accorgerebbe! Io stesso li usavo spesso, quando ero nell'esercito. Per le ferite inguaribili, sapete...
- Che cosa sono?
- Semi di papavero. Ci scommetterei l'onore di mia moglie! Forse il generale li ha messi nel vino per poter dormire...
- O forse l'hanno avvelenato.
- No, no. Vengono usati per conciliare il sonno e per fugare le preoccupazioni e i dolori del corpo e dell'anima.
Nadif si gir di scatto. Heby lo stava guardando in modo strano. L'ufficiale delle guardie gli chiese: - Dov' il sacchetto di semi di papavero? Se il vostro padrone li ha messi nel vino, doveva avere un sacchetto con s!
- Non ha mai usato i semi di papavero.
Menna e Lupherna li raggiunsero sul tetto, e lo scriba dichiar: -  vero. Non c' nessun sacchetto perch il generale non avrebbe mai messo dei semi di papavero nel vino.
- Ne siete certo? Ma allora chi  stato? Diamo un'occhiata in giro...
Nadif lev le lenzuola dal letto e un sacchetto gli cadde ai piedi. Alla vista delle insegne del tempio di Iside, fece una smorfia compiaciuta. Pass il sacchetto al medico, che dichiar: - Semi di papavero in polvere. Signora,  vero che vostro marito non li usava?
La donna scosse il capo.
Heby mormor: - Forse li usava di nascosto, perch di recente  stato al tempio di Iside.
- Magari li ha usati proprio stanotte? - chiese Nadif.
- Ho un altro quesito per voi - sibil Menna. - Il generale era un uomo coraggioso, ma aveva paura dei serpenti. Stasera ci ha fatto ispezionare il tetto per essere certo che non ce ne fossero, e adesso la terrazza ne  piena e lui  stato morso ben quindici volte!
Finalmente Nadif capiva la perplessit e il bizzarro comportamento di quei tre.
- Non  stato un incidente - sussurr. - Suten aveva paura dei serpenti, lo sapevano tutti.  stato un omicidio!
Il dottore si pul le mani nella veste.
- Un omicidio.  un'opera del maledetto Seth? Che Osiride ci protegga! Suten era un eroe, e se qualcuno l'ha ucciso dovr finire sul rogo.
Il tempio di Iside era un vasto complesso di palazzi, magazzini, frutteti e giardini, che attorniavano il santuario vero e proprio, dedicato alla dea Madre che aveva resuscitato il marito Osiride quando era stato assassinato dal vendicativo fratello Seth. Era un'oasi di pace, un luogo di cure salutari, e nella sua Casa della Vita i giovani studiavano la medicina e l'arte di curare il prossimo. Nella Casa del Crepuscolo chi era stato colpito da una grave malattia poteva trovare specialisti in grado di aiutarlo, ma i pazienti che vi risiedevano erano in bilico tra la vita e la morte, pronti a fare il grande viaggio verso l'Estremo Occidente. Per questo era chiamata Casa del Crepuscolo.
Nel tempio vivevano uomini e donne di grande cultura ed esperienza, in grado di riconoscere e curare molte malattie. Eppure, sul tempio gravava un'oscura ombra di morte e di sospetti.
Il gran sacerdote Impuki, medico e politico astuto, che negli ultimi dieci anni aveva reso il tempio molto famoso e importante, era terribilmente preoccupato. Era seduto nel suo studio nei sotterranei, vicino alle camere d'imbalsamazione, un luogo tetro e buio anche di giorno, illuminato da un'unica finestra, alta nel muro. Adesso che era scesa l'oscurit le candele e i lumi erano gi stati accesi. Impuki si faceva aria, lamentandosi per l'afa e sperando che presto le grandi inondazioni interrompessero quell'ondata di caldo e spargessero il fertile limo sui campi coltivati. La sera avrebbe comunque, finalmente, portato la brezza del Nilo.
Mafdet, il capitano delle guardie, era seduto davanti a lui. Impuki era molto seccato che non fosse riuscito a scoprire che fine avevano fatto le quattro heset, le fanciulle del tempio, che erano scomparse. Lo guard severamente. Aveva una gran voglia di consigliargli di mangiare di meno e di fare pi esercizio fisico, il vecchio soldato aveva il ventre prominente e le guance cascanti.
Il gran sacerdote non amava Mafdet. Sapeva riconoscere un assassino quando lo vedeva e associava ogni persona che incontrava a un animale: i sacerdoti erano delle oche, le heset delle belle gallinelle, i medici dei mastini o delle scimmie, ma Mafdet era sicuramente uno scorpione, un uomo pericoloso, un guerriero che aveva combattuto nel deserto col temibile generale Suten e aveva poi ottenuto il posto di capitano delle guardie del tempio grazie alle sue amicizie altolocate. Adesso stava seduto davanti a Impuki con aria sfrontata e le vesti macchiate. Aveva gettato a terra la spada e il pettorale di cuoio ornamentale e batteva i piedi con impazienza, seccato di essere stato convocato. Invece di mostrarsi riverente, ignorava volutamente il gran sacerdote e guardava le travi del soffitto o i papiri e le fiale di farmaci sullo scrittoio.
- Mi dispiace di avervi dovuto convocare, ma...
- Con tutto il rispetto, non credo che vi dispiaccia. - Mafdet guard il gran sacerdote negli occhi.
Impuki appoggi i gomiti sul tavolo e si copr il volto con le mani per nascondere la collera.
- Prego?
- Io non vi piaccio - disse Mafdet in tono aspro. Non era un uomo colto e non mancava di far notare che veniva dal delta, dove la vita era molto meno confortevole che a Tebe. Si terse rozzamente il sudore con la mano e se l'asciug nel vestito. -  per questo che mi ritenete responsabile...
- Perch non dovreste piacermi?
- Perch sono un soldato che viene dal Nord. Sono un po' rozzo e mi piace bere e mangiare. Ma conosco la vita pi di voi; ho servito lealmente il faraone e suo padre, e ho avuto incarichi importanti e autorevoli. Sono stato al servizio del gran visir Rahimere...
Avrebbe fatto meglio a non dirlo. Rahimere era morto in disgrazia e non era il caso di menzionare il suo nome.
- Mi ha raccomandato il generale Omendap in persona, e sono stato un buon capitano delle guardie. Finora la pace nel tempio non  mai stata turbata...
Impuki perse il controllo e gli rispose con rabbia: - Voi non mi piacete perch sono convinto che siete un assassino.
Il vecchio soldato sbuff e lo fulmin con lo sguardo.
- E non mi piace nemmeno come mi guardate. Quanto a mantenere la pace nel tempio...
Mafdet raccolse la spada e la estrasse con noncuranza dal fodero, con un gesto vagamente minaccioso.
- Non mi piacete perch amate uccidere. Siete un bullo che mangia e beve come un porco e si pavoneggia in giro come...
- Ho forse mancato ai miei doveri? Qualche intruso ha scalato le mura del tempio? Hanno rubato i vostri tesori? I pellegrini non sono stati debitamente controllati?
- Quattro heset, quattro delle nostre danzatrici, affidateci dalle loro famiglie perch danzassero nel santuario e cantassero le lodi di Iside, quattro vergini che avevano fatto voto di non lasciare mai questo sacro suolo, sono scomparse senza lasciare traccia nel giro di pochi mesi!
- Se delle ragazzette se la sono svignata...
Impuki batt un pugno sul tavolo.
- Sono sacerdotesse, non prostitute! Nessuno le ha viste andarsene, non sono tornate a casa e la gran sacerdotessa dice che erano felici...
- E io che centro? - sbuff Mafdet. - Perch dovrebbe essere colpa mia? Non posso fermare chi scavalca il muro per andarsene!
- E le vostre pattuglie?
- Collaborano coi vostri sacerdoti. Ma non hanno visto nulla!
Impuki si fece aria col ventaglio, furibondo. Era teso e aveva la bocca secca come se fosse stato investito dal vento caldo del deserto. Chiuse gli occhi e cerc di controllarsi. Mafdet guardava il soffitto, fischiettando tranquillamente.
- Chieder alla corte di farvi sostituire. La divina Hatusu mi tiene in molta considerazione. Finirete con gli altri reduci a sbronzarvi nelle osterie del porto!
- E io chieder un'udienza al generale Suten e al gran visir e racconter cosa succede qui dentro.
- Cosa volete dire?
Mafdet si batt una mano sul ventre e schiocc con ingordigia la lingua, fissando la brocca di vino accanto alla porta: - Nella Casa del Crepuscolo muoiono molte persone.
Impuki smise di agitare il ventaglio e ripet: - Cosa volete dire? I nostri pazienti sono vecchi e malati, vengono qui per morire e per trascorrere in pace i loro ultimi giorni.
Mafdet sghignazz. - Ma prima di morire fanno testamento in favore del tempio.
- Sapete bene che non abbiamo bisogno del loro denaro. Vogliono solo ripagarci per le nostre cure, e molti templi beneficiano di generosi legati, che sono comunque solo una goccia nel mare!
- Ma c' dell'altro...
Impuki era tutto sudato. Un moscone ronz su un piattino di datteri, accrescendo la sua irritazione. Per la prima volta era veramente spaventato. Che cosa sapeva Mafdet? Che cosa voleva dire?
- Se avete qualcosa da dire, ditelo - ansim. - Altrimenti sar meglio che torniate a fare il vostro dovere. Dovete perquisire tutti gli angoli isolati del tempio, dei giardini e dei frutteti.
- E che cosa dovrei cercare? Delle ragazzette che giocano ridacchiando a nascondino?
- Molti pellegrini vengono qui, malati nel corpo e nella mente, per chiedere di essere curati.  possibile che uno di loro fosse un peccatore, uno di quelli che amano le donne in modo insano...
- Assurdo, quelle ragazzette hanno voci potenti e sanno gridare molto forte, lo so per esperienza. Se un uomo le toccasse, le sentirebbe tutta Tebe.
- Volete dire che avete provato a farlo?
- Lo so e basta.
- Quelle sacerdotesse dedicano la propria vita alla dea Madre, non ai piaceri di un soldato ubriacone!
- Come dite voi, se avete delle accuse da fare, fatele. Sono loro amico, mi piace scherzarci insieme, e credo che se soltanto volessi usarle per i miei... piaceri, riscuoterei un certo successo!
- Io vi ordino di passare la notte a cercare le sacerdotesse scomparse, invece di gozzovigliare nel corpo di guardia! La prima  sparita mesi fa, ma voglio che ritroviate il cadavere di quella povera ragazza. Forse c' stata una lite tra le heset, che ha avuto un esito tragico...
- Devo cercare un cadavere di notte?
- Portatevi una torcia. E facendolo di notte, eviteremo un inutile scandalo e impediremo che il panico si diffonda nel tempio. Lasciamo da parte le nostre incomprensioni. I genitori di quelle ragazze hanno chiesto l'intervento della corte e la stessa regina vuole sapere che fine hanno fatto. Perquisite i giardini e i frutteti, tutti i luoghi pi remoti e nascosti. Controllate se la terra  stata smossa. Domani mattina voglio un rapporto dettagliato su tutti i posti che avete ispezionato. Andate, ora.
Mafdet fece un rutto, raccatt il cinturone e il pettorale e se ne and rumorosamente. Usc all'esterno e guard il cielo stellato. La brezza aveva fugato il calore. Ud in lontananza il coro che provava per il sacrificio del giorno dopo. I buoi che dovevano essere immolati gemevano di paura.
Il tempio non dormiva mai e i servi si affrettavano a svolgere i propri compiti: chi cuoceva il pane, chi portava orci di vino dalla cantina, chi lavava e purificava i cortili, chi cucinava, chi badava agli animali e chi ai malati e ai poveri invalidi che dormivano all'esterno della Casa del Crepuscolo in attesa di essere curati.
Un gruppo di heset dalle parrucche nere e le vesti immacolate arriv chiacchierando allegramente. In mano tenevano sistri e tamburelli. Guardarono maliziosamente Mafdet poi svanirono in una nube profumata.
Il capitano raggiunse il boschetto in cui si trovava la sua abitazione, una casetta squadrata accanto al corpo di guardia. L'interno era molto pulito e profumava di cassia, il vecchio soldato ne aveva abbastanza delle latrine degli accampamenti nel deserto e pretendeva che i suoi attendenti lucidassero qualsiasi cosa e lasciassero delle essenze odorose per profumare l'aria. Un capitano delle guardie doveva godere degli stessi agi dei grassi sacerdoti di Iside.
Mafdet and nel bagno dietro la casa, accese una lampada e si lav con una brocca d'acqua ed erbe profumate. Di notte non voleva domestici in casa, perch preferiva non essere disturbato mentre si dedicava ai suoi progetti e contava il suo denaro.
Bevve un boccale di birra e ripens al gran sacerdote.
- Mio signore qui, mio signore l! Bene, mio signore, credo di sapere molto di pi di quello che pensate!
Non aveva la minima intenzione di cercare quelle sciocche ragazze per tutta la notte. L'avrebbe fatto di giorno, tanto per dimostrare a Impuki che lui faceva quello che voleva.
Era piuttosto stanco, ma il pensiero dei corpi snelli e dorati delle danzatrici gli strapp un sorriso. Decise di fare un sonnellino prima di rimettersi a bere.
Si distese sul letto ripensando a quando combatteva contro i Libici e doveva dormire con un occhio solo, temendo un attacco improvviso. Ma adesso quei giorni erano finiti, e lui si godeva una vita comoda e tranquilla...
Qualcuno gli gett dell'acqua sulla faccia, ridestandolo bruscamente. Si accorse egli avere le mani e i piedi legati. Il bavaglio che aveva sulla bocca gli impediva di gridare. Era un incubo, eppure si trovava a casa sua! Un'ombra and verso di lui e Mafdet not con terrore che aveva una maschera da sciacallo, il muso crudele e il mantello nero gli ricordarono il carnefice della citt.
Cerc inutilmente di capire chi si celasse dietro la maschera.
- Mafdet - disse una voce bassa e roca, che poteva essere indifferentemente quella di un uomo o di una donna - hai peccato e hai offeso la dea Madre!
Mafdet cerc invano di liberarsi dalle corde. Non riusciva nemmeno a sedersi sul letto. La voce gli echeggiava nelle orecchie come in un sogno: - Sai cosa succede ai sacrileghi? Devono essere puniti!
Non era possibile, era un mostro dell'oltretomba!
Una mano gli strapp il perizoma, poi gli afferr i genitali e lo evir, mentre lui si torceva per il dolore.

2.

La Sala delle Due Verit nel tempio di Maat era immersa nel silenzio. La folla non guardava il pavimento di marmo lucido come uno specchio d'acqua, che rifletteva i fiori e le farfalle dipinti sul soffitto, o le colonne dai capitelli d'argento, o gli splendidi affreschi che ritraevano Maat, la dea della Verit, accanto ad Anubi, mentre reggeva la bilancia della giustizia o combatteva i Divoratori dell'Oltretomba. Perch quella magnifica sala era anche il tribunale in cui venivano giudicati coloro che avevano offeso il faraone e la sua legge. I colpevoli venivano condannati a essere sepolti vivi nel deserto o esposti sulle mura di Tebe, e anche quel giorno, la prima settimana del mese delle Inondazioni, doveva essere pronunciata una sentenza di morte.
Gli spettatori trattenevano il respiro perch anche quel processo dimostrava come la giovane regina avesse intensificato la stretta intorno al collo dell'Egitto. Le tombe dei re venivano saccheggiate soltanto quando il sovrano si rivelava un debole. I recenti furti sacrileghi avevano indignato la giovane Hatusu, che aveva convocato il Gran Consiglio e aveva ordinato che i responsabili venissero immediatamente catturati. Decine di sacerdoti, funzionari, mercanti e soldati erano stati arrestati e ora si trovavano di fronte al giudice Amerotke per essere condannati. Il magistrato avrebbe dovuto dimostrare a tutti quanto fosse potente e spietata la nuova sovrana.
All'alba Hatusu in persona era scesa nella stanzetta del giudice dietro l'altare di Maat. Era cos furibonda che non riusciva a stare ferma e passeggiava nervosamente, facendo tintinnare i braccialetti che riflettevano la luce delle torce e l'avvolgevano in una specie d'aura fiammeggiante. Non era mai stata cos bella, anche se aveva puntato con rabbia il ventaglio di madreperla contro il collo di Amerotke: - Sono colpevoli, mio signore?
Il giudice aveva annuito, fissando l'uraeus intorno al capo della regina. Lei stessa sembrava un cobra pronto a colpire.
- Allora devono morire. - Si era messa a farsi aria vigorosamente, mentre Senenmut assisteva impassibile, seduto su uno sgabello, a quello sfogo cos poco regale.
- Non dovreste interferire nel processo, mia Divina - aveva cercato di dirle. - I criminali sono stati presi, e comunque giustizia sar fatta.
- Io voglio che tutto il popolo d'Egitto, dal delta alla Quarta Cateratta, sappia che sono il faraone! Io voglio che tutti tremino di fronte al mio nome e al mio sguardo!
-  gi cos, mia Divina.
Amerotke incroci le braccia. Hatusu non ce l'aveva con lui ed era in realt molto soddisfatta del suo operato, ma doveva comunque sfogare la sua collera.
- Tutti sanno che siete la figlia prediletta del faraone, protetta da Horus e dalle ali di Nekhbet, il divino avvoltoio, colei che regge sul nobile capo il peso della duplice corona - disse in tono fintamente ieratico. - I sacerdoti vi offrono incenso e sacrifici in suffragio per placare la vostra divina collera e il popolo pende dalle vostre labbra per ascoltare il vostro verbo.
La stessa Hatusu si nascose il volto col ventaglio per celare il sorriso divertito. Alla fine scoppi a ridere, b batt le mani come una ragazzina: - Se avr bisogno di un araldo, il posto sar sicuramente tuo, Amerotke!
Guard il giudice coi suoi occhi da leopardo e gli sorrise con quelle labbra seducenti, che sapevano diventare all'improvviso crudeli e sprezzanti.
- Comunque, hai ragione. Da tre anni sono la regina d'Egitto, ho sconfitto gli invasori asiatici e ho stroncato la ribellione nella terra di Kush. Ricevo tributi dalla terra di Canaan e le mie navi pattugliano il Nilo e il Grande Mare Verde. Ma a che mi servono onori e monumenti, a cosa serve che i miei carri da guerra percorrano le Terre Rosse fino al Sinai, se non sono in grado di proteggere le tombe del sangue del mio sangue? Quei miscredenti distruggono le mummie e vendono i loro gioielli come fossero banali carabattole al mercato. Cosa diranno i principi di Canaan quando potranno acquistare da un mercante gli amuleti di mio padre? Cosa penseranno del mio potere?
- Non  colpa di Amerotke - intervenne Senenmut. - Lui ha catturato i ladri e li sta processando.
- E allora, che giustizia sia fatta, e che tutti lo sappiano!
Erano trascorse tre ore da quell'incontro, e adesso Amerotke era seduto sullo scranno con l'effigie della leonessa Sekhmet, la Distruttrice. Di fronte a lui c'era una fila di prigionieri incatenati, sorvegliati dal rude Asural, il capitano delle guardie, in armatura da cerimonia.
Valu, il grasso procuratore reale, gli Occhi e le Orecchie del faraone, era seduto su un cuscino ai piedi del giudice. Presto avrebbe richiesto la pena capitale per i condannati, secondo il rituale.
Amerotke incroci le braccia, impugnando il flagello e il pastorale, come fosse il faraone stesso a emettere la sentenza: - I vostri reati sacrileghi hanno appestato il cielo e offeso gli uomini e gli dei. Avete saccheggiato i tesori dei grandi di questa terra, sigillati per l'eternit, e avete disturbato il loro sonno.
Il vero delitto in effetti non era tanto il furto quanto l'aver disturbato il Ka dei defunti, influenzando negativamente la loro vita nell'oltretomba.
- Avete usato le mummie di bambini divini come / torce per illuminarvi, e questa  la vostra condanna.
Guard i prigionieri, laceri e resi irriconoscibili dal fango delle segrete, quindi diede a Valu un papiro.
- Questi sono i loro nomi. Che gli uomini vengano impalati nella Valle dei Re e le donne siano sepolte vive accanto a loro.
- E i tesori rubati? - chiese Valu.
- Verranno sigillati nelle camere d'imbalsamazione del tempio di Maat. Dopo la purificazione, il signore Senenmut si preoccuper che vengano rimessi al loro posto.
I prigionieri si misero a piangere e a lamentarsi e Asural li fece subito imbavagliare.
- Che sia fatta la giustizia del faraone!
Valu sorrise di piacere, s'inchin al giudice e fece portare via i condannati sulle carrette della morte.
La folla se ne and e Amerotke si sent molto stanco. Aveva condannato dei pericolosi criminali, e poteva capire la gioia di Valu, dal momento che tutte le indagini erano state svolte da lui e dai suoi scribi. Eppure non era soddisfatto.
Le guardie rimisero al suo posto la sbarra di cedro che separava il giudice dalla corte e che veniva rimossa solo quando veniva emessa la sentenza, il giovane scriba Prenhoe chiese ad Amerotke se era pronto per il processo successivo, il giudice gli si accucci accanto: - Non sei stanco di scrivere, cugino? Hai cos sete di giustizia? Sai bene che dobbiamo aspettare che Asural e Valu ritornino. Vai pure a bere e a rinfrescarti. Ma dov' finito Shufoy?
Solitamente, dopo un processo, il servo devoto, che Prenhoe chiamava maliziosamente "il nano ballerino, veniva a discutere la sentenza col padrone Amerotke e a volte riusciva a metterlo in seria difficolt. Ma stavolta non si era fatto vedere per tutto il processo. Amerotke lo aveva mandato a consegnare un messaggio, ma ormai doveva essere tornato. Non lo aveva mica spedito nella terra di Kush, dopo tutto!
Il nano era una continua fonte di preoccupazione per il suo padrone. Era un "rinoceronte, un uomo cui era stato tagliato il naso per un delitto che non aveva commesso. Era stato bandito con gli altri rinoceronti in un villaggio fuori le mura, ma si era appellato alla corte e il giudice aveva scoperto che nel suo caso era stato fatto un terribile errore giudiziario. Per ricompensarlo lo aveva preso al suo servizio, e Shufoy lo aveva ricambiato con tutta la sua lealt e la sua amicizia. Era un uomo intelligente e un buon compagno, ma progettava in continuazione assurdi piani per arricchirsi, e si fingeva alternativamente astrologo, medico o venditore di amuleti. Finora i suoi piani falliti avevano suscitato solo l'ilarit del padrone ed era un buon antidoto alla pomposit della corte, ma un giorno avrebbe potuto mettersi seriamente nei guai. Parecchi mercanti lo spiavano con interesse, pronti a catturarlo per venderlo come una grottesca curiosit a qualche compagnia di saltimbanchi e di guitti itineranti.
Una stridula voce femminile echeggi dal portico: - Voglio vedere il giudice Amerotke. Annunciatemi! Sono la signora Nethba!
Il giudice gemette e si copr il volto con le mani.
- Dovresti riceverla subito, Amerotke - gli sussurr Prenhoe. - Stanotte ho sognato che navigavo sul Nilo con Shufoy, sul dorso di un coccodrillo, che si  poi inabissato. Stavamo per annegare quando un ibis...
- Falla passare, ho capito - tagli corto il giudice.
Amerotke aveva gi visto Nethba in varie occasioni, ma non le aveva mai parlato. Era una donna alta, dura e dal profilo aquilino. Anche gli occhi erano lucenti come quelli di un rapace. Aveva dita cos lunghe da sembrare zampe di ragno. Non portava la parrucca e aveva il capo coperto dal cappuccio della sua cappa azzurra. Si era truccata in fretta e il kohl cominciava a colarle dagli occhi. Era la figlia di un grande architetto e Amerotke le baci la mano in segno di rispetto.
- Sono lieta che siate disposto a ricevermi, mio signore.
- Non qui, per. - Amerotke le sorrise e l'accompagn nella stanzetta dietro l'altare che gli serviva da studio privato, senza curarsi dell'aria sconsolata degli scribi seduti sui propri cuscini nella Sala delle Due Verit, che non vedevano l'ora di andare a rifocillarsi nelle locande del mercato. Era l che si raccoglieva in solitudine per riflettere e per pregare. Prenhoe fece servire alla visitatrice birra dolce e pane di mele. Anche Amerotke aveva la gola secca ed era felice di poter bere qualcosa di fresco. Non aveva ancora mangiato, perch la regina lo aveva convocato al tempio all'alba.
Pos a terra la coppa e prese la donna per mano.
- Mia signora, volevate parlarmi?
- Sono la figlia di un portatore del Flabello Imperiale e ho il diritto di appellarmi a un alto magistrato come voi. Mio padre ricevette quel titolo onorifico per i suoi servigi nella Valle dei Re. Sono molto lieta che abbiate condannato quei ladri sacrileghi.
Amerotke le strinse la mano.
- Il tempo  breve, mia signora. Come sta vostro padre Sese?
-  morto.
- Mi dispiace.
Le labbra della donna tremarono.
-  andato nell'Estremo Occidente qualche giorno fa. Aveva dei dolori allo stomaco e l'ho portato al tempio di Iside. Per era in buona salute...
- Aveva passato i sessantanni, mia signora.
- Ma era ancora forte e sano, a parte quei dolori - disse seccamente la donna. - Non me l'hanno pi lasciato vedere mentre stava nella Casa del Crepuscolo. Dovevano esaminargli lo stomaco, ma dopo quattro giorni mi hanno comunicato che stava morendo. Prima che potessi arrivare al tempio, era gi spirato. Cos, ho potuto soltanto prendere le sue spoglie per dar loro degna sepoltura. Aveva lasciato per iscritto di devolvere una grossa somma in oro e argento al tempio di Iside. Io credo che quei sacerdoti lo abbiano ucciso e che abbiano approfittato della sua febbre per fargli firmare quel testamento. Ha lasciato a loro gran parte dei nostri averi!
- Ma il tempio di Iside  ricco e stimato. Forse state esagerando...
- Io non esagero, mio signore. Ancora prima del rito funebre, mi sono appellata alla giustizia della divina Hatusu.
Diplomaticamente, Amerotke evit di emettere un gemito e di volgere gli occhi al cielo.
- Ho chiesto alla regina che si indaghi sulla morte di mio padre. Voglio che voi, mio signore, scopriate cos' successo veramente. La regina non mi rifiuter un simile favore. - Sorrise ad Amerotke e gli restitu la coppa. - Sono sicura che verr fatta giustizia!
- Dov' il corpo di vostro padre?
- Attende di essere purificato e imbalsamato nel wabet del tempio di Iside. Ma il mio medico presenzier alla cerimonia, su mia esplicita richiesta.
A dispetto della sua alterigia, quella donna era sinceramente angosciata dalla morte del padre. Amerotke le promise che avrebbe fatto il possibile per aiutarla.
Quando se ne and, il giudice ripens al destino dei condannati. Era tutto sudato, a causa del suo turbamento interiore. Solo due donne, tra gli imputati, sarebbero sopravvissute. Amerotke le aveva condannate il giorno prima alla prigionia perpetua in un'oasi del deserto orientale, e presto lui e Valu avrebbero dovuto interrogarle.
Il giudice per era inquieto, perch temeva di non aver scoperto tutto: doveva saperne di pi sul conto dei misteriosi Sebaus, gli autentici ladri, molto pi colpevole di coloro che avevano semplicemente ricettato i tesori rubati. Eppure Hatusu non aveva voluto ascoltare i suoi dubbi, era troppo interessata al bottino che poteva essere recuperato. Amerotke aveva risparmiato quelle due donne proprio per poterle interrogare in seguito, ma non aveva potuto essere clemente anche con gli altri: erano gli empi complici di un furto sacrilego, che altro avrebbe potuto fare, in tutta coscienza? Otto guardie della Valle dei Re erano state assassinate, e tutti i membri della banda ne erano moralmente responsabili.
Asural buss alla porta. Con l'elmetto sottobraccio pareva Montu, il dio della Guerra in persona.
- I criminali sono nelle mani del boia, mio signore: Valu ha fatto bere loro del vino drogato, secondo la vostra raccomandazione.
Asural guard stupito il volto pallido e addolorato del magistrato. Amerotke aveva perso tutta la sua energia e se ne stava accucciato sullo sgabello.
- Mio signore...
- Sto bene, Asural, ma non credo che nessuno si meriti realmente la morte, ecco tutto.
- Ma quelli se la sono meritata, credete a me. Avete solo fame, vi far portare un buon agnello alla griglia e poi vi potrete riposare. La corte non si riunir nelle ore pi calde del giorno. Perch non fate una passeggiata e una buona dormita?
Amerotke lo ringrazi e lo conged, imbarazzato da tanta sollecitudine, poi prese da un cesto lo scrigno di rame che conteneva i documenti del prossimo caso di cui avrebbe dovuto occuparsi, il povero generale Suten era stato morso misteriosamente dai serpenti. Stava leggendo lo scarno resoconto quando la porta si apr alle sue spalle.
- Dove sei stato, Shufoy?
Nessuno rispose. Insospettito da quel silenzio, Amerotke si volt di scatto e vide due sicari vestiti di nero pronti a pugnalarlo.
Il giudice arretr contro il muro, mentre gli occhi degli assassini intabarrati nei loro barracani lo fissavano guardinghi e spietati.
- Chi vi ha mandati? - chiese Amerotke per guadagnare tempo.
- Coloro che hai ucciso. Anche tu devi morire! Sei un giudice, e noi ti abbiamo condannato!
- Erano solo dei ladri sacrileghi!
- Ma erano anche nostri amici.
Un assassino avanz brandendo il pugnale, ma Amerotke devi il colpo con lo scrigno di rame. Allora quello arretr e fu subito sostituito dal suo compagno, il giudice era tutto sudato e aveva la gola cos secca che non riusciva a respirare. Se avesse commesso uno sbaglio, uno soltanto, gli avrebbero affondato i loro pugnali nella carne.
La porta si apr e comparve un servo con un vassoio di cibarie, ma quello si diede precipitosamente alla fuga. I sicari erano sconcertati, e il giudice cominci a muoversi lateralmente, usando tutti i trucchi che aveva imparato durante il servizio militare. Adesso la collera aveva preso il posto della paura. Quando udirono che stavano arrivando i soccorsi, i due criminali corsero verso la porta, spingendo via il magistrato perch non li intralciasse nella fuga. Amerotke cadde a terra; mentre lo studio veniva invaso dalle guardie del tempio. Il giudice tranquillizz Asural e gli ordin di inseguire gli assassini, pur sapendo che sarebbe stato del tutto inutile. Il tempio aveva troppe porte, troppi corridoi.
Asural chiam rinforzi, mentre Amerotke cercava di riprendere fiato. Dopo pochi attimi, il capitano ritorn: - Sono fuggiti, ma hanno lasciato questo.
Era uno scarabeo di pietra levigata e lucida col geroglifico di un arciere inginocchiato.
- I Sebaus. Hanno preso il proprio nome dal demone dell'oltretomba - comment il giudice. - Ho sentito spesso parlare di loro nel corso delle mie indagini. Sono profanatori di tombe e assassini professionisti.
- Vi hanno ferito, mio signore?
- Solo il mio orgoglio  stato ferito, Asural - gli sorrise il magistrato. - Colpa mia, mi hai detto mille volte di far sorvegliare il mio studio da guardie armate. Forse avevi ragione. Ma gli assassini professionisti scompaiono in fretta come il vento del deserto. Ormai si saranno tolti i barracani e si saranno mischiati alla folla dei pellegrini. Andate pure, anche se non credo che li troverete tanto facilmente.
Asural se ne and coi suoi uomini, ma lasci un paio di sentinelle di guardia.
Dopo aver mangiato qualcosa, Amerotke si coric sul divano. Non voleva pensare al motivo di quell'aggressione. Dopo un istante, Shufoy irruppe nella stanza. Sembrava un profeta corrucciato nel barracano striato da beduino. Il volto sfregiato sotto il ciuffo di capelli grigio ferro era corrugato dall'angoscia. Il nano parl con la sua voce curiosamente tonante: - Ho sentito Cos' successo, padrone. La signora non sar affatto contenta. Perch non usate le vostre guardie?
Amerotke bevve un sorso di vino.
- Mia moglie non deve saperlo, hai capito? Ma tu, doveri?
Shufoy estrasse dal paniere un grosso pezzo ovale di roccia nera.
- Questa  una pietra sacra caduta dal cielo, oltre l'Estremo Orizzonte.  un dono degli dei. Voglio spezzarla e trasformarla in tanti scarabei per proteggere i pellegrini da ogni pericolo.
Pi che una roccia sembrava un metallo sconosciuto. Amerotke aveva sentito dire che gli Ittiti avevano inventato un metallo pi duro del rame e del bronzo. Ma aveva anche sentito dire che a volte dal cielo cadevano delle rocce ardenti, che il popolo considerava sacre e pi preziose dell'oro.
- L'ho comprata da un Uomo Scorpione. Ho dovuto mercanteggiare per ore e ore e offrirgli un orcio di vino prima che si decidesse a darmela.
Amerotke guard la cicatrice che stava al posto del naso e del labbro superiore del nano.
- Se fossi stato con me, non mi avrebbero aggredito - gli disse con un sorriso.
- Chi li ha mandati? Non avete preso tutti quei maledetti ladri?
- Non i capi, Shufoy. Non i capi. Le tombe dei grandi sono la gloria d'Egitto ma contengono anche tesori d'inestimabile valore. La divina Hatusu ha dovuto combattere contro nemici in patria e all'estero per consolidare il suo potere...
- E si  un po' distratta.
- Lei e tutti i suoi consiglieri. L'Egitto  come un giardino: estirpi le erbacce da una parte, ma crescono dall'altra. Mercanti, funzionari, soldati e custodi della Necropoli si sono coalizzati. I furti nelle tombe ci sono sempre stati, sono eterni come il deserto, ma stavolta sono molto pi gravi. Le tombe reali sono ben nascoste, e occorrerebbe una mappa per orientarsi al loro interno...
- E loro ce l'hanno?
- Pare di s. Ho indagato su di loro e ho scoperto un mercante troppo avido che scioccamente ha cercato di vendere i tesori rubati a Menfi. L'ho arrestato insieme a suo fratello e li ho fatti torturare nella Casa della Morte. Hanno confessato molti nomi. Erano coinvolte intere famiglie...
- E allora?
- Sai bene che stamattina li ho condannati tutti quanti a morte.
- Non tutti.
- Come ho detto alla stessa regina, restano ancora da trovare i capi. E poi ci sono i Sebaus, i ladri veri e propri, incaricati di saccheggiare le tombe e di portare i tesori nelle varie citt d'Egitto.
Shufoy si sporse in avanti, col rischio di rovesciare il proprio sgabello.
- La partita allora non  finita!
- No, non  finita.
In quel momento Senenmut entr nella stanza, seguito dai veterani della guardia imperiale. Tutti i soldati erano in assetto di guerra e portavano il collare con l'ape d'argento, la massima onorificenza militare egizia.
Amerotke s'inchin.
- Spero che non siate venuto ad arrestarmi!
- Ho sentito dell'aggressione. Credevo che questa storia fosse finita. - Senenmut sollev il mento del magistrato. - Stai bene, Amerotke? La regina  molto preoccupata!
- Sto bene, ma voi non siete venuto qui per sapere della mia salute. - E indic la bisaccia del gran visir.
- Dove sono i tesori rubati?
- Al sicuro nel sotterraneo.
Amerotke accompagn Senenmut nelle sale che tornavano a riempirsi di scribi e di curiosi, in attesa del nuovo processo. Le guardie fecero loro strada tra la folla e li seguirono nei sotterranei cavernosi del tempio. Un ufficiale di guardia diede ad Amerotke le chiavi del magazzino. Il giudice ruppe i sigilli e condusse Senenmut in una stanza dal soffitto basso, piena di cofani sequestrati ai ladri di tombe. Il visir emise un fischio mentre ammirava i diademi, gli specchi, i pettorali di ceramica azzurra, i bracciali d'avorio, le barche funerarie, le maschere d'oro e le centinaia di ushabti, le statuette che rappresentavano i servi del defunto e che avrebbero dovuto accompagnarlo nell'oltretomba. Ogni oggetto era stato scrupolosamente inventariato. Senenmut tuff le mani nei cofani di pietre preziose multicolori.
- Abbiamo sequestrato i tre quarti di ci che  stato rubato - spieg Amerotke. - Qualcosa  stato danneggiato, ma dopo i necessari rituali di purificazione, possiamo restituire il tutto ai legittimi proprietari.
Senenmut prese dalla sua bisaccia un pesante ciondolo d'oro massiccio che raffigurava un faraone inginocchiato con una collana di perle purissime al collo.
- Un altro oggetto rubato?
- S, per non l'abbiamo trovato in citt, ma a Canaan, nella regione di Amki.
Amerotke era sbigottito.
- L'ha trovato uno dei miei uomini. Pare che i ladri abbiano portato parte del bottino oltreconfine. Puoi immaginare come si sente la regina al pensiero che i tesori dei suoi padri vengano impunemente venduti all'estero.
- Ma le guardie confinarie...  difficile nascondere oggetti di valore come questo, significherebbe correre un rischio mortale!
La voce dura di Senenmut echeggi nella stanza.
- Eppure  successo! Questo ciondolo  pi pesante di una spada e apparteneva al nonno di Hatusu, eppure  stato venduto in una citt di Canaan! I ladri sono stati molto arroganti, hanno trasportato il bottino per la strada di Horus, incuranti delle guardie confinarie e delle pattuglie di carri. Se li avessero scoperti, sarebbe stata la morte per loro. Avevi ragione, la banda non  stata debellata! Tu li hai interrogati, non hanno fatto altri nomi?
No, non c' bisogno che tu mi risponda. Certo sono all'oscuro dell'identit dei loro capi. I ladri conoscono l'ubicazione delle tombe, sanno tutto sulla Valle dei Re. E sanno anche come portare il loro bottino fuori dal paese. Ma chi sono? Tu hai risparmiato solo due donne, che hai condannato alla reclusione a vita in un'oasi nel deserto...
- Ma non c'era il rischio che la mia aggressione sollevasse un inutile vespaio? Volevano minacciarmi o punirmi per ci che avevo fatto?
- Evidentemente temono che tu arrivi ai capi della loro sacrilega setta. Solo tu puoi riflettere su ci che sai, su ci che hai scoperto. Medita sui risultati delle tue indagini e assicurati di non aver trascurato niente. Per hai ragione. Non sono venuto qui per dirti quanto la nostra regina sia preoccupata riguardo a questa faccenda e per farti i complimenti per come la stai conducendo. Avrai di sicuro gi parlato con Nethba. - E diede al giudice un rotolo di papiro. - La divina Hatusu vuole che tu vada al tempio di Iside per indagare sulla morte di Sese e sulla scomparsa di quattro heset.
- C' altro? - chiese seccamente Amerotke.
- Il capitano delle guardie del tempio  stato evirato. L'hanno trovato con le mani e i piedi legati.  morto a causa dell'emorragia.
- Non si chiamava Mafdet? il suo nome  affiorato nelle mie indagini sui ladri di tombe. Un tempo era stato di guardia nella Necropoli, ed era anche stato al servizio di Rahimere, prima che cadesse in disgrazia. La sua morte  legata ai furti sacrileghi?
- Era uno dei sospetti?
- Oh, no, compariva nella lista di coloro che erano stati di guardia nella Necropoli. L'ho notato perch sapevo che era un uomo di Rahimere, e perch era stato raccomandato dal generale Suten, che  stato assassinato di recente. - Amerotke si port un dito alle labbra, poi continu lentamente: - A proposito di templi,  possibile che i furti siano stati organizzati da sacerdoti? Sono loro che officiano i funerali reali e conoscono la Valle dei Re meglio di me: dovendo scortare il sarcofago nella tomba ne conoscono l'ubicazione e la pianta interna. Gli archivi del tempio di Iside conterranno delle mappe...
- Hai delle prove per sostenere una simile teoria?
- No, finora i templi sono stati al di fuori di ogni sospetto. Ma ho capito subito che non avevamo individuato tutti i responsabili...
Senenmut si allontan nelle tenebre. - Non troverai criminali al tempio di Iside, il gran sacerdote Impuki e sua moglie Thena sono amici della divina Hatusu.
- Lo terr a mente.
- Adesso devi occuparti del generale Suten. - Il gran visir si gir di scatto. - La Divina  molto interessata alla sua morte.  stato un incidente o un omicidio?
Amerotke gli sorrise.
- Valu risponderebbe di certo che dei serpenti non potevano materializzarsi magicamente sulla terrazza di un generale che notoriamente li detestava.
- Un incidente?
Amerotke allarg le braccia. - Diciamo piuttosto un delitto, mio signore.

3.

Un sacerdote inton un inno alla dea Maat, sparse dell'incenso col turibolo acceso, asperse dell'acqua santa sull'altare e apr il tabernacolo per esporre la statuetta della dea. Amerotke s'inginocchi e preg in cuor suo di emettere una giusta sentenza, nonostante tutti i suoi dubbi e i suoi timori. Chin la fronte fino a toccare il gelido pavimento, poi si sedette sul suo scranno di fronte all'altare, il tabernacolo irradiava su di lui il suo sacro potere, riusciva quasi a percepirlo.
- L'udienza  aperta, tutti coloro che vogliono ottenere giustizia dalla divina Hatusu si facciano avanti!
Faceva meno caldo. Le ombre si erano allungate nei giardini del tempio e la brezza portava il fresco profumo dei fiori. La sbarra era al proprio posto e separava il giudice dalla corte. Amerotke aspett che gli scribi si sedessero ai loro posti, sui cuscini a destra delle grandi finestre che affacciavano sul parco nel quale pascolavano le gazzelle e i cerbiatti della dea Maat. Prenhoe stava in mezzo a loro. Teneva il capo chino ed era gi pronto a prendere appunti sulla sua pergamena, il resoconto del processo sarebbe poi stato trasmesso al palazzo reale e agli uffici del procuratore.
Il grasso Valu si accarezzava sorridendo la pancia dopo il lauto pranzo. Accucciato sul cuscino davanti alla sbarra, annusava deliziato una boccetta di profumo. Era un uomo raffinato, sempre circondato da servi che gli porgevano ora la parrucca ora i sandali. Ma era una mangusta, a dispetto del suo aspetto mite. Aveva la mente tagliente come la lama di un coltello ed era molto soddisfatto delle recenti condanne che aveva ottenuto e della prospettiva di interrogare le due prigioniere, che gli avrebbe offerto sicuramente nuove opportunit di successo. Sorrideva ad Amerotke con aria da cospiratore, ma il giudice faceva fatica a nascondere il proprio disagio. Per lui quella era solo una giornata difficile che sarebbe tristemente terminata nelle segrete della Casa delle Catene.
L'istruttoria che si stava per aprire era molto complessa. Di fronte a lui, sui loro cuscini, c'erano la vedova di Suten, lo scriba Menna e il servitore Heby. Valu convoc il primo testimone, il generale Omendap.
Era chiaro dove Valu volesse andare a parare. Omendap era il comandante in capo dell'esercito, uno degli artefici della presa del potere di Hatusu. Suten era uno dei suoi generali, e un attacco a Suten equivaleva a un attacco alla regina.
Il generale s'inginocchi a destra di Valu. Sul suo petto scintillava un pettorale di lapislazzuli. Era un uomo alto ed elegante, con il volto aquilino e gli occhi molto ravvicinati. Prenhoe lo fece giurare sulla Piuma dorata della Verit.
- Perch avete voluto testimoniare, generale Omendap? - gli chiese Amerotke.
La voce di Omendap era bassa e autorevole.
- Conobbi Suten quando era un colonnello delle Rondini, il pi veloce squadrone di carri dell'intero Egitto. Il Gran Consiglio del faraone lo decor con l'ape d'argento al valore...
- D'accordo, ma perch siete qui? - lo interruppe con tatto Amerotke.
Omendap non parve offeso dall'interruzione.
- Nove anni fa il colonnello Suten comand i suoi carri in una missione nel deserto orientale, all'inseguimento di un gruppo di predoni libici che aggrediva i villaggi isolati.
Gli spettatori ascoltarono in riverente silenzio il racconto di quell'impresa leggendaria.
- Nella foga della caccia lasci che una violenta tempesta di sabbia scatenata dai demoni dell'oltretomba lo separasse dal resto dello squadrone. Cos fu catturato da una banda di Libici, che lo portarono in una grotta piena di serpenti, un luogo veramente abominevole. Suten e il suo auriga furono imprigionati nella caverna, e il suo ingresso sigillato da un pesante masso.
Il generale zitt con un cenno il mormorio atterrito degli spettatori.
- Immaginatevi, mio signore, Torrore di venire rinchiusi per ore in una grotta, circondati da mortali vipere cornute, il calore era terribile e la sabbia faceva bruciare loro gli occhi e la gola, il sole trasform la grotta in un inferno, ma Suten riusc a restare perfettamente immobile, non si fece prendere dal panico e anzi ordin all'auriga di rimanere fermo e calmo, esattamente come lui.
Omendap fece una pausa drammatica per bere un sorso d'acqua.
- Chiunque sarebbe morto di sete o di paura, ma l'auriga, che purtroppo ora  andato nell'Estremo Occidente, testimoni in seguito che il suo comandante era stato incredibilmente coraggioso. I Libici credevano di averlo ucciso, ma quando la sera accesero il fuoco per festeggiare il loro successo e dividersi le spoglie di guerra furono localizzati dal resto dello squadrone. L'attacco notturno dei carri fu improvviso come quello di uno stormo di falchi. I Libici erano ubriachi e non opposero resistenza. Vennero tutti uccisi, eccetto un ragazzo, che indic il luogo in cui i prigionieri erano stati rinchiusi ed ebbe salva la vita. Incredibilmente, Suten e l'auriga erano ancora vivi! Neanche allora il coraggioso colonnello si lasci prendere da una facile isteria, e seppe invece dare ordini precisi ai soccorritori consigliando loro di non entrare fin quando non avessero acceso delle torce per fugare i mortali rettili e aprire un varco sicuro in mezzo alla loro orda. Cos tutti uscirono sani e salvi da quell'avventura.
- Ringrazio il generale Omendap per la sua importantissima testimonianza. - Valu faceva le fusa come un gatto. - In quell'occasione Suten fu molto coraggioso, ma quell'abominevole esperienza lasci segni indelebili nella sua anima. Produrr ora dei testimoni che dimostreranno alla corte quanto la vittima detestasse i serpenti, quanto li temesse. La tortura cui era stato sottoposto aveva sprofondato il suo cuore nelle tenebre. I suoi familiari potranno testimoniare che il generale pretendeva che la sua casa venisse ispezionata giorno e notte perch non vi fossero vipere in giro. Aveva delle manguste addestrate appositamente per cacciarle e dormiva sulla terrazza non tanto per godersi la brezza di Amon, quanto per essere pi al sicuro. Come tutte le sere, prima di morire cos tragicamente, Suten aveva fatto perquisire la terrazza. Ogni angolo era stato controllato con cura, avevano guardato persino sotto le sedie, nei cesti e tra le lenzuola del letto. Naturalmente, allora non c'era nessuna vipera. Ma dopo un'ora Suten cominci a gridare atterrito, tutti accorsero e la terrazza fu trovata invasa dai serpenti. Come pu essere successo, se non vi sono stati deliberatamente portati?
Amerotke annu e fece giurare i tre principali testimoni.
Lupherna era una donna piccola e delicata, molto graziosa. Amerotke la invit a parlare pi forte perch tutti potessero sentirla.
Menna era invece un uomo forte e duro che andava subito al punto e non si perdeva in chiacchiere. Dopo di lui parl Heby, che raccont di essere sempre stato di guardia sulle scale, ma intanto si torturava nervosamente l'orlo della veste.
Grazie alla testimonianza degli altri servitori, Valu ribad che Suten temeva i serpenti e che in nessun modo avrebbero potuto arrivare su quella terrazza, se non si fosse trattato di un delitto.
- La notte in cui lo uccisero - e Valu sottoline volutamente la parola - Suten cen sul tetto con la moglie, lo scriba e il servitore. Mangiarono pesce e bevvero birra e vino, poi il generale disse che avrebbe continuato a scrivere il libro di memorie che intendeva donare alla divina Hatusu. Ma prima di ritirarsi, Lupherna, Heby e Menna, insieme ai servi del generale, frugarono il tetto per assicurarsi che non vi fosse alcun serpente. Heby rimase comunque di guardia sulle scale. Le grida di Suten allarmarono tutti, ma non si pot pi far nulla per salvarlo. Un ufficiale, Nadif, portabandiera dei Medjay, accorse e potr testimoniare su quello che vide. Con sua grande sorpresa, il generale Suten era stato morso da innumerevoli, mortali serpenti. Vi  dunque un'unica conclusione possibile... - e Valu allarg le braccia - le vipere cornute furono portate deliberatamente sul tetto!
- In che modo? - chiese Amerotke.
Valu fece un sorrisetto beffardo.
-  quello che mi chiedo. Non sono state gettate da un altro tetto, perch non vi sono edifici cos vicini, dal momento che la villa  al centro di un'ampia tenuta. Non sono state portate su da una finestra sottostante perch questo avrebbe suscitato la curiosit di tutti coloro che si trovavano al piano di sotto. Rimane solo la possibilit della scala, ma la scala era sorvegliata da Heby, che afferma di non essersi mai allontanato.
Heby gemette e guard gli altri due testimoni come per chiedere il loro aiuto. Inutilmente gli uscieri cercarono di zittirlo.
- Io amavo il mio padrone, perch avrei dovuto farlo? Ero di guardia sulle scale, ma non ho visto nulla, fin quando il generale non ha gridato...
Amerotke zitt con un cenno il servo atterrito. Heby rischiava di essere accusato di omicidio e di essere bruciato su una pira di rovi nelle Terre Rosse.
- La corte deve scoprire - continu imperterrito Valu - com' successo che un uomo terrorizzato dai serpenti sia stato morso almeno quindici volte da vipere che avevano invaso la sua terrazza, che poco prima era stata accuratamente perquisita. Le vipere non volano, mio signore - Valu si godette le risate degli spettatori - n potevano arrampicarsi a decine sui muri senza essere viste. C'era qualcuno in giardino che le ha gettate sul tetto? No, sciocchezze - e batt seccamente le mani. - Vi  un'unica spiegazione possibile: fu Heby a portarle sulla terrazza.
- Ma perch? - torn a chiedere il giudice. - Heby, per quanto tempo hai servito il generale?
- Per molti anni.
- Eri felice?
- Molto, mio signore.
- E lui era contento di te?
- Certo, mi regalava spesso degli abiti e mi ha anche dato quest'anello. - Sollev la mano. - Avevo una stanza tutta per me, mangiavo e bevevo a volont...
- E sua moglie? - chiese in tono sferzante il procuratore. Lupherna si nascose il volto tra le mani e si mise a piangere.
Amerotke si raddrizz sullo scranno: - Che cosa intendete dire?
Valu strinse la sbarra e guard maliziosamente la moglie del generale: - Non avete nulla da temere, mia signora. Dite pure alla corte quello che sapete.
Col volto rigato di lacrime, Lupherna tossicchi e si schiar la voce.
Gli spettatori erano pronti a godersi uno scandalo di cui presto si sarebbe parlato in tutta Tebe. Lupherna era dolce e succosa come una prugna matura e aveva gli occhi gentili di una cerbiatta. Le attese non andarono deluse. Singhiozzando, la donna raccont che da mesi Heby non faceva che tormentarla, farle regali, fissarla con gli occhi sbarrati e seguirla persino nella sua stanza. Con estrema riluttanza ammise che Heby era stato un buon servitore fino a quando non aveva cominciato a molestarla.
Per tutta la durata della testimonianza, Menna tenne il capo chino. Successivamente Valu interrog anche lui, e lo scriba dovette ammettere che due settimane prima Lupherna aveva raccontato tutto al marito, che aveva duramente redarguito il servo minacciando di licenziarlo e di farlo frustare a sangue.
Valu era un abile inquisitore e strapp loro con astuzia tutta la verit. Era evidente che i due testimoni non intendevano tradire un membro della loro casa, ma le loro riluttanti deposizioni non facevano che stringere il cappio intorno al collo del servitore. Alla fine Valu ramment a Heby che era sotto giuramento, quindi gli domand se davvero aveva molestato Lupherna e se Suten lo aveva veramente rimproverato.
Heby non rispose e il giudice dovette minacciarlo di farlo rinchiudere nella Casa delle Catene. Heby ammise singhiozzando che gli altri due avevano detto la verit.
Valu allora sollev una mano: - Come vedete, abbiamo il movente e abbiamo l'opportunit...
- Tuttavia vi  ancora un piccolo problema - disse all'improvviso Amerotke. A queste parole, gli spettatori smisero di parlottare tra loro, incuriositi, e il procuratore sollev di scatto il capo. - Il generale aveva cenato sulla terrazza e stava scrivendo le sue memorie. La moglie era nella sua stanza, Menna era nello studio, l'atrio era deserto ed Heby era da solo sulla scala. Voleva vendicarsi o bramava di avere la bella moglie del generale, come preferite. Quindi  salito di sopra con un cesto di vipere e le ha sparse per terra. Ma allora perch il generale non ha chiesto aiuto?
Valu batt di nuovo le mani.
- Stavo appunto per spiegarvelo, mio signore!
Amerotke era furioso di essere caduto nella trappola del procuratore.
- Nel vino di Suten c'erano dei semi di papavero. Quando il generale si  addormentato sul letto, Heby ha portato sul tetto un sacco o un cesto di vipere e le ha liberate nel buio ai piedi del povero padrone. - Valu allarg le braccia e alz la voce. - Immaginate quando l'eroico generale si  svegliato e si  trovato in mezzo al suo peggior incubo. Per non era un incubo, ma l'opera di un perfido figlio di Seth. Il generale cade a terra, si agita, si sbraccia e i suoi movimenti non fanno che irritare i serpenti, viene morso ripetutamente e muore urlando di dolore. L'indegna morte di un degno eroe dell'Egitto!
- Ho ancora un paio di domande, mio signore. Il generale metteva sempre dei semi di papavero nel vino?
- Dopo la sua morte - rispose Lupherna con voce sicura - ho saputo che soffriva di dolori allo stomaco. Si era recato al tempio di Iside per farsi visitare. I dolori lo assalivano soprattutto di notte, dopo cena. Per questo il gran sacerdote Impuki gli aveva prescritto dei semi di papavero.
- Bene, ma la seconda domanda  molto pi importante. Heby doveva immaginare che sarebbe stato subito smascherato, se intendeva commettere un omicidio cos sciocco. Lui stesso ha ammesso di non essersi mai allontanato dal suo posto e di non aver lasciato passare nessuno. E Valu ci ha dimostrato che l'assassino poteva portare le vipere sul tetto solo passando dalla scala. Heby sarebbe stato davvero un folle a uccidere il suo padrone in modo tale da essere considerato l'unico possibile responsabile di un simile omicidio!
Lo sguardo di Valu si fece di pietra.
- Vedete che dichiara di essere innocente? E lo farebbe dopo aver commesso un delitto cos sciocco da essersi praticamente messo in trappola con le sue stesse mani?
- Certo non immaginava di essere scoperto - disse con disprezzo il procuratore.
- No, mio signore. Se Heby avesse voluto uccidere il padrone con le vipere, dopo averle catturate nel deserto, le avrebbe nascoste in casa, in modo da non essere sospettato. Avete detto che non  stato un assassino irrazionale, preso da un improvviso raptus di collera omicida, ma che ha freddamente pianificato il suo delitto. Allora io continuo a domandarmi perch non abbia fatto in modo di non essere subito smascherato. E se  stato Heby a mettere l'oppio nel vino del padrone, questo contraddice la deposizione di Lupherna, una deposizione che lo stesso sacerdote Impuki potrebbe confermare, secondo la quale Suten prendeva volontariamente un oppiaceo per calmare i dolori allo stomaco.
Amerotke guard il sole che tramontava fuori dalla finestra, infuocando il cielo. La brezza gli portava gli odori pungenti del fiume. Non vedeva l'ora di essere a casa, a giocare sulla terrazza coi suoi figli.
- Non lo processerete, mio signore?
Un piccione si pos sul prato.
- No, per ora questa istruttoria verr aggiornata. Heby sar messo agli arresti domiciliari nella casa di Suten. Se cercher di fuggire verr portato nella Casa delle Catene. L'istruttoria sar aggiornata tra due giorni per permettermi di investigare. La corte si ritira, per oggi.
Dal brusio che si era sollevato in fondo alla sala, Amerotke cap che un usciere doveva aver portato un messaggio urgente. Asural e Shufoy si erano allontanati di corsa.
Il giudice and nel suo studio, ma fu subito raggiunto da Valu: - Venite nelle segrete, una delle due prigioniere ha strangolato l'altra con le sue catene!
- Cosa?
Valu si massaggi il cranio pelato: - Lo so, un problema dopo l'altro, mio signore. Comunque, per me l'assassino  Heby - soggiunse in tono piccato.
Amerotke non gli rispose, ma lo segu nel sotterraneo buio nella parte posteriore del tempio. Le rare torce appese alle pareti rivelavano delle porte robuste e solidamente sbarrate, con delle finestrelle munite di inferriate. Nonostante il pavimento di pietra fosse stato lavato con erbe odorose, il tanfo nel corridoio era quasi irrespirabile. Le sentinelle di guardia erano radunate in stanzette laterali.
Alla comparsa dei magistrati, il capo dei sorveglianti arriv di corsa, il suo farsetto di pelle nera era lucido di sudore. Prese una torcia e li condusse gi da una scala in quello che veniva chiamato l'Am-Duat, l'inferno. Il sotterraneo era caldo e puzzolente come un serraglio. A met di un cunicolo male illuminato il sorvegliante apr una porta che dava nella pi completa oscurit. La torcia rischiar una latrina di pietra, due pagliericci e un vaso di terracotta. Su uno dei due letti era disteso il cadavere di una donna col volto sudicio celato dai folti capelli neri. Un'altra donna con una tunica sporca e cenciosa era seduta scompostamente a terra, a capo chino. Gli occhi scintillavano sinistri tra i capelli scarmigliati. Valu si appoggi alla parete, disgustato dal puzzo della cella, poi si ritrasse immediatamente dalle viscide pietre.
- Non possiamo interrogarla qui, portatela nella stanza delle torture - disse, affrettandosi a uscire.
Amerotke scost i capelli del cadavere e tocc gli orrendi lividi sulla sua gola. L'agonia aveva contorto orribilmente il viso della donna, il giudice afferr le catene fissate al muro che la sua compagna aveva usato per strangolarla.
- Sei stata tu?
La donna nell'angolo annu e disse con voce dolce e infantile: - Ho dovuto farlo.
Scost i capelli, mostrando i lividi che i carcerieri le avevano fatto quando si era opposta alle loro molestie, poi disse con disprezzo: - Quella stupida puttana diceva che si sarebbe fatta liberare, e poi sarebbe tornata dai Sebaus. Che sciocca! Ci avrebbero uccise tutte e due!
Amerotke la fece trascinare nella stanza delle torture, poi si sedette con Valu al tavolo degli interrogatori. La donna si era seduta su uno sgabello, avvolta in una coperta e coi capelli legati dietro la nuca, e li fissava con occhi di pietra. Sembrava incredibile che una volta era stata una bella prostituta di una nota casa di piacere.
- Come ti chiami?
- Sai bene che il mio nome  Sithia, giudice!
Guard a disagio il tavolo insanguinato con le catene e gli altri strumenti di tortura. Le guardie se n'erano andate. Uno scriba aveva scarabocchiato sui muri delle frasi minacciose: "Qui la fiamma della verit brucia le menzogne. Ma l'uomo non deve temere l'uomo ma soltanto i Divoratori dell'Oltretomba. E in questo luogo di dolore e d'oblio nessun reo pu sopravvivere!".
Amerotke amava gli interrogatori, la compassionevole e complessa ricerca della verit, ma detestava quella terribile stanza fatta di orrori e di morte, in cui i nemici della potente regina venivano torturati fin quando non confessavano le proprie colpe.
- Perch hai ucciso la tua amica? - domand Valu.
- Non era un'amica, era una nemica! Chi mi tradisce non  mio amico.
- Ti condanneremo a morte. Vuoi finire sul rogo?
- Se lei fosse vissuta, ci avrebbero pensato i Sebaus a ucciderci.
- Sithia - intervenne Amerotke - cominciamo dall'inizio. I Sebaus hanno depredato le tombe di re e regine, hanno usato le loro mummie come torce, hanno rubato innumerevoli tesori. La divina Hatusu mi ha chiesto di indagare e ho scoperto una fitta rete di inganni e complotti. Nome dopo nome sono arrivato a smascherare una banda che sta saccheggiando le glorie dell'Egitto. Ho scoperto un mercante di Menfi che ricettava parte del bottino e l'ho fatto portare nella Casa delle Catene. L'abbiamo fatto confessare e siamo arrivati a te e alla tua amica. Come si chiamava?
- Tifye.
- Avremmo dovuto condannarvi a morte come gli altri, ma avevamo deciso che se ci aveste detto tutto quello che sapevate potevamo anche concedervi la libert. Non avevamo fatto la stessa promessa agli altri perch ci avrebbero solo mentito. Non avevano nulla da darci in cambio. Voi lavoravate in una casa di piacere e sapevate molte cose. La divina Hatusu aveva creduto nella vostra sincerit ed era disposta a perdonarvi. Io e Valu avremmo ascoltato cos'avevate da dirci e poi avremmo deciso.
- Ma adesso tu hai ucciso la tua amica. Sei un'assassina - aggiunse il procuratore con voce strascicata.
Sithia guard affascinata uno scarafaggio sulla parete, poi sollev le mani ammanettate per scacciare una mosca: - Avevo paura!
Amerotke le diede una brocca d'acqua e lei bevve avidamente, ringraziandolo con gli occhi spauriti.
- Voi due siete magistrati potenti, gli Occhi e le Orecchie del faraone, ma non avete scoperto tutto il complotto. Avete colto il fiore, non le sue radici. Non sapete nulla del nostro terrore! I Sebaus sono dappertutto, forse anche qui, in quell'angolo buio! Chi ti dice, giudice, che il procuratore Valu non sia uno di loro? E se tu stesso fossi un membro della loro banda? - Ignor il cenno esasperato del procuratore. - Ho dovuto uccidere la mia amica. Voleva rendere una falsa confessione per ingannarvi, avrebbe denunciato degli innocenti e sarebbe stata libera di tornare da... loro! Non avevo scelta, forse aveva gi parlato con le guardie. Prima non vi avrei detto nulla, ma ora lo far - ansim Sithia. - Ho visto i Sebaus, ho visto le facce di un paio di loro. Posso parlare adesso, perch sono morti e il loro Ka non potr denunciarmi al loro padrone.
Amerotke rabbrivid. Era veramente atterrito. Aveva fatto condannare un gran numero di persone, ma aveva capito subito di avere mancato il bersaglio principale.
- Dimmi tutto quello che sai e ti far portare in un posto sicuro, in cui potrai cominciare una nuova vita.
La donna chin il capo come per ascoltare i deboli rumori che venivano dal corridoio. Si mise a pregare mormorando qualche parola tra s, poi chiese di nuovo da bere.
- I Sebaus non sono solo ladri e assassini. Alcuni di loro sono solo dei contadini, ma altri sono uomini colti, Egizi, Libici, stranieri venuti dal mare. Ciascuno viene arruolato singolarmente e non conosce i propri compagni. Corrompono le guardie della Necropoli, le ricattano, le minacciano con la violenza o le uccidono, e poi depredano le tombe. Hanno portato un ufficiale nella mia casa di piacere. Io gli ho dato tutto quello che voleva e persino un po' di argento da spendere. A quel punto era nelle loro mani. Ma chi non si fa corrompere viene subito ucciso. I tesori vengono portati in case di tolleranza come la mia, e noi abbiamo l'ordine di consegnarli ai mercanti ittiti, cananei o libici, che li acquisteranno e li porteranno all'estero. Tutti quelli che vengono sono travestiti, sia che si tratti di semplici messi o di uomini ricchi e potenti.
Amerotke aveva gi scoperto che delle chiatte portavano poi il bottino nottetempo fino al delta o alla terra di Kush.
- Le tombe per sono ben nascoste e contengono dei trabocchetti. Come fanno a sapere come evitarli?
- Loro si limitano a eseguire solo gli ordini del loro capo, che stabilisce dove e quando colpire e a chi vendere il bottino. E sempre lui comunicher ai mercanti che un diadema o una statuetta pu essere comprata in questa o quella casa di piacere.
- Chi d gli ordini? - chiese Valu.
- Nessuno lo sa. Uno dei Sebaus si era innamorato di me e quando era ubriaco mi diceva che il suo capo veniva chiamato il Khetra.
- Il Khetra, il Guardiano dell'Oltretomba! - esclam Amerotke.
Si sporse verso la donna e le sfior dolcemente i lividi sulle guance, senza badare al suo fetore.
- Quindi i ladri portano il bottino in case come la tua? E i mercanti vengono li ad acquistarlo? Ma chi d le informazioni sulle varie tombe? E poi  molto pericoloso trasportare dei tesori del genere oltre confine.  praticamente impossibile portare nel Sinai la statua d'oro di un faraone! Anche se la nascondi in una giara o in mezzo a un mucchio di stracci, il rischio che le guardie confinarie e le pattuglie del deserto ti scoprano  comunque molto alto.
Sithia sorrise tristemente.
- Ecco perch sono spaventata. Quando chiedevo ai mercanti come avrebbero fatto a uscire dall'Egitto, si mettevano a ridere e mi dicevano che avevano il "lasciapassare necessario!
Amerotke ignor lo stupore di Valu. Sithia aveva ragione, solo i gran sacerdoti e gli alti funzionari di corte possedevano i sigilli imperiali per poter passare impunemente i confini dell'Egitto.
- Avete capito che il Khetra dev'essere un membro della corte, forse addirittura del gran consiglio? - chiese dolcemente Sithia. - Ma chi ?  un uomo o una donna? Io ho ucciso Tifye per legittima difesa, i Sebaus sono spietati. Basta che qualcuno rubi una perla o uno scarabeo dal bottino perch venga subito ucciso. Ho sentito dire che hanno flagellato uomini e donne a sangue e poi li hanno dati in pasto ai coccodrilli, o li hanno sepolti vivi nel deserto. Hanno ucciso i due bambini di un mercante che non voleva pagare quanto pattuito. - Sithia si scost i capelli dal viso. - Una delle sentinelle che ha approfittato di me mi ha rivelato cosa vi  successo, giudice Amerotke, proprio qui nel tempio.
- Credi che volessero vendicarsi?
Sithia sorrise, ma il labbro spaccato le fece male e rabbrivid per il dolore.
- Ti uccideranno, giudice, come uccideranno me, stai tranquillo! Tu sai qualcosa che loro non vogliono che tu sappia, anche se non te ne sei reso conto, ma per questo devi morire.
Valu fece un cenno di stizza, ma la donna bevve avidamente un altro sorso d'acqua e gli sorrise divertita: - Credi che il tuo titolo ti salver, procuratore?
Si tocc il ventre e si volt leggermente da un lato.
- Hai mai sentito parlare dello Shardana, l'ufficiale dei mercenari che fu cacciato dall'esercito perch aveva derubato la cassa del reggimento? Lui era uno dei capi dei Sebaus. Io sono una dei pochi a saperlo. Lui non era un Egizio, ma un Ittita. Aveva i capelli biondi, un occhio solo...
- Una volta l'ho giudicato per un omicidio che aveva commesso per legittima difesa - disse Amerotke.
-  un assassino agli ordini del Khetra.  un bullo e uno spaccone. Quando veniva da noi, voleva sempre due ragazze. Era violento e rude, ma pagava bene. Io per non l'ho mai voluto. Una notte litig con un altro cliente e gli tagli la gola. Era ubriaco e non poteva scappare, dato che lo avevano visto tutti. Fu arrestato e...
- E fu portato di fronte a me. Aveva dei testimoni che sostenevano che si era trattato di legittima difesa. Aveva uno dei pi facoltosi avvocati di Tebe, un sacerdote del tempio di Thoth.
Anche Valu annu.
- Qualcuno cerc di corromperci perch venisse rilasciato, ma la vittima era il figlio di un nobile.
- Io lo feci bandire nelle Terre Rosse e gli ingiunsi di non tornare pi a Tebe - continu Amerotke.
- Lo Shardana venne trasferito in un'oasi-prigione molto distante da Tebe - spieg Sithia. - Se andate alla Casa della Guerra, scoprirete cosa successe in seguito.
- L'oasi delle Acque Amare fu attaccata - disse Valu - e la piccola guarnigione spazzata via. I Libici uccisero tutti, soldati e prigionieri. E successo cinque mesi fa e non ci sono stati superstiti. Hatusu ha mandato uno squadrone di carri. I Libici avevano infranto il trattato che imponeva loro di non attaccare le nostre oasi-prigione. Ma perch avrebbero dovuto farlo? Che cosa ci guadagnavano?
Sithia si teneva il ventre dolorante.
- Volete proprio saperlo?
- Stai bene? - le chiese Amerotke.
- L'acqua era troppo fredda e mi fa male il ventre. Ma voglio finire: i Libici attaccarono l'oasi perch i Sebaus li avevano pagati, non so come e non so quando. Questo dimostra quanto siano potenti. Volevano uccidere lo Shardana, credendo che avesse parlato per ottenere la libert e la grazia.
Amerotke emise un fischio. Le oasi-prigione erano ubicate in posti desolati e sorvegliate da un esiguo manipolo di agguerriti beduini mercenari. I Libici non le attaccavano perch non c'era nulla da guadagnare e c'era invece molto da perdere.
Sithia si strinse di nuovo il ventre.
- I Sebaus sono spietati...
Era pallida in viso e aveva il volto sudicio rigato di sudore. Amerotke balz in piedi, allarmato: - Non sono semplici crampi. Chiamate un medico, Valu!
Ma Sithia era gi crollata a terra. Cerc di gridare, ma riusc solo a vomitare e a mettersi a scalciare per il dolore. Amerotke non riusciva a tenerla ferma. Valu corse a chiamare le guardie. Sithia era persa nel suo mondo di dolore. Amerotke annus la brocca e sent uno strano odore dolciastro. In preda alle convulsioni, Sithia si sbracciava e batteva la testa sul pavimento. Quando arrivarono i secondini, non c'era gi pi niente da fare. Sbarr gli occhi ed emise un terribile rantolo, mentre cercava di respirare e di vomitare, quindi, dopo un ultimo spasmo, rimase immobile. Amerotke le sent il polso, poi le scost i capelli dal viso finalmente rilassato. La morte le aveva per rubato anche il pi piccolo residuo della passata bellezza. Amerotke si rivolse ai sorveglianti: - Chi ha portato l'acqua? Asural!
Il capitano accorse, e Amerotke gli mostr la brocca.
- Gettala via,  avvelenata.
Cerc di trattenere Valu, ma il povero procuratore era gi corso a vomitare nella pi vicina latrina.
Amerotke ritorn nel suo studio e vi trov Shufoy addormentato. Lo svegli con dolcezza e gli raccont che cos'era successo.
- Com' stata avvelenata?
- Me lo chiedo anch'io, Shufoy.
Poco dopo arriv Valu, un po' pi rilassato. Cercava di mostrarsi coraggioso, ma evidentemente era molto scosso. Anche Asural si present a fare rapporto.
- Nessuno sa nulla. Le guardie hanno solo visto dei servi andare e venire. Gli assassini immaginavano che l'avreste portata in quel posto per interrogarla e che le avreste dato da bere.
- Anche uno di noi prima o poi avrebbe bevuto, era solo questione di tempo - disse Amerotke. - Forse speravano di ucciderci tutti e tre. Nessuno ha notato qualcosa di sospetto?
- La Casa delle Catene  piena di corridoi bui, di gente che va e viene. Non era difficile avvelenare quella brocca d'acqua.
Amerotke lo conged, poi rimase a lungo in silenzio.
Valu si raddrizz sulla sedia: - Mio signore, quella donna aveva ragione, abbiamo colto il fiore, ma non le sue radici.  una faccenda seria, sono molto spaventato!
- Anch'io - mormor Amerotke.

4.

Fortunatamente, quando Shufoy e Amerotke arrivarono al tempio di Iside, un'ancella si affrett a portare loro una coppa di vino di Canaan e dei dolcetti inzuppati nel succo di frutta. Un novizio li aveva accompagnati in un padiglione del giardino immerso nella luce della luna, impuki in quel momento era occupato, e sarebbe stato il giovane sacerdote a ricevere i visitatori e ad ascoltare che cosa desideravano. Tuttavia, una volta informato del motivo della loro visita, se ne and, evidentemente agitato, per poi ritornare con l'ordine di accompagnarli subito nel wabet, il luogo dell'imbalsamazione.
Il sotterraneo era molto diverso dai giardini esotici del tempio; era una lunga camera dal soffitt basso illuminata da torce e lumini a olio, che emanavano un fumo acre. Amerotke aveva l'impressione di trovarsi in un incubo, anche se era abituato a esaminare i cadaveri delle vittime di omicidi. Alcuni calderoni ribollivano sul fuoco e sui tavoli erano distesi, come pezzi di carne qualunque, corpi in vari stadi del processo d'imbalsamazione. Erano leggermente inclinati, in modo che gli umori sgocciolassero nei vasi di terracotta ai piedi dei tavoli. Sacerdoti mascherati da sciacalli, falchi, arieti, o con la stessa maschera sorridente di Iside, si muovevano come sonnambuli, intonando inni funebri.
Intorno ai tavoli erano disposti gli alti canopi in cui sarebbero state conservate le interiora dei defunti. L'odore dei sali di natron, nei quali i corpi privati dell'intestino venivano immersi per procedere all'essiccazione, era nauseabondo. Mentre i sacerdoti avvolgevano le mummie nelle bende, si liberava nell'aria un profumo pungente di mirra, incenso e cassia. Un novizio stava estraendo con un gancio di metallo il cervello di un cadavere dalle narici del naso. In una stanza attigua, i corpi non ancora trattati erano ricoperti da sudari coi geroglifici sacri del Libro di Thoth, che li avrebbero protetti prima del rito funebre. Seduto su uno sgabello, lo Scriba dei Morti annotava scrupolosamente ogni nuovo arrivo.
- Quella  una professione fortunata - sussurr Amerotke al suo servo. - La penna  pi dolce del vino e il papiro  una ricchezza pi grande di qualunque vestito o ornamento. Chi sa scrivere  pi ricco di una tomba della Valle dei Re.
- Io dico che un mercante astuto pu essere molto pi ricco - sbuff Shufoy.
Intanto il novizio aveva scoperto un orribile cadavere dal volto distorto dall'agonia. Era il corpo massiccio e sfregiato di un soldato. Quando gli fu rimosso il perizoma insanguinato, il giudice not inorridito che era stato evirato.
- Chi pu aver fatto questo, per tutti gli orrori dell'Egitto?
Shufoy, e persino il sacerdote, avevano avuto un conato di vomito. Era stata una morte orribile. Evirare un uomo era la massima indegnit, e un cadavere incompleto non avrebbe mai raggiunto l'Estremo Occidente, perch anche il suo Ka sarebbe stato incompleto.
Gli era stato strappato anche il cuore, quindi il destino dell'uomo sarebbe stato segnato. Non essendoci un cuore da poter pesare sulla bilancia della giustizia, anche la sua anima sarebbe morta. Se gli dei non avessero avuto piet di lui, avrebbe vagato per l'eternit nelle tenebre dell'Am-Duat.
- Cos' successo?
- Il gran sacerdote Impuki vi dir tutto. Comunque, quando stamattina Mafdet non ha ripreso servizio, un messo  andato a chiamarlo. La porta della sua casa era aperta e le lampade erano esaurite. C'era un puzzo nauseabondo. Il messo ha capito che qualcosa non andava e ha chiamato le guardie. Mafdet era stato denudato, legato e imbavagliato. Il letto era tutto insanguinato. Hanno stabilito che la sua birra era stata drogata. Mentre dormiva, qualcuno lo ha atrocemente assassinato.
- Ma perch?
Il novizio sgran gli occhi come un gufo.
- Non lo so.
Si affrett a ricoprire il cadavere, poi scopr il corpo di un sessantenne scarno dalle lunghe braccia e dalle gambe da ragno. Il volto era composto, con gli occhi chiusi da scarabei sacri.
- Questo  Sese, il padre della signora Nethba.  morto da qualche giorno, e il corpo  stato tenuto al fresco prima di essere portato qui.
Amerotke vide che non vi erano tracce di violenza sul corpo, segnato unicamente dall'et e dalla malattia, e lo fece subito ricoprire.
- Com' morto?
Il novizio consult un papiro: - Aveva violenti dolori allo stomaco, e quando andava di corpo aveva forti emorragie. Gli  stato somministrato del succo di papavero non diluito, ed  passato dal sonno alla morte.
- Amerotke, mio signore.
Il giudice salut un giovane con la tunica a frange dei sacerdoti di alto rango.
- Io sono Paser, sacerdote della cappella reale del tempio di Iside, il signore Impuki  pronto a ricevervi.
Era un giovane di media altezza col cranio rasato, gli occhi gentili, il viso effeminato, il naso corto e la bocca sorridente. Al collo portava un ciondolo con la dea Iside che allattava il piccolo Horus, un tema ripreso anche nei braccialetti di ceramica che aveva al polso. L'abito immacolato era profumatissimo. II tacco di uno dei suoi saldali era notevolmente pi alto dell'altro.
- Purtroppo sono nato con una gamba pi corta dell'altra. Mia madre temeva che sarei rimasto uno storpio per tutta la vita, e mi ha consegnato alla Casa della Vita perch mi potessi rafforzare. Guardate che meraviglie possono fare le preghiere e un tacco robusto!
Li port in un cortile deserto dove una fontana circondata da bracieri zampillava nel cielo notturno. La casa del gran sacerdote era nascosta dai cipressi e aveva uno splendido porticato. Sulle pareti dorate erano rappresentate le imprese di Iside contro il perfido Seth. Il piccolo vestibolo era di un opulento splendore. Le colonne avevano i capitelli dorati a foglia di palma e nel pavimento di marmo si apriva una vasca di purificazione sulla cui superficie galleggiavano dei fiori di loto azzurri e profumati.
Impuki e la moglie Thena erano seduti su un palchetto protetto da veli in fondo all'atrio, davanti a tavolini con piatti che mandavano un profumo delizioso. Impuki scese per accogliere i visitatori e per invitarli a prendere parte al banchetto. Nonostante i servi fossero in attesa nell'ombra, fu lo stesso gran sacerdote a servire il vino bianco nelle coppe tempestate di gemme e a servire nei piatti d'argento del pollo speziato condito col riso.
Negli affreschi sulle pareti sembrava che Iside fosse rappresentata con le vesti coperte di gemme, ma in realt le sue immagini mascheravano una nicchia con dei lumi a olio dentro vasi d'alabastro, che illuminavano l'ambiente e producevano un raffinato effetto artistico e decorativo. I tovaglioli immacolati avevano frange dorate e anche le posate erano di metalli preziosi.
Impuki era alto e col naso pronunciato, gli occhi profondamente incassati nelle orbite e la voce gentile ma ferma. Thena doveva essere stata molto bella da giovane. Adesso aveva raggiunto la mezz'et, ma aveva il portamento di una regina. II volto altero dagli zigomi alti era illuminato da occhi ridenti e maliziosi. Subito si mise a scherzare sull'anello portafortuna che Shufoy aveva al dito.
Entrambi indossavano, come Paser, una veste con le frange azzurre e la cintura rosso-oro, i colori di Iside. Thena era piuttosto piccola e scherzosamente paragonava la propria altezza a quella del nano, in attesa che il marito finisse di servire e intonasse la preghiera di ringraziamento.
Impuki sbriciol un pezzo di pane e mastic cautamente un boccone di carne.
- Mi dispiace di avervi fatto attendere, ma le giornate al tempio sono lunghe e ho sempre molte cose da fare. So che cosa state pensando: un medico dovrebbe sapere che non bisogna mangiare troppo tardi. Ma siamo abituati a cenare col fresco, poi facciamo una passeggiata in giardino o una nuotata nella vasca.
- Tutti e tre? - chiese Shufoy.
- E circondati dalle guardie - rise Thena. - D tempio  pieno di serpenti ed  vicino al fiume, quindi non  escluso che un coccodrillo o una vipera cornuta ci venga a far visita. Oh, scusate, ho saputo del generale Suten... - Quindi distolse lo sguardo imbarazzata e torn a mangiare.
Paser fece una smorfia.
- Sappiamo anche che avete condannato quei ladri sacrileghi! Rubare nelle tombe dei nobili, dei re! Pare che abbiano saccheggiato anche il sepolcro di Rahimere, che era stato sepolto in gran segreto perch era caduto in disgrazia. La sua vedova  morta di recente, povera donna!
- Diteci cos' successo - lo interruppe Thena.
Il racconto di Amerotke fu interrotto solo dal canto di un usignolo.
- Non  selvatico - spieg Impuki. - Lo teniamo in una gabbia appesa a un albero. Ha un canto spettrale, per molto suggestivo... ma torniamo alle nostre questioni.
Amerotke non aveva fame per la troppa agitazione di quella giornata, e mangiava solo per cortesia.
- Siamo qui per Sese, il padre di Nethba.
Impuki sospir.
- Aveva passato i sessantanni, mio signore. Vomitava sangue e aveva forti dolori di stomaco. Gli architetti lavorano nelle cave, e soffrono spesso di malattie polmonari, ma non era il suo caso. Lui soffriva di stomaco, come vi ho detto. L'ho esaminato attentamente e ho notato un tumore o un ascesso sul fianco sinistro, qui in basso. - E indic il punto con la mano. - Aveva anche un tumore simile nell'ano, all'inizio dell'intestino retto. Sese non poteva vivere, i suoi organi erano ormai marci. Sanguinava a causa dell'ostruzione causata dai tumori. Potei dargli solo del succo di papavero per calmare il dolore negli ultimi giorni di vita.
- Nethba dice che stava bene.
- Nella Casa del Crepuscolo - disse Thena - ci sono uomini apparentemente pi sani di noi, che per hanno solo pochi giorni di vita. Vi sono morti rapide e silenziose. Mio marito ha ragione. Sese aveva una malattia che non potevamo guarire.
- Ha lasciato un legato al tempio?
Impuki allarg le braccia in segno di disperazione.
- Questo  uno dei templi pi ricchi di Tebe. Visitate i nostri granai, i nostri giardini! Non abbiamo bisogno di nessun lascito, ma la gente come Sese ci  grata per le cure che offriamo e per la nostra gentilezza.
Amerotke annu e Paser tamburell le unghie sul tavolo.
- Ci sono casi molto pi importanti da risolvere. Qualunque medico vi potr dire che Sese  morto di morte naturale e che ha ricevuto tutte le cure possibili. Io sono il ciambellano del tempio e tutto  sotto la mia responsabilit. Ma credo che non siate qui solo per quel vecchio...
Amerotke pos la coppa.
-  vero, il vostro capitano delle guardie  stato evirato e gli hanno strappato il cuore. Mafdet era un veterano e un alto funzionario di uno dei pi ricchi templi di Tebe, come dite voi. Chi l'ha ucciso, e perch? E poi quattro heset sono scomparse. Erano vergini consacrate alla dea Iside, figlie di ricchi mercanti che si sono rivolti alla divina Hatusu per conoscere la loro sorte. Ma cominciamo da Mafdet...
Paser rispose con rabbia: - Sar pure stato molto rispettato alla Casa della Guerra, ma era un ladro e un ciarlatano!
- Un ladro?
- Capitava spesso che venissero commessi dei furti nella Casa delle Pozioni, dove si trovano i farmaci che noi prepariamo o compriamo a peso d'oro in altri paesi. Si tratta di pozioni preziose, come per esempio il succo di papavero, e qualcuno le rubava, saccheggiando le giare in cui erano contenute.
- E quel qualcuno era Mafdet?
- I furti sono cominciati un anno fa, quando  arrivato qui.
- Non vi piaceva?
- Era pigro e insolente - disse Impuki. - Beveva troppo e si pavoneggiava con le ragazze del tempio. Si vantava di essere stato al servizio di Rahimere, ma forse poi si  ricordato che era caduto in disgrazia e allora  diventato pi cauto e ha cominciato a sbandierare la raccomandazione del potente generale Omendap. Ma era solo uno spaccone, per di pi pigro. La notte in cui fu ucciso gli avevo ordinato di ritrovare le heset...
- Di notte? - si stup Shufoy.
Impuki si pul col tovagliolo.
- Negli ultimi mesi sono scomparse quattro ragazze. La prima  svanita al tramonto, poi, qualche settimana dopo, altre due sono sparite nel nulla. L'ultima scomparsa  avvenuta il mese scorso. Le heset sono diverse in ogni tempio - sorrise tristemente il gran sacerdote. - Alcune sono danzatrici professioniste, e come tali si comportano. Le nostre invece sono delle vergini consacrate alla dea. Figlie della divina Madre, Colei che vive nella luce eterna. Sono di buona famiglia e vivono nel lusso, come si conviene al loro alto rango. - Sollev una mano. - Nella storia del nostro tempio non era mai capitato che una di loro fuggisse. Ci sono stati degli scandali, com' purtroppo naturale che succedano. Le belle ragazze attraggono sempre soldati e cortigiani in visita, ma...
- Ma non friggono solo per questo, volete dire?
- Certo che no. Non era mai successo! Magari hanno delle tresche segrete, e a volte vengono persino violentate,  gi capitato purtroppo, ma fuggire di qui...
Thena annu.
- Quando il padre della divina Hatusu torn dalla guerra nel regno di Canaan, due suoi ufficiali violentarono una heset e furono impalati sulle rupi di Tebe. Ma perch dovrebbero fuggire? Qui le coccoliamo, le viziamo.  l'unico posto che conoscono, qui si sentono al sicuro. Fuori sarebbero come gazzelle tra le iene. Noi crediamo che siano ancora qui, mio signore. Che la Grande Madre abbia piet di noi! Forse sono state uccise e sepolte nei giardini del tempio, che  come una piccola citt, coi suoi parchi e i suoi frutteti. Ci sono posti in cui andiamo molto di rado...
- Sospettavate di Mafdet?
- Era un soldato, mio signore Amerotke - disse Impulci. - Gli piacevano le donne, ma non era sposato e frequentava spesso le case di piacere. Come ho gi detto, faceva il galletto con le ragazze.
- Le heset erano sue amiche?
- Lui diceva di s, ma sono ragazzette immature. Mia moglie  responsabile della loro sicurezza e spesso redarguiva Mafdet per come si comportava con loro...
Thena annu.
- Se non vi piaceva, chi vi ha costretti ad assumerlo? - comment Shufoy.
- Il vostro piccolo servo conosce bene il mondo - sorrise Impuki. - Mafdet fu raccomandato da Omendap e Suten, due generali della Casa della Guerra. Non potevamo di certo opporci alla volont della divina Hatusu!
- Mafdet era un uomo forte e avvezzo alla violenza - disse Amerotke. - Conosceva bene il tempio e amava la birra e le donne. Volete dire che pu aver stuprato e ucciso le heset per poi seppellirle nel parco?
- Le sparizioni sono cominciate dopo il suo arrivo qui.
- Un buon movente per ucciderlo. Non sembra che voi tre lo rimpiangerete molto!
Paser si mise a ridere.
- Mio signore, i fedeli ci considerano devoti sacerdoti che pregano la dea Madre tra sbuffi d'incenso. Eppure, anche tra di noi ci sono odi e inimicizie. Ci sono dei sacerdoti che non mi piacciono e io non piaccio a loro. Per non per questo siamo degli assassini.
- Cos' successo quella notte?
- Io lo avevo rimproverato per la sua arroganza, quella sera - raccont Impuki. - Poi lui se n' andato a casa, ha bevuto della birra e...
- E la birra era stata drogata coi semi di papavero, vero?
- Gi - annu Paser. - Cos l'assassino ha potuto legarlo e fare quello che ha fatto. Ma noi eravamo qui, chiedetelo alle guardie, o ai nostri servitori! Abbiamo lavorato fino a tardi per preparare la festa del Giubileo. Ci siamo coricati a notte fonda e non abbiamo mai lasciato quest'edificio.
- Non avete notato nulla di sospetto?
- Se fosse stato cos, ve lo avremmo detto - disse Impuki.
Amerotke mastic un pezzo di carne e bevve un sorso di vino, dolce e squisito. Era tardi, ma era ancora sveglio e attento. Era contento di trovarsi l, perch quell'opulento banchetto in quella splendida cornice aveva cancellato le immagini della tragica morte di Sithia e dell'aggressione degli uomini vestiti di nero.
- Sono scomparse quattro ragazze, mia signora. Posso parlare alle loro amiche?
- Ma certo!
- Nessuna di loro ha notato qualcosa di strano?
- Sono sparite come se non fossero mai esistite. Erano ragazze al servizio della divina Madre. Amavano cantare, danzare e spettegolare. A volte amoreggiavano scioccamente con le guardie e i sacerdoti, non vedevano l'ora che ci fosse qualche festa o che i parenti venissero a trovarle. E poi sono scomparse, cos, all'improvviso! Quattro ragazze in cinque mesi, mio signore!
- Avete perquisito il tempio? - chiese Shufoy.
- Per quanto ci  stato possibile. Ci sono posti in cui un cadavere potrebbe rimanere sepolto per anni, senza che nessuno lo noti.
L'uccello aveva smesso di cantare e si udiva solo il fruscio della brezza tra gli alberi. Il profumo dell'erba appena tagliata e dei fiori ricord ad Amerotke il suo giardino.
- Mi avete ricordato la morte di Suten. Il generale aveva messo dei semi di papavero nel vino.
- Suten era un eroe di guerra e un abile condottiero - disse Impuki - ma non poteva sfuggire ai suoi incubi e alle sue paure, dopo ci che gli era successo nel deserto. Spesso mi chiedeva consiglio, ma io posso curare il corpo, non la mente. Lui viveva in un mondo di ombre spaventose. Si era mostrato molto coraggioso quando i Libici lo avevano catturato, ma la paura non lo aveva pi lasciato. Sapete che l'auriga che era stato fatto prigioniero con lui si suicid gettandosi nel Nilo?
- E voi gli prescrivevate dei semi di papavero?
- Lo avevo visitato per vedere se avesse qualche malattia, e un Guardiano dell'Ano gli aveva controllato le feci e le urine. Non aveva nulla che non andasse. Solo qualche problema di stomaco causato dallo spirito, non dal corpo.
- Vi parlava dei suoi familiari?
- Adorava la moglie ed era lieto di avere dei fedeli servitori come Menna ed Heby. Gli avevo dato dei semi perch potesse dormire di notte, ma lui non l'aveva detto a nessuno. La sua morte mi ha atterrito. E pensare che veniva spesso a consultare la nostra biblioteca! Paser  il nostro bibliotecario, sapete?
- E cosa faceva in biblioteca? - chiese Amerotke.
- Oh, era molto orgoglioso delle sue memorie - spieg Paser. - II suo reggimento era consacrato alla dea Iside, e il suo squadrone aveva come simbolo la Rondine sacra alla dea. Quindi veniva qui per consultare la sua storia nei nostri archivi.
- L'hanno assassinato? - domand Thena. - Si dice che mentre dormiva gli hanno messo addosso dei serpenti. Chiss Cos' successo realmente. - E diede un'occhiata al marito.
- Mia moglie vuol dire che Suten ripeteva spesso di volersi liberare dei propri incubi. Diceva di avere dentro un demone e di volerlo esorcizzare.
Shufoy era molto interessato, perch gli sarebbe piaciuto da tempo fare l'esorcista.
- E voi ci credevate? - chiese Amerotke.
- Sono convinto che lo spirito si possa ammalare come il corpo. Suten mi chiedeva cosa gli sarebbe successo se avesse fatto un sacrificio agli dei e poi fosse entrato in una stanza piena di serpenti per ripetere la sua tragica esperienza. Ci sono persone che temono gli spazi aperti, o che non sopportano di restare chiuse in un luogo angusto. Hanno delle reazioni inconsulte: si spaventano, si fanno prendere dal panico, sudano come un maratoneta dopo una corsa. A volte le sedo con dei semi di papavero e poi faccio ripetere loro l'esperienza che le sconvolge.
- Non starete dicendo che potrebbe essere stato Suten stesso a mettere i serpenti sulla terrazza, vero? - Amerotke pos di scatto la coppa di vino.
- L'intera citt parla della sua morte. Suten era molto noto e stasera tutti discuteranno di ci che si  detto nella Sala delle Due Verit, il generale era solo sulla terrazza, sorvegliato da un servo fedele, eppure  stato ucciso dalle creature che pi temeva. Io mi chiedo se, da soldato valoroso, non avesse cercato di confrontarsi col suo nemico, col suo incubo personale.
Amerotke non credeva molto a quell'assurda teoria, che tuttavia avrebbe risolto un enigma davvero misterioso.
- Questo non spiega come abbia fatto a portare sul tetto due decine di vipere cornute - protest Shufoy. - Non le hanno viste quando hanno perquisito la terrazza? E se le ha portate di sopra dopo cena, com' che nessuno l'ha notato? E poi, perch far perquisire il tetto, se sapeva gi cosa sarebbe successo dopo?
- Lupherna sostiene che non le aveva detto del sedativo. Suten era, un soldato e non voleva che si parlasse troppo dei suoi terrori e di come intendeva superarli - spieg il gran sacerdote. - Per, non so davvero dove abbia trovato tutti quei serpenti!
- Un generale pu contare sull'aiuto silenzioso di molti vecchi soldati - disse Amerotke.
Il giudice avrebbe voluto continuare a discutere, ma lo stridente clangore dei cembali ruppe il silenzio. Si sentiva della gente chiamare e giungere di corsa. Impuki si precipit alla finestra, dalla quale proveniva un puzzo di bruciato. Un servo accorse gridando: - Mio signore,  scoppiato un incendio al corpo di guardia e non riusciamo a controllarlo!
Paser balz in piedi rovesciando il tavolino. Corsero nel giardino invaso da un fumo acre, che copriva il profumo fragrante dei fiori. Ai cembali rispose il lungo gemito del corno d'allarme. Attraversarono il giardino, in mezzo a uccelli atterriti e gazzelle. I fiori dei melograni scintillavano scarlatti e spettrali nelle tenebre. Dietro a un muro scorsero un vero e proprio inferno. Le fiamme uscivano ruggendo dalle finestre di un edificio leggermente discosto dagli altri e stavano gi per raggiungere la terrazza del tetto, che croll fragorosamente appena Amerotke e gli altri giunsero sul posto. Le guardie avevano cercato di organizzare una catena ordinata di uomini armati di secchi che attingevano l'acqua dalle fontane del giardino, ma il loro intervento era inutile. L'incendio era incontrollabile, e presto dovettero arrendersi.
- Che la Grande Madre ci protegga,  la casa di Mafdet - sussurr Thena.
Amerotke era abbastanza esperto di incendi dolosi per credere che si trattasse di una casualit. Era stato troppo rapido e violento per essere un incendio accidentale.
Shufoy era senza fiato, perch aveva dovuto mettersi a correre per raggiungere gli altri. Prese per mano il padrone, con affetto: - E stato l'assassino, vero?
- Sento puzza d'olio anche da qui - disse Paser, alle loro spalle. -  stato un incendio doloso, mio signore. L'assassino ha voluto terminare la sua opera.
Era molto pi probabile invece che avesse voluto nascondere qualcosa. Purtroppo Amerotke non aveva avuto la possibilit di perquisire la casa. Avrebbe dovuto pensarci subito...
-  mezzanotte passata. Vi fermerete qui, mio signore? - chiese Paser.
Amerotke annu.
Guardarono il fuoco che cominciava a estinguersi dopo aver distrutto l'intera abitazione. Nessuno aveva visto degli estranei aggirarsi nel tempio, e non si sapeva nemmeno come l'incendio fosse iniziato. Amerotke si volt dall'altra parte, con gli occhi e il naso irritati dal fumo. Paser lo accompagn insieme al servo in una graziosa foresteria in uno dei giardini pi lontani dal tempio. Al momento era vuota, ma le camere da letto erano pronte per accogliere eventuali visitatori e al pianterreno vi era una cucina con refettorio e sala di ricevimento. Paser Sali con loro al piano superiore per controllare che avessero tutto il necessario e li inform che avrebbe fatto portare birra e vino, mentre la lavanderia del tempio si sarebbe occupata dei loro abiti. I comodi letti erano protetti dalle zanzariere. La stanza di Shufoy era attigua a quella del padrone e il nano guard con ammirazione i bauli, gli sgabelli e le sedie intarsiati con complessi fregi ornamentali in cui era ricorrente il nodo di Iside.
Quando rimasero soli, Amerotke si stiracchi per alleggerire la tensione.
- Vorrei che fossimo a casa, ma  troppo pericoloso andare in giro di notte.
- Avete paura, mio signore?
Amerotke strinse affettuosamente la spalla del nano.
- Non solo, sono letteralmente atterrito, e dovresti esserlo anche tu. Oggi sono stato aggredito da sicari professionisti nel mio stesso tempio. Sithia  stata uccisa, anche se era strettamente sorvegliata. Ma non voglio che Norfret si preoccupi. Dir ad Asural di mettere delle sentinelle di guardia alla nostra casa. Ogni centimetro dovr essere sorvegliato, mia moglie non deve correre rischi!
Andarono a lavarsi di sotto, e a ungersi con oli profumati, poi una schiava assonnata venne a ritirare i loro abiti per lavarli. Aveva cos sonno che Amerotke dovette accompagnarla alla porta. Shufoy and a prendere due boccali di birra in cucina e il padrone li annus attentamente prima di bere. Rimasero a chiacchierare per un po', mentre i rumori del tempio lentamente si affievolivano. Amerotke si chiese chi avesse ucciso Mafdet, e se la casa era stata distrutta per vendetta o per nascondere qualche traccia. Bussarono alla porta, e un servo consegn ad Amerotke un regalo del gran sacerdote.
Dentro un sacchetto vi erano delle rozze statuine di cera che rappresentavano un uomo, una donna e tre bambini.
- Uno  un nano - mormor Shufoy.
Amerotke era nauseato e sbigottito. La statuina dell'uomo aveva delle spine piantate nella testa e nel cuore ed era immersa nel sangue e nelle feci.
-  una maledizione.
Nel sacchetto vi era anche uno scarabeo nero con la figura bianca di un arciere inginocchiato. Vi era anche un brandello di pergamena, ma Amerotke lo gett via con rabbia. Shufoy lo prese e lesse le invettive scritte col sangue: - All'alba, di notte o a mezzogiorno, i Divoratori saranno sulla tua soglia. I Demoni del fiume dalle grandi fauci mostruose ti seguiranno come un'ombra e la dea dal Manto Rosso ti scatener contro gli orrori dell'oltretomba."
Prima che Shufoy potesse fermarlo, Amerotke corse fuori, nella notte. La gelida aria notturna lo dest e gli fece capire il suo errore. Due assassini spuntarono dall'oscurit, uno a destra e l'altro a sinistra. Amerotke indietreggi, afferr il palo che reggeva una vite rampicante e cerc di raggiungere la porta, ma il palo lo intralci e il primo sicario gli balz addosso. Il giudice sferr un pugno all'uomo intabarrato di nero e lo mand a gambe all'aria tra i vasi di fiori. Poi si gir di scatto per parare il colpo mortale del secondo assassino, usando il palo come fosse una lancia. Sfortunatamente colp l'uomo soltanto sul braccio e il sicario torn all'attacco, armato di scure e pugnale.
Atterrito, Amerotke inizi con lui una danza mortale, all'oscuro di dove si trovasse in quel momento il suo complice.
Per fortuna Shufoy balz dalla porta come se fosse stato scagliato da una fionda e si gett sul sicario tra i vasi, prima che potesse riprendersi dalla caduta rovinosa. Amerotke era per troppo impegnato a difendersi dal secondo uomo per poterlo aiutare. La nera figura dell'assassino balzava da destra a sinistra, cercando di colpirlo. Il sicario dal barracano nero fissava l'avversario con occhi lampeggianti d'odio e di collera. Amerotke lo colp al petto col palo, ma quello torn subito alla carica.
Il giudice si gett a sinistra, ma perse l'equilibrio e cadde in ginocchio. Disperato, not delle altre figure che stavano sopraggiungendo. L'avversario si era portato alla sua estrema sinistra e adesso cercava di colpirlo col pugnale, che teneva stretto con entrambe le mani. Un'ombra comparve per alle sue spalle e lo atterr con una randellata.
Amerotke si appoggi al muro. Shufoy era accanto a lui, con le vesti insanguinate e un coltello in mano. Paser afferr il braccio del giudice e lo fece sedere nell'ingresso della foresteria. Shufoy si accucci come un cane ai piedi del padrone. Amerotke non la smetteva di tremare e si teneva una mano sulla bocca per non vomitare.
- State bene? Volete del vino? - gli chiese Paser.
Amerotke non riusciva a parlare. La voce del sacerdote gli giungeva come da molto lontano.
- Passeggiavo tra i cipressi quando ho sentito le vostre grida e ho dato l'allarme. Shufoy sta bene, ma  tutto coperto di sangue. Non siete ferito?
Amerotke scosse il capo.
- Un assassino  morto, ma l'altro  solo svenuto.
Amerotke si copr il volto con le mani.
- Era una trappola - comment Shufoy. - Il mio padrone ha rincorso il falso servo che ci aveva recapitato quel sacchetto. Un vecchio trucco dei bassifondi: i suoi complici erano in agguato, pronti ad aggredirlo. Ma sarebbero entrati lo stesso nella foresteria, se non fosse uscito. Avevano il compito di ucciderci. Ci vogliono morti, padrone!

5.

Amerotke si lav la faccia con acqua mista a polvere di portulaca per rimettersi in sesto. Impuki arriv con la stola di giaguaro da gran sacerdote. Era molto agitato e si scus infinite volte per l'aggressione. Volle controllare personalmente che i due visitatori non fossero feriti, poi li unse con l'olio sacro e scrisse sulla porta le parole "pace e "felicit. Quindi il gran sacerdote and a interrogare le guardie, ma non prima di aver fatto servire del succo di frutta e una deliziosa torta di nocciole e polpa di mele. Amerotke pens che forse i medici del tempio vi avevano aggiunto qualche sedativo.
Shufoy si vantava della sua abilit di guerriero, per nulla turbato dal fatto di aver ucciso un uomo. Il nano era indignato dall'ingenuit del padrone.
-  un vecchio trucco recapitare una minaccia e attendere che chi l'ha ricevuta esca per inseguire il messaggero. Sono molto arrabbiato, avrebbero potuto uccidervi!
Amerotke scoppi a ridere.
- Io mi chiedo invece perch fossero soltanto in due!
- Era troppo pericoloso venire in forze. Due uomini possono scivolare nelle tenebre e attendere l'occasione propizia per colpire. Un drappello, invece, avrebbe subito destato l'attenzione.
- Potevano usare le frecce.
- Nel buio? Gli assassini viaggiano sempre in coppia, e poi devono riferire a chi li paga che la vittima  morta, non soltanto ferita.
Paser fece portare dalle guardie l'assassino ferito. Gli avevano fasciato la testa e gli avevano legato le mani dietro la schiena con dei brandelli di stoffa strappati dalla sua tunica. Era un ex soldato, a giudicare dalle cicatrici sul petto. Fu costretto a inginocchiarsi ai piedi di Amerotke. Aveva il naso corto e schiacciato e gli occhi ravvicinati e luccicanti. Le labbra gonfie mettevano in mostra i denti anneriti, il suo corpo puzzava di oli a poco prezzo. Invece di mostrarsi impaurito, inton un inno alla dea del Silenzio.
- Rispondi alle mie domande - cominci Amerotke, ma l'uomo gli sput addosso.
Amerotke gli diede un ceffone.
- Sei un Sebaus?
- Sono Set-qesum, lo Spezzaossa.
- Perch sei qui?
- Per fare un sacrificio di sangue.
- Chi ti ha mandato?
- Il carnefice.
- Dove vive?
- Nelle tenebre dell'oltretomba.
Il prigioniero si esprimeva ostinatamente con le frasi del Libro dei Morti. Era probabile che non fosse solo un soldato, ma anche un sacerdote caduto in disgrazia. Amerotke gli diede un altro ceffone.
- Ricominciamo. Chi sei?
- Lo Spezzaossa, il Divoratore di Ombre - sghignazz l'uomo.
Paser mostr al giudice uno scarabeo nero con un arciere inginocchiato.
- Gli abbiamo trovato addosso questo, e qualche moneta d'argento.
- Chi sei? - ripet Amerotke.
- Il Bevitore di Sangue!
- Portatelo via, verr recluso sotto stretta sorveglianza nella Casa delle Catene del tempio di Maat. Dite ad Asural che deve essere incatenato e che una guardia dovr stazionare davanti alla porta della cella. Solo Asural potr portargli da bere e da mangiare.
Paser port via il prigioniero, poi and a chiedere al giudice se voleva del liquore per dormire meglio. Amerotke rifiut e Paser lo inform che gli avrebbe lasciato delle guardie.
- Davvero non volete bere...
- Soprattutto non voglio le vostre polveri che fanno sognare - sorrise Amerotke. - Per sono lieto che siate accorso in mio aiuto. Vi devo la vita. - Gli strinse la mano.
- Fortunatamente non riuscivo a dormire. Avrei bisogno io di un buon liquore o di una delle nostre pozioni. Ma adesso potete dormire tranquilli, sarete pi protetti della divina Hatusu.
Shufoy avrebbe voluto chiacchierare ancora, ma il padrone era troppo stanco e and subito a dormire. Sdraiato a letto, per, rimase a lungo a fissare il soffitto, pregando Maat di proteggere lui e la sua famiglia.
All'alba il suo sonno fu disturbato dalle grida delle bestie che venivano sacrificate alla dea Madre e dal fumo delle pire sacrificali che odorava di sangue e carne bruciata. I richiami delle guardie all'esterno lo tranquillizzarono e si riaddorment immediatamente.
Si risvegli a met mattina, si vest con gli abiti lavati di fresco che la schiava gli aveva silenziosamente riportato, poi fece colazione con Shufoy, godendosi la brezza mattutina sotto un sicomoro accanto al quale pascolavano le gazzelle addomesticate. I servi gli avevano portato delle quaglie arrosto e del pane addolcito col miele.
- Come sono entrati gli assassini? - gli chiese il nano.
Amerotke pieg il capo per sentire dei cori in lontananza che inneggiavano alla dea Madre. Evidentemente il maestro del coro stava facendo le prove mattutine.
Shufoy gli agit una mano davanti agli occhi.
- Vi ho fatto una domanda!
- Non lo so, Shufoy!  facile scalare un muro, e naturalmente sapevano che eravamo qui.
Paser, Thena e Impuki arrivarono con le loro vesti abbellite dalle cinture coi colori sacri alla dea. I servi portarono dei cuscini perch potessero sedersi sul prato. Thena chiese ai visitatori se avevano dormito bene e Impuki si scus di nuovo per l'aggressione.
- Ho pregato per voi, stamattina, e poi ho rimproverato le guardie - disse in tono duro. - Si sono giustificati dicendo che la morte di Mafdet li ha scombussolati. Il muro di cinta  controllato dalle pattuglie, ma il nostro servizio di sorveglianza lascia un po' a desiderare, purtroppo!
- E chi ha informato i sicari? - sbuff Shufoy.
Impuki lo guard e scosse il capo.
- Non saprei.
- E l'incendio? - chiese Amerotke.
- Non  stato un incidente, e certamente  stato appiccato dagli intrusi. Hanno usato almeno due otri d'olio. La casa  ridotta in cenere. Ho avvertito la divina Hatusu, che altro potevo fare? - concluse debolmente Impuki.
Amerotke guard il volto rugoso, astuto e sardonico del gran sacerdote. Shufoy aveva ragione, era molto difficile scalare le alte mura del tempio senza farsi scoprire dalle sentinelle. E i due assalitori dovevano aver portato con s delle torce e degli otri d'olio. Impuki rimase in silenzio a guardare un avvoltoio che volteggiava nel cielo. Thena era il ritratto dell'eleganza e della serenit, con gli orecchini intonati alla collana e alla spilla di ceramica blu. Erano persone potenti, e possedevano il sigillo imperiale, che permetteva a merci e persone di passare i confini senza subire controlli. Il capo dei ladri doveva essere un uomo influente come Impuki, un membro del gran consiglio, amico della regina.
Il gran sacerdote guard il giudice.
- Mi sembrate perplesso, mio signore.
- Perplesso e sospettoso. Vorrei visitare il tempio e la Casa del Crepuscolo, e controllare il muro di cinta. - Si freg le mani.
- Non allontanatevi da qui senza scorta - lo ammon Paser.
Stava strappando dei fili d'erba, ed era molto turbato. Nonostante l'effeminata eleganza, non riusciva a star fermo. Era sempre cos irrequieto, o c'era qualcosa che lo preoccupava? Gli occhi scuri e sorridenti fissarono il giudice come se gli avesse letto nel pensiero: - Ho sempre molte cose da fare, ma non ho abbastanza tempo. Devo controllare i granai, visitare i pazienti e i pellegrini, fare i conti della giornata...
Amerotke cerc di ricordare da quanto tempo Impuki era gran sacerdote. Erano anni che ne sentiva parlare. Doveva essere stato nominato da Tutmosi I, il padre di Hatusu. Certo, era pi noto per la sua abilit di medico che per la sua religiosit...
- Siete sempre stato qui? - gli chiese Amerotke.
Impuki batt la mano su quella della moglie.
- Sin da ragazzo, ed  qui che ho conosciuto Thena. - Strizz gli occhi verso il cielo. - Ci siamo sposati davanti alla statua della dea Madre quindici anni fa.
- Non avete figli?
Il volto di Thena s'indur, quando rispose con voce rotta: -  stata la peste a portarceli via. Le preghiere, l'incenso e i sacrifici non sono bastati. Erano bellissimi. - Aveva le lacrime agli occhi. - Il bambino aveva sette anni, la bambina quattro. La febbre e la tosse arrivarono all'improvviso. Mio marito fece tutto quello che poteva, e io li vegliai per giorni, ma era come cercare di fermare il sole o la pioggia. Cos, se ne sono andati. - Era cos angosciata che Amerotke si pent di averle fatto quella domanda. La donna si tenne lo stomaco. - Sono nella nostra tomba dall'altra parte del fiume. Io non posso avere altri figli, neanche la dea Madre potrebbe farmi questa grazia.
Eppure c'era una nota aspra nella sua voce. Amerotke non aveva mai sentito una sacerdotessa parlare cos duramente della dea che serviva. Impuki chin il capo e Paser si volt a guardare un'averla che frugava il terreno col becco. Quei tre credevano veramente? Ma anche Amerotke cominciava a dubitare degli inni dei sacerdoti, del loro incenso, dei vuoti rituali cui rispondeva l'eterno silenzio di Amon-Ra. Gli dei erano forse solo idoli di pietra creati dall'uomo per trovare una risposta alle troppe domande? Rabbrivid e si accorse che il nano lo guardava in modo strano. Il giudice dovette darsi un pizzicotto per realizzare di trovarsi in un prato fiorito di fronte a un sontuoso banchetto.
- Scusatemi. A volte, in giornate come questa, i ricordi mi assalgono... - disse Thena.
Impuki cerc di alleggerire il tono della conversazione: - Paser  il nostro figlio adottivo.  intelligente ed esperto. L'ho presentato alla regina, che gli ha sorriso benevolmente.
Paser rise nervosamente e prese per le spalle il gran sacerdote: - Seguo l'ombra di un grande maestro. Volete una guida, mio signore?
- Vorrei soltanto poter andare dove meglio credo - rispose Amerotke.
- Per non lasciate il tempio senza una scorta - gli disse il gran sacerdote.
Amerotke gli strinse la mano e glielo promise. Paser si allontan coi genitori adottivi, tenendoli sottobraccio.
Shufoy prese la roccia nera che aveva mostrato al padrone il giorno prima: - Non credo che le vostre domande gli piacciano. E neanche voi gli piacete!
Amerotke si morse il labbro e li guard entrare nel tempio.
- Vorrei solo sapere se i sacerdoti credono veramente agli dei. Thena  stata molto dura verso la dea Madre.
- Sono loro gli assassini?
- Tutti noi siamo degli assassini, almeno con il pensiero. Solo che qualcuno traduce il pensiero in azione, ed  per questo che siamo qui. - Si spazzol via le briciole dalla tunica. - Quattro heset sono scomparse e forse i loro corpi sono davvero sepolti qui in giro. Mafdet  stato ucciso e forse anche il padre di Nethba  stato aiutato a raggiungere l'aldil.
- Ma voi non ci credete, vero? - Shufoy si alz, appoggiandosi al parasole come fosse un bastone.
- No, penso che sia morto di morte naturale. Ma vorrei sapere perch una donna intelligente crede che suo padre sia stato assassinato in un tempio come questo. Andiamo, adesso. Sai che quando sono stato qui l'ultima volta ero pi piccolo di te?
Andarono al muro di cinta e lo esaminarono attentamente. Spesso era nascosto da boschetti e frutteti. Lo seguirono finch non incrociarono il muro che separava i giardini dal cortile del tempio.
- Devono essere passati di qui.
- Non possono aver scavalcato il muro in fondo, dall'altra parte? - chiese Shufoy.
- Troppo lontano. Non ho studiato la pianta del tempio, ma di qui si pu raggiungere la foresteria e la casa di Mafdet. E ci si pu nascondere facilmente nei frutteti. Le guardie hanno delle torce e la loro luce  visibile a distanza. Ma, secondo me, un traditore ha fornito loro delle informazioni. Mi chiedo solo chi sia.
Entrarono nel cortile lastricato, che aveva degli edifici bianchi a due piani su tre lati. In mezzo c'era una fontana a forma di pesce ritto sulla coda. Nell'acqua vi erano dei fiori di loto. Quelli azzurri si sarebbero dischiusi solo di notte. Amerotke mostr l'anello col sigillo a un uomo e gli chiese cos'erano quegli edifici. Il pi lungo era la Casa del Crepuscolo, e gli altri due dei magazzini e degli ambulatori.
Shufoy batteva il parasole in terra come un araldo, e Amerotke lo dovette interrompere, perch quello era un luogo di cura e il silenzio era la miglior medicina.
La Casa del Crepuscolo era un posto elegante e affollato. Il pavimento era di legno lucido e le pareti affrescate con preghiere e scene della vita di Iside. Una piccola anticamera li introdusse nello studio del medico capo, che subito si alz per accogliere il giudice. L'uomo spieg che le stanzette a pianterreno erano occupate dai pazienti pi gravi e che la lunga camera del piano di sopra era riservata ai pellegrini che desideravano chiedere una grazia alla dea. Chi toccava la grande statua di Iside nel Cortile dei Fiori doveva essere accolto e curato, qualunque malattia avesse, purch non si trattasse di una febbre infettiva. Era il sistema che usavano i poveri per farsi curare, quando erano disperati.
Il vecchio medico li condusse lungo il corridoio sul quale si aprivano delle stanzette arredate con un letto coperto di veli, un tavolino, uno sgabello e una grande finestra per far entrare aria e luce. Le stanze erano identiche e tutte erano state accuratamente lavate con erbe profumate in modo da coprire ogni altro odore. I giovani novizi s'indaffaravano a curare i malati, anche se coloro che si trovavano nella Casa del Crepuscolo avevano ben poche speranze di guarigione. Poi il medico li port nella lunga camera al piano superiore, con il soffitto alto e la duplice fila di pagliericci tra una finestra e l'altra. I letti erano separati da un tavolino con una statuetta di Iside che allattava il piccolo Horus, il pavimento era cos lucido che sembrava uno specchio. Sulle pareti imbiancate a calce le uniche decorazioni erano solo delle frasi di preghiera rivolte a Iside. Alle due estremit della stanza vi era uno scriba seduto a un tavolo.
Quella stanza linda e luminosa era la vera anticamera della morte. I letti erano protetti da spesse zanzariere. Ogni tanto un servo attraversava la sala agitando un flabello profumato. I volti dei malati erano segnati dall'et e incorniciati da capelli sporchi e spettinati. Nella sala non c'erano visitatori.
Non era possibile che Sese fosse stato assassinato in un posto del genere. Amerotke era giunto in fondo alla camera quando qualcuno lo chiam. Un vecchio aveva sollevato il capo dietro la zanzariera del letto e aveva spinto via il cuscino imbottito. Aveva il volto appuntito, la bocca sdentata, le guance incavate, ma i suoi occhi sorridenti erano vagamente familiari.
- Non vi ricordate di me, grande giudice?
Lo sforzo di sollevarsi era stato gi troppo per il vecchio. Amerotke gli si sedette accanto e gli prese la mano calda e scheletrica, con la pelle rinsecchita.
- Sono Imer, mio signore...
Amerotke chiuse gli occhi.
- Non ricordate il falegname Imer, a casa di vostro nonno, a nord di Tebe? Vi ho fatto una spada e un carretto di legno.
Amerotke non riusciva a crederci. Imer gli era sembrato vecchissimo anche allora!
L'uomo si umett le labbra secche.
- Ho passato gli ottant'anni.
- Come mi hai riconosciuto?
Imer gli sorrise.
- Dalla faccia, dal modo in cui camminate, dai vostri occhi gentili, soprattutto. Mi hanno detto che siete diventato un grande giudice, ma qui nessuno mi crede quando racconto che vi conoscevo.
- Come stai?
- Sono vecchio.  la mia unica malattia.
- Posso fare qualcosa per te?
Il medico scosse impercettibilmente il capo.
- Solo una cosa.
- Non ti porter una ragazza, Imer! Sono sempre state la tua passione - sorrise Amerotke.
La risata di Imer si trasform in un accesso di tosse.
- Voglio che una heset mi porti una coppa di vino bella piena e un buon semolino. Cos andr felice nell'Estremo Occidente.
- Vedr cosa posso fare. - Lo baci sulla fronte e se ne and.
Il medico gli sussurr: - Imer non durer pi di due o tre giorni. Ma prima del tramonto vi prometto che una heset gli servir un semolino e una coppa di vino.
Amerotke gli strinse la mano: - Siete un medico compassionevole, e non posso che complimentarmi con voi. Ma cosa sar di lui? Sar sepolto con tutti i crismi?
- Il tempio ha un suo mausoleo dall'altra parte del fiume, la Divina Casa della Piet. Imer non riposer come un faraone, ma raggiunger onorevolmente il padre Osiride.
Amerotke usc dalla Casa del Crepuscolo e mand Shufoy a frugare tra le ceneri dell'abitazione di Mafdet. Lui invece avrebbe fatto un giro del tempio, tenendosi a debita distanza dalla Casa della Morte.
Dopo essersi lavato e purificato la faccia, fece il giro dei granai e delle fattorie, quindi visit la Casa d'Argento, dov'era custodito il tesoro del tempio, e la Casa della Guerra, la caserma del reggimento di Iside. La ricchezza di quegli edifici lo lasci a bocca aperta. Se Impuki fosse stato un ladro di tombe, avrebbe avuto a disposizione mille magazzini in cui nascondere il bottino e avrebbe avuto l'autorit per portarlo impunemente fuori dal paese. E comunque, non sospettava di lui. Non era l'unico in Egitto ad avere un simile potere.
Si sedette sotto una palma a bere il succo di frutta che un servo gli aveva portato. Si chiese chi potesse essere il Khetra, il misterioso organizzatore dei furti nelle tombe, colui che ne conosceva tutti i segreti e che poteva inviare degli assassini nei templi pi importanti di Tebe, ma la sua domanda non trov una risposta plausibile.
Poi riprese la sua visita, tenendosi alla larga dall'ampio cortile in cui sciamavano i pellegrini per far recitare delle preghiere ai defunti o confessare i propri peccati a un sacerdote dell'Orecchio. Dietro le grandi porte di cedro del Libano si udiva come il ronzio di un grande alveare. Sacerdoti di ogni grado passavano indaffarati, col cranio rasato e lucido d'olio e le sopracciglia depilate.
Sul brusio dominava per il coro di voci argentine delle heset, ritmato dai sistri e dai tamburelli. Dietro a dei cespugli fioriti si trovavano la Casa della Vita, la scuola del tempio e la Casa della Luce, dove provavano coriste, danzatrici e musicisti. In quel momento le heset avevano finito le loro danze e si erano radunate di fronte al rettangolo d'acqua azzurra al centro del giardino, intorno al trono di Thena. I servi agitavano i flabelli di piume di struzzo e la proteggevano coi loro parasole. L'arrivo di Amerotke fu accolto da risatine e sorrisi. Thena impose il silenzio e present il giudice. Stava insegnando alle ragazze come truccarsi e i bordi della vasca erano pieni di vasetti di cosmetici e specchi di bronzo, che furono immediatamente portati via a un ordine della sacerdotessa. Thena invit Amerotke a sedersi accanto a lei.
Le ragazze avevano dai quattordici ai diciassette anni e indossavano tutte delle tuniche lucide e attillate, che mettevano in risalto la loro pelle delicata, coperta di polvere d'oro. Alcune avevano tatuati stille braccia e sulle spalle i simboli di Iside, la rondine e il nodo. Portavano gioielli sgargianti e i graziosi visi erano seminascosti dalle folte parrucche addobbate con diademi floreali. Le mani eleganti e delicate avevano le unghie accuratamente dipinte.
Un po' imbarazzato, Amerotke spieg il motivo della sua presenza. Quando parl delle ragazze scomparse, i sorrisi e le risatine svanirono immediatamente. Thena incoraggi le danzatrici a parlare, ma non si riusc a ottenere molto da loro. Non sapevano nulla e non sapevano spiegarsi cosa fosse successo. Le loro risposte erano timide e ridotte a un sussurro. Certo non stavano mentendo e non avevano la minima intenzione di intralciare le indagini. Anzi, avevano una gran voglia di parlare col potente giudice. Semplicemente, per, la scomparsa delle quattro ragazze era per loro un vero mistero.
Amerotke si conged da Thena e dalle heset e and a guardare l'orologio ad acqua nel grande vaso decorato coi babbuini sacri a Thoth. Il livello era sceso oltre la tredicesima tacca, quindi era ora di andarsene. Ritornando alla foresteria si trov in un cortiletto sporco con le fontane in disuso. In un affresco sul muro, che rappresentava la lotta di Iside col perfido Seth, la dea reggeva i testicoli del marito Osiride, mentre raccoglieva i frammenti del suo corpo smembrato. Il motivo della castrazione ritornava in molte altre scene. Strappare il cuore e i testicoli a Mafdet significava dannarlo per l'eternit. Era forse la punizione rituale di un soldato che aveva violato la legge di Iside? La castrazione era molto in uso tra i guerrieri per disonorare i nemici.
Shufoy attendeva il padrone sotto il sicomoro. Appena lo vide gli diede uno scarabeo rotto col solito simbolo dell'arciere inginocchiato, torcendo in una bizzarra smorfia il volto sfigurato.
- L'ho trovato tra la cenere. I nani sono pi vicini alle ragazze avevano dai quattordici ai diciassette anni e indossavano tutte delle tuniche lucide e attillate, che mettevano in risalto la loro pelle delicata, coperta di polvere d'oro. Alcune avevano tatuati sulle braccia e sulle spalle i simboli di Iside, la rondine e il nodo. Portavano gioielli sgargianti e i graziosi visi erano seminascosti dalle folte parrucche addobbate con diademi floreali. Le mani eleganti e delicate avevano le unghie accuratamente dipinte.
Un po' imbarazzato, Amerotke spieg il motivo della sua presenza. Quando parl delle ragazze scomparse, i sorrisi e le risatine svanirono immediatamente. Thena incoraggi le danzatrici a parlare, ma non si riusc a ottenere molto da loro. Non sapevano nulla e non sapevano spiegarsi cosa fosse successo. Le loro risposte erano timide e ridotte a un sussurro. Certo non stavano mentendo e non avevamo la minima intenzione di intralciare le indagini. Anzi, avevano una gran voglia di parlare col potente giudice. Semplicemente, per, la scomparsa delle quattro ragazze era per loro un vero mistero.
Amerotke si conged da Thena e dalle heset e and a guardare l'orologio ad acqua nel grande vaso decorato coi babbuini sacri a Thoth. Il livello era sceso oltre la tredicesima tacca, quindi era ora di andarsene. Ritornando alla foresteria si trov in un cortiletto sporco con le fontane in disuso. In un affresco sul muro, che rappresentava la lotta di Iside col perfido Seth, la dea reggeva i testicoli del marito Osiride, mentre raccoglieva i frammenti del suo corpo smembrato, il motivo della castrazione ritornava in molte altre scene. Strappare il cuore e i testicoli a Mafdet significava dannarlo per l'eternit. Era forse la punizione rituale di un soldato che aveva violato la legge di Iside? La castrazione era molto in uso tra i guerrieri per disonorare i nemici.
Shufoy attendeva il padrone sotto il sicomoro. Appena lo vide gli diede uno scarabeo rotto col solito simbolo dell'arciere inginocchiato, torcendo in una bizzarra smorfia il volto sfigurato.
- L'ho trovato tra la cenere. I nani sono pi vicini alla terra, sapete! E poi ho un certo naso per gli scarabei, se mi  concesso ancora dirlo.
Amerotke guard lo scarabeo bruciato dal fuoco. Era stato perduto per errore dai Sebaus, o era appartenuto al morto? Se quel veterano era stato un membro della banda, la sua fine poteva essere stata una vendetta dei terribili assassini.
- Mafdet era uno dei Sebaus? - chiese Shufoy.
- Forse...
In quel momento Paser comparve da un portico.
-  arrivata la vostra scorta, mio signore. La regina non vuole pi che andiate in giro per la citt senza una buona guardia.
Amerotke e Shufoy andarono nella garitta nel muro del vasto cortile d'accesso al tempio e vi trovarono Omendap in persona in tenuta da battaglia, con il pettorale di cuoio e le gambiere al ginocchio. Era al comando di un drappello di veterani addetti alla sorveglianza del palazzo reale. Omendap strinse la mano al giudice e lo inform che la regina lo aveva incaricato della sicurezza del potente magistrato.
Cos Amerotke se ne and dal tempio circondato da una schiera di veterani armati di lance, che reggevano lo stendardo a mezzaluna con la testa d'ariete scarlatta di Amon-Ra su sfondo dorato. La folla di pellegrini nel cortile guardava a bocca aperta il loro passaggio.
Il drappello avanz nelle strade polverose e affollate della citt. Ma al centro di tutto quel tumulto Amerotke si sentiva protetto come su un carro da battaglia. Shufoy era raggiante come un bambino appena uscito da scuola. Amerotke chiese a Omendap: - Conoscevate bene Suten?
- Certo, avete sentito che sono venuto a testimoniare all'istruttoria.
Amerotke si fece aria col ventaglio.
- La sua morte  un vero mistero.  possibile che Suten abbia portato lui stesso i serpenti per vincere le proprie paure, come un soldato terrorizzato dall'acqua che voglia a tutti i costi imparare a nuotare?
Omendap si gratt la guancia col bastone dalla punta d'oro da ufficiale d'alto rango.
- Suten era molto coraggioso, era sempre il primo a condurre l'attacco sul suo carro, e in battaglia era feroce come una pantera. Lui stesso era disgustato dai propri incubi.
- E sua moglie?
- Erano molto innamorati, mio signore.
- Ed Heby?
- Un onesto e fedele attendente, come se ne trovano in casa di qualunque generale.
- E Menna?
- Anche lui era un soldato, molto devoto al padrone, e un ottimo amministratore.  lui il vero capo della servit. Tuttavia non  un tipo intelligente, anche se Suten desiderava ardentemente che venisse promosso. Menna ha sempre fallito gli esami.  un uomo stolido, di scarsa immaginazione - sbuff Omendap.
Amerotke credette di vedere una figura vestita di nero oltre la linea dei soldati, ma forse era solo frutto della sua immaginazione.
- L'uomo che abbiamo catturato  al sicuro?
- Asural si occuper di lui. Una volta era al mio servizio, se ben ricordate. Sono stato io a raccomandarlo al tempio di Maat. Anche Suten si preoccupava dei suoi uomini, anche se ormai si era ritirato dal servizio attivo. Aveva organizzato un gruppo di fedeli veterani, come per esempio Nadif, l'ufficiale delle guardie che ha scoperto il suo cadavere. A Tebe vi sono molti gruppi del genere, che si radunano per festeggiare e ricordare le glorie passate o per unire le forze e costruirsi le tombe nella Necropoli. Se non sbaglio, quelli di Suten si facevano chiamare Heti, il fumo. Capite, mio signore? il fuoco  spento ma il fumo rimane, anche se un giorno anche lui sparir. Sarete felice di poter tornare a casa...
- Prima passeremo dall'abitazione di Suten. Mi dispiace, ma voglio vedere la scena del delitto coi miei occhi, se di delitto si  trattato.
Omendap non poteva rifiutarsi, quindi i soldati uscirono dalla Porta d'Avorio nel quartiere degli usurai e seguirono la strada del Nilo, attraverso i villaggi di terra cotta al sole degli artigiani e il quartiere residenziale dei nobili. Presto fecero il proprio ingresso nel parco della villa di Suten, ricco di fontane, laghetti e pergolati, all'ombra dei quali riposavano i soldati incaricati di controllare che il prigioniero Heby non lasciasse la casa.
Menna venne ad accogliere i visitatori vestito in una lunga tunica e una cappa colorata. I folti capelli neri erano rasati appena sopra le orecchie, il volto forte e determinato, gli occhi inflessibili e il mento sporgente tradivano le sue origini contadine. Heby lo seguiva turbato, con la veste macchiata di cibo, segno evidente della sua agitazione. Menna spieg che il medico aveva dato alla padrona un sedativo e che ora stava riposando.
Amerotke si fece subito accompagnare sul tetto, il vestibolo era piuttosto tetro, a dispetto dei mobili eleganti e delle colonne variopinte. Un breve corridoio conduceva nella cucina. Una porta sulla sinistra dava sulla scala del tetto. Amerotke si ferm sul primo gradino.
- Dov'eravate la sera del delitto?
- Io ero nello studio, la signora Lupherna andava e veniva dal vestibolo, impegnata nelle sue occupazioni serali, ed Heby era di guardia sulle scale.
Amerotke usc sul tetto e fu quasi costretto ad arretrare per il terribile calore. Erano rimasti pochi mobili sulla terrazza. Era un vasto spazio squadrato, circondato da un muretto con la solita robusta balaustra d'acacia alta quasi un metro. Gli altri rimasero sulla scala mentre il magistrato esaminava accuratamente il posto. Non c'erano edifici vicini, nessun varco nella balaustra. La terrazza dava solo sui vasti giardini della villa. Amerotke si sporse in gi e vide che le finestre del piano di sotto erano tutte protette da inferriate. Non era assolutamente possibile issare sul tetto un sacco di vipere cornute. Amerotke percorse lentamente il perimetro della terrazza e cerc di immaginarsi la scena la sera del delitto. I segni sul pavimento indicavano dov'erano stati i mobili: sgabelli, sedie e tavolini, e naturalmente il letto del generale.
Fermandosi nel punto in cui si era trovato il giaciglio, Amerotke chiese: - Avete trovato il generale riverso sul letto?
- No, era a terra - gli rispose lo scriba dalla scala. - Era assalito parecchie vipere, non potevamo fare pi nulla per lui.
- La notte era fresca?
Il duro volto dello scriba si apr in un sorriso.
- S, cera un braciere acceso, nel caso il generale volesse scaldarsi le mani. Ma il signore Suten era un duro, abituato al gelo e al calore del deserto.
- E gli avevate lasciato del cibo e del vino?
- Avevamo cenato tutti qui, ed erano stati lasciati dei piatti di frutta. Perch lo domandate, mio signore?
- Mi stavo chiedendo dove sarebbero andate le vipere se Heby le avesse liberate dalla sommit della scala.
Menna si gratt la testa.
- Perch?
- Secondo me non sarebbero andate dal generale. Non erano predoni libici, erano serpenti sottratti alle loro tane e liberati in un posto sconosciuto. Non avevano mangiato da tempo e la notte era fredda...
- Quindi sarebbero andati verso il fuoco o verso la frutta - disse Shufoy. - Lo fanno sempre quando ti entrano in casa! Si annidano presso il focolare o nei piatti di cibo, e attaccano solo se qualcuno li disturba.
Amerotke gli batt una mano sulla spalla.
- Quindi i serpenti sono stati messi direttamente addosso a Suten. Se fosse stato sveglio avrebbe gridato, si sarebbe ribellato. Ma Suten era addormentato, sempre che le cose siano andate cos - sospir Amerotke.
- Altrimenti, cosa pu essere successo? - domand Menna.
- Pu essere stato il generale stesso a portare i serpenti. Aveva deciso di liberarli sulla terrazza deserta per dominare le proprie paure. Pu sembrare sciocco, ma chi ha paura pu fare le cose pi stupefacenti.
-  impossibile.
- Perch?
- Abbiamo cenato tutti qui, quindi siamo scesi dopo aver acceso le lampade.
- Dopo aver sparecchiato e aver perquisito il tetto?
- Certo. E il generale non  mai sceso di sotto, non ha mai lasciato la terrazza, non  mai andato a prendere nessun sacco misterioso. E sul tetto non c'erano vipere quando lo abbiamo perquisito. 0 Heby ha portato su il sacco per ordine del padrone, cosa che non ha fatto, o l'ha portato di sua spontanea volont.
Shufoy voile assolutamente dire la sua: - Forse Suten aveva nascosto il sacco sul tetto.
- Impossibile - ripet Menna.
Amerotke si ripar gli occhi dal sole. Era un pomeriggio afoso, senza un alito di vento. Fece di nuovo il giro del perimetro del tetto, reggendosi alla balaustra. Era giunto all'altezza del letto quando tocc una corda robusta legata a uno dei pali della balaustra. La corda era stata tagliata via, e rimaneva solo il nodo, strettamente assicurato alla balaustra. Amerotke lo guard incuriosito, poi si sporse a osservare i cespugli di sotto. La corda era scivolosa, perch le intemperie non avevano ancora asciugato l'olio col quale era stata unta. Chiese a Menna di cosa si trattasse, e l'uomo and subito a vedere. Amerotke batt una mano su uno dei pali che reggevano la zanzariera del letto, poi allarg le braccia.
- Il letto era qui, dietro la zanzariera. Solo gli dei sanno se il generale voleva sfidare le sue paure. In qualche modo era riuscito a procurarsi un sacco di vipere per superare le paure che lo assalivano. Quel giorno pu aver legato il sacco dei serpenti alla balaustra. Di sotto ci sono solo dei cespugli, quindi nessuno lo avrebbe visto penzolare dal tetto. In quella parte del giardino non ci sono vasche o laghetti ornamentali,  un lato della propriet piuttosto remoto e abbandonato. Suten non ha detto a nessuno cosa intendeva fare, ha chiesto di ispezionare la terrazza come al solito, perch era un soldato metodico che non modificava mai lo svolgersi delle sue giornate, poi, rimasto solo, ha tirato su il sacco, ha tagliato la corda e ha liberato i serpenti.
- Ma noi non abbiamo trovato nessun sacco - protest Menna.
- Non ancora. Generale, dite ai vostri uomini di perquisire i cespugli sotto la terrazza. Scommetto che troveranno un sacco di pelle.
- Ne siete certo? - chiese Omendap.
- Gi. Credo di sapere com' morto Suten!

6.

Era calata la sera e le mosche danzavano intorno alle lampade. La brezza agitava le imposte e le fiammelle delle candele, il silenzio era rotto solo dall'aspro gracidio delle rane. Amerotke annus il fiore che Norfret gli aveva lasciato sullo scrittoio. Aveva cercato di non agitarla, ma lei aveva gi capito che qualcosa non andava e si era lasciata convincere a trasferirsi coi figli nel palazzo reale, il giorno dopo. La loro casa era ben sorvegliata, ma Norfret l'aveva subito portato nel tempietto di Maat, in mezzo a un boschetto di cipressi della tenuta. Amerotke non era entrato, ma aveva guardato atterrito dalla soglia la sinistra figura di un arciere scarabocchiata rozzamente a carboncino su una parete. L'immagine aveva una propria primitiva potenza, come se fosse pronta a scagliare le frecce del suo arco e a portare morte e distruzione nel paradiso privato di Amerotke.
Spinto dalla collera, aveva cercato di cancellarla con l'acqua, ma alla fine si era accasciato presso la parete, tutto sudato, mentre la moglie cercava di calmarlo. Shufoy lo aveva portato via e aveva ordinato ai servi di far sparire quello schizzo blasfemo. Norfret non sapeva quando fosse stato fatto, ma certo doveva risalire a prima dell'arrivo dei veterani che avevano circondato la villa.
I figli di Amerotke lo avevano salutato allegramente, ignari di ogni pericolo, e lo avevano convinto a giocare a senet con loro. Amerotke li aveva lasciati vincere per farli contenti, ma non gli era stato difficile, perch la sua mente era lontana da quell'allegra partita.
Dopo cena, mentre Shufoy giocava coi ragazzi, il giudice si era ritirato nello studio, e adesso guardava sospirando il sacco che i soldati avevano trovato nel giardino di Suten, nascosto tra i cespugli, il colore scuro, che si confondeva coi rovi e con la terra, lo aveva tenuto ben celato fino ad allora. Era legato a un pezzo di corda, identica a quella che era stata trovata annodata alla balaustra della terrazza, il sacco puzzava terribilmente e conteneva ancora delle minuscole scaglie di pelle di serpente. La polvere bianca all'esterno dimostrava che era rimasto a lungo appeso al tetto prima di essere tirato su. Dopo aver liberato i serpenti, qualcuno aveva tagliato la corda e aveva gettato il sacco tra i cespugli di rovi. Era possibile che lo stesso Suten avesse legato il sacco alla balaustra. I servi avevano detto che nessuno andava mai in quella remota parte del parco. Determinato a vincere le proprie paure, il generale poteva aver atteso di rimanere solo dopo cena per poi bere del succo di papavero e liberare le vipere sulla terrazza. Omendap era piuttosto stupito, ma aveva finito per accettare quell'ipotesi e aveva ammesso di avere anche lui a volte creato dei pericoli per imparare a superarli e dominare le proprie paure.
Menna invece non aveva detto nulla, ma si era limitato a scuotere incredulo il capo. Heby aveva urlato di sollievo e Lupherna era scesa di sotto, ancora assonnata, per sapere cosa stava succedendo. Amerotke aveva esaminato a lungo il sacco prima di dichiararsi soddisfatto. Tutti i servi avevano esultato, battendo le mani, ma Menna e Lupherna parevano estremamente scettici. Heby sarebbe comunque rimasto agli arresti domiciliari ancora per due giorni, prima di presentarsi in tribunale. Sarebbe stato il procuratore reale a scagionarlo ufficialmente da ogni colpa.
Amerotke era stato lieto di quella scoperta, ma ritornando a casa si era sentito un po' turbato dallo scetticismo di Menna. Era possibile che avesse trascurato qualche indizio, o era solo colpa della stanchezza?
Il vecchio custode della villa del generale gli aveva detto, quando stava per andarsene, che nelle settimane che avevano preceduto la sua morte Suten si era come chiuso in se stesso.
Lo sdentato custode gli aveva rivelato di essere stato lui stesso un veterano dei Menfyt, il nerbo dell'esercito. Aveva servito sotto il padre di Suten e sarebbe diventato un mendicante se il generale non lo avesse visto per la strada e non gli avesse dato il posto di portinaio, vita natural durante.
- Era un vero gentiluomo - gli aveva detto, scuotendo il capo rugoso - ma era sempre cos triste!
E adesso, chiuso nella sua personale "Caverna della Meditazione, come definiva il suo studio, mentre la moglie faceva i bagagli per il giorno dopo, Amerotke si tergeva il sudore dalla fronte e cercava di ricordare e di dare un senso a tutto ci che aveva visto e sentito, mentre lo stoppino della lucerna si consumava lentamente. Pos il sacco sotto la sedia dopo averlo accuratamente ripiegato, quindi si mise a prendere appunti sul papiro tenuto fermo e disteso dai piccoli pesi sistemati ai quattro angoli.
Aveva creduto di aver risolto il caso dei tombaroli, ma aveva avuto un'amara lezione. Aveva semplicemente agitato un alveare, e ora le api erano pronte a pungerlo. Ma chi era il loro capo, il Khetra, la misteriosa figura che sapeva tutto delle tombe della Valle dei Re? Molti ladri avevano cercato di saccheggiarle prima di allora, ma non erano riusciti a trovarle o a scoprire quali fossero le pi ricche. In ogni caso, i loro capi erano sempre stati funzionari d'alto rango. I Sebaus, per, erano riusciti a trovare le tombe pi fastose e a portare i loro tesori oltreconfine. Dunque, il loro capo era sicuramente un uomo di grande potere, forse lo stesso Impuki, un gran sacerdote che curava ogni giorno miriadi di pellegrini. Il tempio di Iside aveva un'enorme biblioteca che custodiva ogni genere di segreto, e il gran sacerdote possedeva il sigillo imperiale e poteva spedire carovane nel Sinai senza che il loro carico venisse ispezionato dalle guardie. Mafdet era stato un suo uomo, e c'era solo Impuki a dire che tra loro non cera nessuna simpatia. Il capitano delle guardie era stato ucciso barbaramente nel cuore del tempio e la sua casa era stata bruciata. Era una punizione o una vendetta?
Amerotke capiva la collera della regina, ma gli era sembrata anche in qualche modo spaventata. C'era del terrore dietro la sua furia. Temeva di essere umiliata di fronte ai sovrani stranieri? Sembrava che considerasse i ladri dei nemici personali, e Senenmut era venuto di persona a controllare il bottino recuperato. Gli aveva detto di indagare sulle danzatrici scomparse, ma senza irritare il gran sacerdote. Per quale motivo? Impuki era indubbiamente molto sospetto... fortuna non poteva leggere nella mente del giudice, perch Amerotke non aveva prove contro di lui, a parte il fatto che il Khetra doveva essere un uomo potente. E sua moglie?
Thena era responsabile della sicurezza delle heset. Amerotke ricord l'ira nella sua voce, quando aveva parlato della morte dei suoi figli. Credeva veramente negli dei, o era solo una bugiarda miscredente? Poteva aver ucciso Mafdet per zittire un capitano delle guardie pettegolo che aveva visto cose che non doveva vedere?
Certo, quei tre erano insieme quando era stato commesso il delitto e stavano parlando ad Amerotke quando la casa era bruciata, e Paser aveva soccorso il giudice dall'assalto degli assassini. Ma il rogo e l'omicidio potevano essere stati opera dai Sebaus. Come avevano fatto a entrare nel tempio per seminare morte e distruzione? Semplice, erano stati aiutati da un complice all'interno...
Eppure Impuki non era pi sospetto di un qualunque potente cortigiano come Valu o lo stesso Omendap. Anche loro erano potenti, possedevano il sigillo imperiale e avevano una grande influenza a Tebe. A ogni modo, era il tempio di Iside il centro di tutto.
Suten era stato visitato da Impuki, che gli aveva prescritto i semi di papavero. E poi c'era la morte di Mafdet, il rogo della sua casa, la scomparsa delle heset, la stessa aggressione ad Amerotke. Ma, il giudice era convinto che il padre di Nethba fosse morto di morte naturale. Ma allora perch la figlia riteneva che fosse stato ucciso? E perch i Sebaus stavano dando la caccia ad Amerotke?
Il giudice guard la pila di fogli che raccoglievano le confessioni dei ladri di tombe. Li aveva letti infinite volte, ma era certo di non aver scoperto nulla che per quei criminali potesse risultare pericoloso. Aveva trascurato qualcosa? Perch non avevano aggredito Valu? Certo, perch era stato lui a raccogliere le prove, il procuratore le aveva solo presentate di fronte alla corte e aveva ordinato gli arresti!
Il giudice si assop e fu ridestato poco dopo da Shufoy, che arriv senza fiato dopo aver bussato energicamente alla porta.
- Che ora ?
- Non  ancora mezzanotte, mio signore. - Il nano si appoggi al tavolo. - Asural ha mandato un messo dalla Casa delle Catene. L'assassino che abbiamo catturato al tempio  stato pugnalato nella sua cella.
- Che cosa?
Amerotke prese da un appendiabiti il suo mantello striato.
- Non vorrete uscire, vero padrone?
- Devo farlo!
And a baciare la moglie, che era subito accorsa e gli stringeva le mani angosciata e le disse: - Qui sei al sicuro, ben sorvegliata. Io devo sapere cos' successo. Non preoccuparti, mi prender una scorta.
Prese un pugnale e un randello dalla sua piccola armeria e ordin a Shufoy di portargli i sandali, prima che Norfret potesse protestare.
- Chi oserebbe attaccare il dio della Guerra? - la consol sorridendo.
Anche Shufoy si arm ridicolmente fino ai denti. Presero poi sei veterani della guardia e corsero di nuovo in citt. Quella marcia notturna lungo il Nilo ricord ad Amerotke le lunghe camminate nel deserto, quando era stato sotto le armi. Come allora, il giudice non bad ai misteriosi rumori che si levavano intorno a lui, al ruggito degli ippopotami o agli inquietanti fruscii tra i canneti del Nilo.
Le strade cittadine erano deserte, illuminate solo da qualche torcia e dai fal dei rifiuti che venivano bruciati. Nessun mendicante os avvicinarsi a quel minaccioso drappello di armati che si dirigeva verso il tempio di Maat.
Asural li condusse nella Casa delle Catene. Le guardie affollavano i corridoi bui. L'assassino del tempio di Iside giaceva riverso contro il muro ammuffito della sua cella. La torcia gli dava un aspetto spettrale. Indossava solo un misero perizoma ed era incatenato mani e piedi. Era riverso su un lato, con la bocca spalancata.
La sudicia cella conteneva solo uno sgabello, un pagliericcio, una brocca e un vaso da notte. Amerotke cerc di non badare al tanfo terribile e si chin a guardare lo strano pugnale dalla lama lunga e sottile e dallo stretto manico di bronzo privo d'impugnatura che era piantato nel petto del prigioniero. Quando il giudice lo estrasse dal corpo, i polmoni del cadavere emisero un macabro sbuffo d'aria.
Asural consegn al giudice un dito tagliato che era stato rinvenuto avvolto in un sudicio panno accanto al corpo. Eppure, le mani del morto non presentavano amputazioni o ferite.
- Asural, tu eri responsabile della sua sicurezza. Da dove viene quel pugnale?
Il capitano chin il capo imbarazzato.
Amerotke lo scroll piano: - Allora, rispondi!
- Era incatenato, ma poteva muoversi nella cella. Non ha ricevuto visite. Solo io avevo le chiavi e gli portavo pane e acqua. Fuori dalla porta c'era una sentinella...
Amerotke guard la finestrella della porta attraverso la quale la guardia poteva osservare il detenuto.
- La cella non ha finestre, e non  entrato nessuno. La guardia non ha notato nulla di sospetto.
- Fammi parlare con lui.
A un grido di Asural, un giovane dal viso fresco con il pettorale di cuoio, il cinturone per il pugnale e dei sandali entr nella cella. Era nervoso quanto il capitano e pot solo dire di essere stato di guardia dall'ora nona. Ogni tanto apriva lo sportello della finestrella e controllava il detenuto.
- Era irrequieto, camminava per la cella, ma non mi parlava. Sentivo solo tintinnare le sue catene. Ogni tanto beveva un sorso d'acqua, poi si coricava sul letto e canticchiava come se non avesse un problema al mondo. Ma un'ora fa  rimasto a lungo in silenzio. Ho guardato, pensando che dormisse, e ho notato, grazie alla mia torcia, che il letto era vuoto. E poi l'ho visto accucciato contro il muro e mi sono insospettito. Ho chiamato il capitano, e il resto lo sapete.
Amerotke guard il dito sottile ed elegante, reso macabro dall'orrenda ferita alla sua base.
- Ma cosa pu essere successo? Era chiuso in una cella, senza armi...
- La cella e il prigioniero erano stati perquisiti accuratamente - aggiunse Asural.
- E non ha ricevuto visitatori, a parte te.
-  cos, mio signore!
- Ma come sono arrivati qui questo pugnale e questo dito tagliato?
Amerotke guard la griglia della finestrella della porta. Era troppo stretta per farci passare qualcosa. Chiuse la porta, le si appoggi contro e guard le catene del prigioniero. Il detenuto non poteva andare oltre il vaso da notte e la brocca dell'acqua, e non sarebbe arrivato a pi di un metro dalla porta. Ignorando il puzzo, guard il pavimento di pietra, le sudice pareti intonacate e il soffitto coperto di ragnatele.
- Non era possibile penetrare qui dentro di nascosto. Ma tu chi sei? - chiese alla guardia.
- Sono qui da due anni, mio signore. La mia reputazione  immacolata, chiedetelo al capitano.
- L'ho messo di guardia proprio perch  uno dei miei uomini migliori - brontol Asural.
La guardia era nervosa, ma sembrava sincera. Amerotke restitu ad Asural il dito tagliato e usc nel gelo notturno. Le stelle erano freddi dardi che perforavano il cielo nero. Amerotke si freg le braccia, preso da un oscuro terrore. Era come un soldato in prima linea; sapeva che il nemico avanzava ma non poteva fare nulla per fermarlo. Come potevano i Sebaus entrare in un tempio ben sorvegliato e passare attraverso un muro di pietra per chiudere la bocca a un compagno prigioniero? E cosa voleva dire quel dito tagliato, che non apparteneva alle mani della vittima?
Amerotke si scald le mani a un braciere del cortile. Era certo che i ladri di tombe fossero la radice di tutti i mali. Avevano cominciato a rubare un anno prima ed erano diventati sempre pi audaci. Forse i Sebaus esistevano gi da molto tempo, ma come avevano fatto a organizzarsi cos in fretta?
Shufoy lo tempest di domande, ma lui lo zitt.
- Dobbiamo tornare a casa, qui non c' nulla che possiamo fare.
Ritornarono alla villa, protetti dalle guardie, e prima di mettersi a letto controllarono che tutto fosse a posto. Norfret dormiva, o fingeva di farlo. Amerotke le si sdrai accanto e rimase a lungo a scrutare nell'oscurit incombente.
Il mattino dopo si svegli presto e finse che fosse tutto a posto. Aiut la moglie e i figli a raccogliere le ultime cose e li accompagn all'imbarcadero. Era molto presto e i lavoratori stavano ancora chiacchierando accanto ai loro fuochi. Nei magazzini, i pescatori stavano per gi smembrando le prede notturne, che avrebbero poi portato in salamoia ai mercati cittadini.
La barca imperiale, la Gloria di Anubi, arriv in porto con la sua alta prua dorata a forma di testa di sciacallo e le grandi vele purpuree al vento. I rematori sollevarono i remi come fossero uno squadrone di lancieri.
Norfret premette le dita sulle labbra del marito e lo baci.
- Non mentirmi, so che  una faccenda pericolosa. Stai attento e vieni presto a trovarci.
Amerotke accompagn moglie e figli nella cabina sontuosamente dipinta e decorata al centro della barca. Per fortuna era protetta da un reggimento di fanti della marina imperiale ed era scortata da alcune barche di arcieri siriani.
Furono gridati degli ordini e i remi vennero calati nelle acque del fiume mentre la barca manovrava per evitare i banchi di sabbia coperti dalle verdi foglie dei meloni che vi crescevano e per dirigersi al centro del Nilo. Amerotke la vide allontanarsi dal molo, e rimase a lungo a guardarla, suscitando la curiosit della folla presente. L'ufficiale della scorta tossicchi educatamente e lui si decise ad andarsene. Solo allora si rese conto che Shufoy non era accanto a lui. Era stato cos preso dalla partenza dei familiari che non si era accorto della sua scomparsa!
Shufoy aveva tirato su il cappuccio del mantello striato e teneva una mano sull'elsa del pugnale. Nell'altra stringeva il parasole come fosse stato un randello. Nessuno lo aveva visto scivolare fuori dalla casa e scavalcare il muro con l'agilit di una scimmia.
Si fece strada con la rapidit di un'ombra tra le file di carri che portavano merci di ogni paese ai mercati cittadini. Aveva intenzione di stupire il suo padrone con la sua grande intelligenza. Si era reso conto che Amerotke correva un grave rischio, altrimenti non avrebbe allontanato la sua famiglia. Shufoy era rimasto sveglio quasi tutta la notte per elaborare quel rischioso piano. Era Tunico modo per aiutare il padrone.
Percorse rapidamente il viale fiancheggiato da leoni di pietra nera con gemme rosse al posto degli occhi. Ogni tanto si guardava intorno per accertarsi di non essere seguito. Presto si addentr nel quartiere dei poveri, dove si trovavano le capanne degli artigiani. Le stradicciole erano ancora di terra battuta, e non erano lussuosamente lastricate come nei quartieri alti. Sciami di bambini scheletrici con gli occhi arrossati gli si accalcavano intorno per chiedergli la carit. I fal all'aperto che i poveri usavano per cuocere la carne e il pane secco producevano un odore nauseabondo. Le casupole puzzavano d'aceto di birra, che veniva distribuito abbondantemente all'interno per allontanare mosche e topi.
Shufoy si fece largo agitando il parasole tra gli ambulanti che vendevano carne salata e bigiotteria a poco prezzo. Lo stretto vicolo all'improvviso si allarg di fronte alla Casa delle Delizie, uno dei pi esotici bordelli di Tebe. I custodi lo accompagnarono immediatamente dalla Regina dei Piaceri, la grassa proprietaria dalla pesante parrucca profumata. Era seduta sopra una pila di cuscini nella sua sala dei banchetti dipinta di rosa, e si stava godendo dei deliziosi frutti di mare. Si pul il doppio mento con le dita ingioiellate e sollev la coppa tempestata di pietre preziose in un ironico brindisi: - Perch non vieni a lavorare da me, Shufoy? I nani sono molto popolari. Ti potrebbero pagare per guardare cosa fanno i miei clienti.
Shufoy le sorrise e si accomod sui cuscini.
- Fai ancora la contrabbandiera?
La donna tocc l'amuleto a forma di avvoltoio come se potesse proteggerla dal pericoloso nano.
- il tuo  un incarico ufficiale?
Shufoy rispose in tono monocorde: - il mio padrone vuole accusarti di contrabbando, ricettazione, rapimento, ricatto, corruzione, sacrilegio, vilipendio nei confronti della regina...
- Cosa vuoi?
- Conosci degli uomini che si eccitano a uccidere le donne?
- L'ultimo  stato impalato due anni fa dal tuo padrone. - E si pul le dita nella veste. Shufoy la inquietava e voleva liberarsene al pi presto. - Non ci sono pi assassini, solo qualche sacerdote o alto funzionario che si diverte a sculacciare le mie ragazze, senza far loro troppo male per. E alle mie ragazze piace. - Sorrise mostrando i denti d'oro.
- Hai bisogno di carne fresca?
- Sempre. I clienti amano le novit.
- Parlo di voluttuose vergini, giovani e succose, ideali per ricchi clienti che non amano le donne mature. - E le fece l'occhiolino.
- Quelle le troviamo tra le casupole dei poveri.
- Non preferiresti delle heset?
La Regina dei Piaceri si fece aria con un ventaglio.
- Ho sentito anch'io quelle voci. Tutti fanno visita al tempio di Iside. Ma non voglio averci nulla a che fare,  troppo pericoloso. Per me quelle ragazze sono morte e sepolte. - Scosse le spalle grassocce.
Shufoy replic ironicamente: - E se non fosse cos? E se le avessero rapite, magari per un cliente speciale?
La Regina dei Piaceri scosse il capo.
- Perch non ti fermi? Ho una ragazza della terra di Punt che...
- Ho detto: "un cliente speciale"!
- E io ti ho detto che  molto pericoloso. - La donna deglut. - Forse le hanno vendute come schiave a Menfi o nel delta. Ma rapitori e acquirenti possono finire impalati.
- I Sebaus?
La Regina dei Piaceri scosse una montagna di carne ingioiellata e gelatinosa. Sgran gli occhi e port un dito sulle grasse labbra: - Io non so nulla!
- Sei una cicciona bugiarda! Dir al mio padrone dei tuoi traffici. Le tue ragazze derubano ancora i clienti? Forse le guardie ti faranno una visita, e magari troveranno qualche oggetto trafugato dalle tombe...
La Regina dei Piaceri afferr di nuovo la coppa, chiedendosi perch mai avesse ricevuto il diabolico nano. Fin il vino bianco dolce e si premette la coppa fresca contro le guance.
- L'Heret, l'Uomo Scorpione della Dimora Misteriosa, nella Piazza del Mistero. E ora vattene, prima che chiami i miei ragazzi!
Il nano si affrett a raggiungere la Piazza del Mistero. Un cantastorie in piedi su un ceppo stava descrivendo a una piccola folla il pericoloso viaggio nel regno celeste di Osiride. Ma quando vide Shufoy si affrett a chiedere l'elemosina e a condurlo nel cortile di una birreria, dove alcuni uomini erano occupati a imbalsamare dei gatti. Shufoy si premette sul volto uno straccio profumato.
- Ma se non hai il naso - ridacchi il cantastorie.
- E tu non hai il cervello - ribatt seccamente il nano.
Il cantastorie scoppi a ridere e lo port nella birreria conosciuta come la Dimora Misteriosa, il locale dal pavimento coperto di stuoie odorava di carne speziata. Un uomo seduto con la schiena appoggiata al muro stava esaminando delle pietre preziose.
- Chi ?
- Shufoy, il servo del signore Amerotke.
- Ah, ti stavo aspettando. Spero che non ti sia portato dietro i Sebaus; ti stanno alle calcagna come sciacalli assetati di sangue.
- Nessuno mi ha seguito - disse orgogliosamente Shufoy.
L'Uomo Scorpione sollev una mano.
- Allora vieni e dimmi che cosa vuoi dal tuo vecchio amico.
Shufoy si sedette sui cuscini e guard l'uomo magro e beffardo, dagli alti zigomi e dal volto in parte coperto da tatuaggi di scorpioni e in parte da una folta barba impomatata. Gli stessi tatuaggi gli ricoprivano il dorso delle mani. La raffinata veste aveva dei serpenti e degli altri animali velenosi ricamati in argento.
- Vedo che gli affari ti vanno bene.
L'Uomo Scorpione chiuse le gemme in un sacchetto.
- Mi arrangio. Devo lavorare dall'alba al tramonto per guadagnare un tozzo di pane. Cosa vuoi?
- I Sebaus.
Lo sguardo dell'uomo si spost irrequieto per la stanza.
- Quelli non mi piacciono!
Le guardie del corpo dell'Uomo Scorpione li spiavano, nascosti nell'ombra.
- Lo so. Sono rivali in affari?
- Sono quello che sono, una sanguinosa seccatura! Hanno attirato l'attenzione del signore Valu e di quell'impiccione del tuo padrone. Certo non voglio che Tebe venga messa a ferro e fuoco dalle guardie o dalle truppe imperiali!
- Chi sono?
- Non scomodarti a minacciarmi, non lo so, ed  la pura verit: dillo pure al tuo padrone, non ho paura di lui!
- Non hai dei sospetti?
- S, ma hanno un prezzo.
Shufoy gli diede la sua roccia nera. L'uomo la batt avidamente sul tavolo d'acacia.
- Questa  una pietra del cielo, inviataci direttamente dagli dei! Una volta ne possedevo delle schegge, ma non ne ho mai vista una cos grossa! Ne parler ai mercanti che commerciano con gli Ittiti. Dicono che hanno scoperto un nuovo metallo pi duro del bronzo e del rame. Vorrei fonderlo per vedere cosa succede. Sarebbe questa la tua paga?
Shufoy gli sorrise.
- Questo  un regalo.
La pietra nera scomparve nel sacchetto.
- Sei stato dalla Regina dei Piaceri?
- Hai sentito delle heset scomparse?
- Le hanno uccise - sbuff l'Uomo Scorpione, poi vers del vino in una coppa e la diede al nano: - Non preoccuparti, non  drogato. - Il nano scosse il capo e l'uomo scambi le due coppie con un sospiro: - Nessuno si fida pi a questo mondo. Va bene, non le hanno uccise, le hanno rapite, non so perch. Se me le avessero offerte da portare in una Casa di Piacere sarei scappato via come il vento.
- E i Sebaus?
- Il fatto  che nessuno sa chi siano. Checch ne dica la gente, non sono semplicemente la solita banda dei bassifondi di Tebe. Sono arrivati da poco, e c' qualcuno che d loro degli ordini. Non so altro, ma scommetto la mia migliore ametista contro un rubino che c' qualcosa o qualcuno che li unisce.
- Che vuoi dire?
- Che hanno qualcosa in comune. Sono diversi da tutti gli altri assassini che operano a Tebe. Pare che uno possa fame parte senza nemmeno sapere che tra i suoi compagni c' anche suo fratello. Certi godono di maggiore fiducia degli altri e sanno i nomi di alcuni dei complici, cos possono radunarli da qualche parte e impartire loro gli ordini. A ogni modo, non mi piace che saccheggino le tombe reali. Sembra che uno di loro sia finito nella Casa delle Catene, vero?
Shufoy gli raccont cos'era successo e l'Uomo Scorpione annu come se fosse un sacerdote dell'Orecchio intento a raccogliere la confessione di un penitente.
-  stato quel dito tagliato a stupire il mio padrone.
L'uomo scoppi a ridere.
- Non avete capito che non l'hanno ucciso, ma che si  suicidato?
L'esclamazione di sorpresa di Shufoy lo fece sorridere.
- Qualcuno  andato nelle segrete. Immagina di essere un detenuto, Shufoy. Stai per essere torturato, ma nella tua cella compare un dito tagliato con un coltello. Non so di chi fosse il dito: di sua moglie, di sua figlia, di sua sorella...
- Ma... come?
Shufoy chiuse gli occhi e ripens al prigioniero incatenato e alla robusta porta con la minuscola finestrella. Ma certo! Nessuno aveva pensato di controllare la fessura sotto la porta!
- La guardia  stata ricattata o corrotta - sussurr.
L'Uomo Scorpione gli fece un largo sorriso.
- Bravo, nanerottolo. Benvenuto nel piacevole mondo dei Sebaus!

7.

La guardia della Casa delle Catene era molto lieta di poter portare il cadavere del prigioniero vicino al Muro della Morte, lungo un tratto particolarmente desolato del Nilo. Il capitano Asural aveva ordinato di darlo in pasto ai coccodrilli prima che cominciasse a puzzare. La salma era stata avvolta in una pelle di pecora per svilirla maggiormente e ora veniva trasportata su un carro trainato da due buoi, scortato attraverso la citt dai carnefici vestiti di nero, con le loro macabre maschere da sciacalli. Pochi si fermavano a guardare la sinistra processione, considerata impura e portatrice di sventura.
Il corteo usc dalla citt e si addentr in un palmeto, che i tebani consideravano un luogo maledetto, da fuggire a ogni costo. Un muro semidiroccato sopra una rupe sovrastava i canneti lungo la riva dove si annidavano i coccodrilli, pronti a divorare tutto ci che veniva gettato loro in pasto. Nessuno sapeva chi lo avesse costruito, ma i vecchi dicevano che era stato il grande faraone Ahmose, quando aveva sferrato l'attacco contro gli Hyksos.
I gradini scavati nella roccia portavano al muro alto quasi sei metri. I condannati vi restavano appesi fin quando le corde marcivano e i loro corpi finivano in pasto ai coccodrilli. A volte i giudici, non mostrando alcuna piet nei loro confronti, li facevano appendere vivi. Spesso i coccodrilli, spiccando un balzo, li strappavano dal patibolo con le loro fauci.
Il palmeto era silenzioso, e non vi venivano neanche pi gli uccelli. Era un luogo stregato, abitato solo da fantasmi. Per questo il corteo era mascherato, per evitare di essere individuato dai demoni. La guardia si era per tolta la maschera per poter respirare pi liberamente e l'aveva appesa al carro.
L'uomo era sinceramente spaventato. Gli piaceva lavorare al tempio di Maat, fin quando suo cugino, un veterano del reggimento di Osiride che aveva combattuto valorosamente agli ordini del generale Omendap, lo aveva invitato in una locanda in riva al fiume e gli aveva riempito il piatto di quaglie deliziosamente speziate facendogli servire una birra dopo l'altra. Era stato lui a farlo raccomandare al tempio dal generale Omendap, e la guardia gliene era molto grata. Tra un boccale e l'altro aveva sentito il cugino parlare con disprezzo dei ladri di tombe. Due donne della banda erano state condannate solamente all'ergastolo, gli aveva detto, passandogli un sacchetto sotto il tavolo. Ma se lui avesse messo quella polvere nell'acqua, avrebbero avuto quello che si meritavano.
La guardia aveva annusato la polvere dall'odore acre e aveva protestato, ma il cugino aveva di nuovo riempito il boccale e gli aveva detto che erano solo delle ladre e delle bugiarde, che per salvare la pelle avrebbero accusato dei bravi veterani, del tutto innocenti. Bisognava fare qualcosa...
Insieme alla polvere velenosa gli aveva dato un quarto d'oncia d'argento, poi gli aveva promesso grandi guadagni e favolose promozioni. Gli aveva strizzato l'occhio e gli aveva garantito che se avesse fatto quello che doveva avrebbe avuto amici potenti, pronti ad aiutarlo.
La guardia sospir cos rumorosamente che uno dei carnefici si gir a guardarlo. Aveva fatto ci che gli avevano chiesto. Quella stupida puttana aveva ucciso la sua compagna, e prima che la interrogassero lui era riuscito a metterle il veleno nell'acqua. Era cos spaventata che non poteva fare a meno di bere. Da allora lui viveva nella paura. Non aveva pensato che sarebbero stati Amerotke e Valu, due potenti magistrati, a condurre l'interrogatorio. E se avessero bevuto anche loro?
E poi il capitano Asural aveva affidato alla sua custodia un assassino. A quel punto il cugino si era di nuovo fatto vedere per offrirgli del denaro. Questa volta era stato pi minaccioso, perch ormai stava trattando con un assassino. Chi aveva ucciso una volta, doveva continuare a farlo senza lamentarsi, gli aveva detto. Ma alla fine dell'anno avrebbe avuto argento e promozioni, poteva starne certo. Le velate minacce contro la fidanzata della guardia avevano finito per convincere l'uomo ad accettare.
La sera, il cugino gli aveva portato il coltello e il dito tagliato. Alla vista di quel macabro moncherino aveva capito subito che cosa volevano fare. La fessura sotto la porta era abbastanza larga da introdurre nella cella il sottile pugnale e il dito tagliato. Aveva aspettato che non ci fosse nessuno in giro e li aveva spinti dentro con la lancia.
Il prigioniero aveva emesso un gemito, poi si era tolto la vita.
Il secondino aveva detto al cugino che non l'avrebbe pi aiutato. L'aveva giurato alla dea Maat. Una volta che il cadavere fosse stato gettato in pasto ai coccodrilli, avrebbe spezzato con lui ogni legame d'amicizia e d'affetto. Non avrebbe pi accettato i suoi inviti e sopportato le sue minacce.
Adesso erano giunti ai gradini coperti di muschio che portavano sul muro semidiroccato. Un otre di sangue di bovino fu sparso tutt'intorno per attrarre i coccodrilli.
La guardia non si accorse del fruscio tra i cespugli alle sue spalle. Quando lui e i carnefici si girarono di scatto, temendo l'arrivo dei demoni notturni, era gi troppo tardi. Cinque arcieri vestiti di nero avanzarono con le frecce incoccate negli archi siriani. La guardia sent correre lungo la schiena un rivolo di sudore gelido. Fu il primo a morire, poi tocc ai suoi compagni. Gli assassini li uccisero tutti prima che potessero fuggire, poi sparsero il/resto del sangue di bovino sul terreno roccioso, mentre dei musi avidi e crudeli cominciavano a spuntare dai canneti, attratti dall'odore, il cadavere dell'assassino fu portato via dai suoi compagni, e furono invece quelli dei carnefici a finire in pasto ai coccodrilli.
Quando Shufoy arriv nella Casa delle Catene, la notizia del massacro si era gi sparsa nel tempio di Maat. Asural pregava per le vittime in un tempietto laterale.
- Di loro sono rimasti solo il teschio e qualche osso ben spolpato - raccont a Shufoy.
Il nano gemette e gli disse ci che aveva scoperto. Asural si sedette sulla base di una colonna e si copr il volto con le mani.
- Vuoi dire che la guardia che  stata uccisa era responsabile della morte del prigioniero? Era uno dei miei uomini migliori!
- E ha anche ucciso Sithia!
Asural non voleva crederci, ma Shufoy lo port a vedere la fessura sotto la porta della cella.
- Di notte non ce ne siamo accorti, ma  fin troppo evidente. Guarda com' in pendenza il pavimento!
Asural prov a far passare sotto la porta un coltello e un pezzo di legno, sospingendoli col suo lungo pugnale libico, quindi afferr il nano per le spalle: - Era il dito della moglie o della figlia, o di una sua innamorata! Era una minaccia, capisci? L'hanno invitato a togliersi la vita prima dell'interrogatorio. - Si gratt la testa. - Poi hanno rubato il suo corpo per dargli una sepoltura onorevole. Forse faceva parte del patto... La guardia era un bravo ragazzo, aveva servito nelle Terre Rosse e nella guarnigione cittadina. Come me, era stato raccomandato dal generale Omendap. Che cosa sta succedendo, Shufoy?
- Non lo so, ma il mio padrone lo sapr sicuramente!
L'ira del giudice per la scomparsa del servo svan all'istante quando Shufoy gli raccont che cos'aveva scoperto.
- Forse i Sebaus hanno fatto un errore - comment. - Non credo che la guardia fosse uno di loro.
L'hanno corrotto o minacciato, e poi l'hanno ucciso perch non si fidavano di lui. Dobbiamo concentrarci su questo fatto. - Quindi batt affettuosamente una mano sulla testa del nano e gli offr una coppa di vino. - Sei stato molto generoso a privarti della tua preziosa roccia, non lo dimenticher. Certo la Regina dei Piaceri  una vera criminale, ed  al corrente di tutto. Lei e l'Heret hanno ragione, le ragazze sono state rapite. I loro cadaveri non sono stati trovati, e se fossero semplicemente scappate le avrebbero pur viste da qualche parte!  chiaro che una vergine dalla pelle delicata, ben nutrita e ben educata pu valere un alto prezzo. Per, chi vendesse o comprasse una giovane consacrata alla dea Iside verrebbe punito duramente e la sua famiglia subirebbe le peggiori umiliazioni. Potrebbero averle portate in un'altra citt, ma come potevano essere certi del loro silenzio? Bastava un grido per far morire sul rogo i loro rapitori!
- E comunque siete convinto che le abbiano rapite?
- Certo, anche se come siano andate veramente le cose  ancora un vero mistero.
-  stato Mafdet a rapirle?
-  probabile, il nostro capitano amava amoreggiare con le ragazze, per come le avrebbe fatte uscire dal tempio? Perch non hanno gridato? E a chi le ha consegnate?
- Forse Mafdet era uno dei Sebaus. Certo, non abbiamo le prove. Forse l'hanno ucciso loro e gli hanno bruciato la casa, lasciando quello scarabeo come una specie di firma. Ma perch? E che cosa se ne facevano delle heset? Non hanno un bordello come la Regina dei Piaceri, loro s'interessano soltanto delle tombe e dei loro tesori!
Amerotke batt un piede a terra: - E se Mafdet ha fatto quello che volevano, perch l'hanno ucciso?
- Forse l'assassino  uno del tempio e non centra coi Sebaus.
- Ma chi , allora? - chiese Amerotke sorridendo. - Non abbiamo prove che Impuki, Thena e Paser non fossero davvero insieme quella sera. E comunque, bastava addormentare la vittima mettendo un narcotico nella birra, e poi tornare pi tardi a ucciderla. Chiunque poteva farlo. Certo, quei tre erano con noi quando la casa  bruciata. - Bevve un sorso di vino. - Capisco il risentimento dell'Heret: i Sebaus attirano troppo l'attenzione della legge e sono diversi da tutte le altre bande. Non sono un clan come credevamo, sono solo uomini scelti singolarmente dal Khetra. Ma che cosa li lega? Cosa pu spingere uno di loro a suicidarsi, nella speranza di avere un funerale onorevole? Sembrano quasi una confraternita!
- Dovremmo cercare il cadavere dell'assassino o chiedere al tempio di Iside se qualcuno si  presentato per farsi medicare una ferita.
- Sar molto difficile trovare il cadavere, e la donna col dito tagliato sar andata da un medico locale. Ma cosa potremmo scoprire, se anche fosse andata al tempio di Iside? Io voglio sapere piuttosto qual  il filo invisibile che lega i Sebaus tra loro. Uccidere quella guardia  stato un errore. Domani cerca di scoprire tutto sui suoi parenti e amici. E fai lo stesso con Mafdet. Qui c' la lista di coloro che erano coinvolti nei furti. Svolgevano tutti professioni diverse: scribi, funzionari, mercanti. Venivano da Tebe, o da Menfi, eppure dev'esserci un filo sottile che li lega.  questo che i Sebaus non vogliono che io scopra,  per questo che mi vogliono morto!
In quel momento bussarono alla porta dello studio e un servo introdusse Menna e Lupherna. Amerotke fece una smorfia, mentre i nuovi arrivati si scusavano imbarazzati di averlo disturbato. Menna si asciug il sudore dal volto squadrato e robusto. Diede un'occhiata a Lupherna, che subito annu.
- Devo ammettere che non credevo molto alla storia, del sacco, ma abbiamo qualcosa da mostrarvi, mio signore. Nelle carte del mio padrone ho trovato questo memoriale dedicato alla divina Hatusu. Era il libro che il generale stava scrivendo. - Dalla bisaccia da scriba tir fuori una serie di fogli di papiro rilegati. - La mia padrona dice che dovrebbe essere portato in dono alla regina, per io mi chiedo, dopo averlo letto, fino a che punto di smarrimento fosse giunto il generale...
Le dita tozze indicarono al giudice un passaggio in scrittura ieratica, vergato con l'inchiostro rosso. Amerotke lesse ad alta voce: - "Ho studiato il Libro del Passaggio all'Eternit, e ho scoperto cosa succede alle anime durante il loro viaggio verso l'Estremo Occidente. Ho riflettuto su Osiride, il Divoratore dell'Eternit. Quando il sole tramonta, tomo spesso in quella diabolica caverna piena di vipere per confrontarmi coi Divoratori. Un gelido terrore mi stringe il cuore e gli incubi non mi abbandonano neppure da sveglio. Non posso attraversare un campo n riposare sotto un albero senza vedere mille serpenti. I medici e gli esorcisti non mi hanno aiutato, e solo la Grande Madre Iside mi ha dato un po' di conforto. Le ho fatto delle offerte generose e il signore Impuki mi ha assistito e confortato. Mi ha detto di essere prudente, se intendevo comportarmi come un vero soldato. Eppure, ho un demone in agguato nel cuore e devo combatterlo, incrociare il ferro con quell'invisibile spadaccino. Devo snidarlo, attirarlo fuori dall'ombra in cui si cela. Io, generale Suten, devo dimostrare a tutti che in vita non si deve temere la morte.
- Io e la mia padrona non volevamo credere che il generale avesse cercato la morte, eppure... - mormor Menna.
- Vostro marito non ve ne aveva mai parlato, mia signora?
- Molto spesso. La scorsa estate ci trovavamo a passeggiare in riva al fiume e io gli stavo raccontando che avevo sempre avuto paura, fin da ragazzina, ad andare in barca. Mi mettevo a gridare come una sciocca. - La donna si mise a piangere: - Allora mio marito mi ha abbracciata e mi ha detto che dovevo affrontare le mie paure, come lui stesso avrebbe fatto. Ma allora non capii cosa volesse dire...
/ - Posso tenere questo memoriale?
Lupherna annu, e Menna disse: - Ho parlato con Heby. Domani dovrete giudicarlo, mio signore e, col vostro permesso, vorrei fargli da avvocato.
Amerotke annu, poi prese in mano il suo sigillo e chiese a Lupherna: - Vostro marito era un potente generale. Aveva anche il sigillo imperiale?
- Si era ritirato, mio signore - spieg Menna - e il sigillo era stato spaccato e restituito alla sovrana.
- Vostro marito era in buoni rapporti con Impuki?
Lupherna annu.
- Andava spesso al tempio per consigliarsi con lui, e solo adesso capisco perch. Si faceva visitare per i dolori allo stomaco, ma consultava anche i volumi della biblioteca per scrivere le sue memorie. Ma Impuki non era un amico, solo un conoscente simpatico.
Amerotke li conged, e subito dopo il servo annunci l'arrivo di Nethba, che voleva vederlo per una questione urgente.
- Fatela passare, sembra che oggi debba ricevere tutta Tebe!
Nethba arriv con una servetta che le trotterellava al fianco. Si sedette subito, senza essere stata invitata a farlo, e ordin con un cenno alla serva di accucciarsi ai suoi piedi. Poi agit le mani dalle unghie purpuree davanti al giudice, che la guardava stupito.
- Devo parlarvi immediatamente, anche se so quanto siete occupato! Ho saputo cosa sta succedendo a Tebe. I delitti al tempio di Iside e le aggressioni che avete subito sono sulla bocca di tutti, il mondo va di male in peggio, come ho sempre ripetuto al mio defunto marito, che pure affermava di essere sordo. Dunque, so bene quanto avete da fare, tuttavia mio padre...
- Sono stato al tempio, mia signora, e ho parlato al gran sacerdote Impuki. Vostro padre, che Osiride l'abbia in gloria, aveva una brutta malattia allo stomaco, ma ricevette tutte le cure possibili e ora  felice, nei Campi Benedetti.  abbastanza normale che si faccia un'offerta al tempio che...
La donna corrug tristemente la fronte.
-  vero, ma la sua  stata una fine cos rapida! Io volevo soltanto potergli dare l'ultimo saluto, com' giusto e onorevole fare. Siete certo di ci che mi avete detto, mio signore?
- Potrei anche giurarvelo, mia signora.
Nethba batt una mano sulla testa della servetta, quindi la porse ad Amerotke perch gliela baciasse: - Mi scuso di avervi disturbato, forse ho sbagliato a preoccuparmi cos tanto.
La donna era gi sulla soglia dello studio, quando Amerotke la richiam: - Perch avevate dei sospetti sul tempio di Iside?
Nethba fece una smorfia.
- Una volta avevo una vecchia lavandaia. O almeno, era una di quelle donne che sembrano vecchie fin da ragazzine. Non era una schiava, ma una donna libera. Si chiamava Kliya. Abitava in una casupola vicino alla mia villa, ma due mesi fa si  ammalata ed  finita al tempio di Iside. Non ho pi saputo nulla di lei, cos mi sono andata a informare, come era mio dovere fare. Ebbene, lo Scriba dei Morti non aveva nessuna registrazione che la riguardasse. Era molto strano, perch mi aveva detto che si sarebbe fatta ricoverare l. Dove altro poteva andare?
Djed, il cugino della guardia assassinata, era molto soddisfatto. Era seduto nel padiglione del piccolo giardino della sua casa a due piani, a nordest di Tebe. Sua moglie era felice di quel quartiere spazioso e salubre, con i suoi viali alberati lastricati di basalto.
Bevve un sorso di vino e gust l'anatra coi ceci che la moglie gli aveva preparato. Avevano una bella casa in un bel quartiere. Era gradevole starsene a guardare le stelle mentre la brezza gli agitava le vesti. Il cane da guardia ringhi. Forse aveva intenzione di rincorrere una mangusta o depredare qualche nido d'uccello sugli alberi. Ma il suo ringhio, chiss perch, disturb la sua serenit e gli fece presagire qualche oscuro pericolo. Sotto le armi gli avevano sempre detto che non era un abile stratega, ma che sapeva eseguire gli ordini alla perfezione.
Strizz gli occhi e pens che il giorno dopo si sarebbe occupato delle sue amie. Le amate api gli ricordavano la gerarchia dell'esercito. Come soldati dovevano obbedire senza discutere all'ape regina. Djed sapeva distinguere una specie dall'altra dalle pi piccole variazioni di colore o di lunghezza alare. Sapeva imitare il richiamo della regina per poter raccogliere il miele e variarne la qualit. Un giorno o l'altro lo avrebbero accolto nella corporazione degli apicoltori.
Annus il delizioso aroma di un vasetto del suo miele. Le api non erano forse nate dalle lacrime di Ra? E i faraoni non si paragonavano forse all'ape regina? Quando si era ritirato dall'esercito, con i suoi risparmi aveva comprato una bancarella dove vendere i prodotti del suo orto, ma quando i raccolti avevano cominciato ad andare male aveva avuto un sacco di problemi. Aveva chiesto aiuto all'Heti, la confraternita dei veterani, e quella notte delle figure mascherate lo avevano portato in un luogo deserto. Lo avevano interrogato a lungo, poi gli avevano detto che la fortuna stava per girare. Gli avevano dato dell'argento e, con suo stupore, gli avevano cambiato la vita. Djed era diventato ricco e aveva raccontato a tutti di aver ereditato da un lontano parente, come il Khetra gli aveva ordinato di fare. Sua moglie avrebbe dovuto limitarsi a dire ai vicini che finalmente gli dei avevano sorriso alla sua famiglia.
Aveva cominciato a recapitare messaggi notturni e ricevere gli ordini da figure mascherate che svanivano poi come ombre nella notte. Quindi aveva incontrato il Khetra nel tempio abbandonato di Khnum. Si era inginocchiato a capo chino davanti a quell'ombra minacciosa, che parlava con voce camuffata, tanto che Djed non aveva capito nemmeno se si trattava di un uomo o di una donna, anche se profumava fortemente di gelsomino. Anche gli altri presenti erano incappucciati, come del resto lo stesso Djed. Chiunque di loro fosse stato catturato non poteva tradire dei compagni che noni conosceva. A tutti venivano dati degli appuntamenti segreti, durante i quali avrebbero trasmesso o ricevuto ordini.
All'inizio avevano saccheggiato le ville dei ricchi, ma/ quando erano passati alie tombe la ricchezza era cresciuta come un torrente in piena. Al principio Djed aveva avuto paura quando lui e i compagni sciamavano come api silenziose nel gelo notturno in cerca delle tombe nascoste nella spettrale Valle dei Re.
La prima volta il terrore delle guardie e delle belve lo aveva quasi paralizzato. E invece era andato tutto bene. Le guardie si erano voltate dall'altra parte e il loro capo era scomparso come un fantasma dietro la roccia che nascondeva l'apertura di un sepolcro. Dentro, le paure di Djed erano aumentate. C'erano trabocchetti da evitare, botole irte di punte acuminate da saltare, corde in cui non bisognava inciampare se non si voleva far crollare il soffitto, false porte che non conducevano da nessuna parte, stanze piene di serpenti. La luce delle torce portava minacciosamente in vita le figure degli affreschi sulle pareti. Quella notte erano morti in cinque, ma il Khetra si sarebbe occupato personalmente di dare loro una sepoltura onorevole. Solo il ricco bottino aveva placato il terrore di Djed: sedie d'oro, cofani d'argento, vasi pieni di gemme... il Khetra aveva corrotto le guardie, cos avevano potuto portare i tesori nel bordello, dove i mercanti che li avrebbero acquistati sarebbero venuti a prenderli. Djed aveva resistito alla tentazione di rubare qualche braccialetto, perch sarebbe stato troppo pericoloso. Due dei suoi compagni una volta si erano appropriati di poche libbre d'argento e il Khetra li aveva prima frustati e poi abbandonati nel deserto in balia dei predatori notturni. Djed aveva riconosciuto alcuni dei complici. Erano tutti vecchi commilitoni, ma si era guardato bene di parlare con loro dei furti in qualche locanda, anche se era certo che quelli che bevevano con lui fossero le stesse ombre che lo avevano accompagnato la notte nella Valle dei Re.
Alcuni per avevano ostentato troppo la loro nuova ricchezza e quell'impiccione di un giudice li aveva arrestati e da un semplice filo aveva cominciato a dipanare l'intera matassa. Mercanti e soldati, cortigiane e cambiavalute, musici e funzionari erano stati arrestati in piena notte. Non cera professione che non fosse coinvolta nei furti. Nessun Sebaus era stato per individuato, perch nessuno li conosceva! Non puoi descrivere una figura che  sempre incappucciata o intabarrata!
I furti si erano comunque arrestati e Djed era stato di nuovo convocato al tempio di Khnum, mentre a Tebe la paura dilagava. Il Khetra gli aveva dato degli ordini ben precisi: assassinare Amerotke, che per, per ben due volte, era sfuggito ai suoi assalti, e convincere il cugino a uccidere Sithia. Peccato per suo cugino, avrebbe dovuto accettare il denaro offertogli e unirsi ai Sebaus! Invece si era rifiutato di eseguire nuovi ordini e Djed aveva dovuto eliminarlo. Era stato lui stesso a guidare l'attacco, quella mattina. Aveva ucciso il cugino e aveva portato il cadavere del compagno nel tempio di Khnum. Lo aveva riconosciuto subito, era un veterano che incontrava spesso dal barbiere all'aperto nella Piazza degli Argentieri.
Il giardino era stranamente silenzioso, ora che la musica in casa si era interrotta. Sua moglie aveva smesso di esercitarsi con Tarpa, il cane emise un gemito. Djed balz in piedi e quando vide Amerotke entrare nel padiglione mise una mano sul coltello sul tavolo. Era atterrito, e quasi svenne per lo stupore, il giudice lo fissava minaccioso come la figura di un incubo. Amerotke gli strapp il coltello e lo guard in faccia come se volesse imprimersi nella mente i suoi tratti.
- Hai gli occhi di un assassino - gli disse dolcemente, puntandogli il coltello. - La tua bocca  spietata. Sei stato tu a venirmi a trovare al tempio di Maat? Dov'eri quando  morta Sithia?
Djed lasci cadere a terra il boccale, che si ruppe in mille pezzi. Amerotke gli indic gli arcieri siriani che circondavano il padiglione: - Hanno l'ordine di prenderti vivo, ma hanno gi le frecce pronte. Non essere nervoso. - Poi gli sorrise. - La tua famiglia non corre pericoli. La casa  sorvegliata. Peccato per il tuo cane, ma credo che fosse un assassino come il suo padrone. - Alz una mano. - Non mentirmi, non protestare per la nostra irruzione, so tutto di te. So che sei un veterano diventato all'improvviso molto ricco, so che il tuo defunto cugino era una delle mie guardie. Ho parlato con la sua fidanzata, e non smetteva di piangere, poveretta! Mi ha detto tutto della tua visita, poco prima della morte di Sithia. Poi c' stata una seconda visita, e un prigioniero  morto nella Casa delle Catene. Avevi pagato tuo cugino, ma lui non era un assassino come te e si  agitato troppo.
Amerotke lasci cadere il coltello, facendo sobbalzare l'assassino.
- Tuo cugino non voleva pi vederti e presto ti avrebbe denunciato. Non hai ancora capito che per ucciderlo  stato un errore?
Amerotke trattava Djed come un maestro tratta uno scolaro sciocco. - Il colpevole poteva essere solo tuo cugino: era Tunica guardia di quella cella, a parte Asural, al quale affiderei la mia stessa vita. Era logico che la sua morte sollevasse delle domande. Era ovvio che alla fine avrei scoperto chi veniva a trovarlo e aveva rapporti con lui.
Djed era impassibile, ma i crampi che aveva alle gambe erano emblematici della sua tensione. Era stato uno sciocco, ma anche il Khetra aveva commesso degli errori. I Sebaus non dovevano mai mostrare il proprio volto, il Khetra doveva essere disperato per fargli commettere una simile sciocchezza. O forse intendeva ucciderlo, e non aveva agito abbastanza tempestivamente? Era quello il suo vero errore?
Amerotke raccolse il coltello e se lo pass da una mano all'altra. - Sono certo che se non fossi venuto io, stanotte avresti ricevuto delle altre visite. Hai mostrato il tuo volto a tuo cugino, e non sarebbe stato un problema se avesse deciso di essere dei vostri. Ma quando hai detto ad Khetra che lui voleva tradirvi, hai firmato anche la tua condanna a morte. - il giudice sorrise. - Avrebbero ucciso te, tua moglie e i tuoi figli. Forse sanno che siamo qui. Acanti, perch non scappi?  il momento di decidere da che parte stare, Djed!
Shufoy sussult qualcosa al suo padrone, che sospir: - In casa abbiamo trovato solo dei ricordi di quando combattevi per la regina, invece che contro di lei. Dove nascondi i tuoi tesori e i tuoi scarabei? Tu hai qualche idea, Shufoy?
Djed guard il nano dal volto sfigurato e impassibile, che disse subito: - Dobbiamo ucciderlo, padrone, come lui voleva uccidere voi. Fatelo torturare e poi seppellire vivo nel deserto, cos sar cotto a puntino!
Djed non riusciva a deglutire, n a respirare. U nano batteva il piede sul pavimento del padiglione e sorrideva biecamente: - Ecco perch veniva sempre qui! Scommetto che quello che cerchiamo  sotto i nostri piedi!

8.

La Sala del Leopardo del palazzo reale era di una bellezza sconvolgente. Le pareti di marmo erano decorate con leopardi in varie pose e colori dipinti dai migliori artisti egizi. Amerotke aveva sempre il timore che quando chiudeva gli occhi prendessero magicamente vita. Il profumo dei fiori del giardino che veniva dalla grande finestra si univa a quello dei vasi nelle innumerevoli nicchie. I pochi mobili erano tutti di acacia lucida, con le gambe intarsiate d'avorio e d'argento.
Le porte erano state chiuse e la regina si era immersa nella vasca della purificazione, con la superficie punteggiata di fiori di loto. Hatusu nuotava con l'agile e languida sicurezza di un delfino. Amerotke sospir esasperato.
L'amante della regina, il primo ministro Senenmut, era seduto su dei cuscini sul bordo dorato della vasca e spiava tutti i movimenti dell'innamorata. La regina usc dalla vasca e si asciug con le mani. Gli occhi di Hatusu non sorridevano.
- Sembri stanco, Amerotke. Mi porti buone notizie? Potr finalmente vedere impalati quei ladri?
- Porto solo delle informazioni, mia divina.
La regina gli colp le gambe col flagello dorato, ma il giudice rimase impassibile: - Se lo fate ancora una volta...
Hatusu scoppi a ridere e s'infil i sandali dorati. Amerotke si gir verso la finestra mentre Senenmut si affannava ad asciugare l'amante con dei lini finissimi. Era mezzanotte passata ed era davvero stanco. Senenmut gli aveva detto che la regina voleva vederlo prima ancora che potesse incontrare la moglie e i figli.
- Non sai che non devi voltare le spalle alla divina Hatusu?
Amerotke sospir e vide che la regina si era messa una veste trasparente e si era seduta a gambe incrociate su uno sgabello. Senenmut era ai suoi piedi e divideva con lei dei datteri zuccherati, mentre riempiva tre coppe di vino. A un cenno della sovrana anche Amerotke si sedette su un cuscino. La giovane regina scosse i capelli bagnati, spruzzandolo d'acqua: - Non sei felice di vedermi?
Amerotke ribatt in tono monotono con le frasi del protocollo: - il mio cuore canta alla vista del tuo volto, o divina, il tuo sorriso irradia forza alla mia anima.
- Grazie tante, ho capito - disse lei seccamente. - Sei stanco, frustrato, atterrito e vuoi solo andare a dormire. Va bene, che cos' successo? Avete gi ucciso quel Djed di cui mi parlavi?
- No, ho portato lui e la sua famiglia a casa mia. Asural ha ordine di proteggerli. Ho chiuso l'assassino nella mia cantina, con due guardie insieme a lui e due fuori. Asural non deve mai lasciare la casa.
- Djed  davvero uno dei Sebaus?
- Sotto il suo padiglione abbiamo trovato un sacco con degli scarabei, un barracano nero e un pugnale. Tutta l'attrezzatura del perfetto assassino. Aveva anche un lasciapassare per il tempio di Iside col sigillo di Paser.
- L'assistente del gran sacerdote Impuki? - chiese Senenmut.
- Djed dice che andava a far visita a suo padre nella Casa del Crepuscolo.
- E tu gli credi?
- Hall suo stesso nome, quindi  facile rintracciarlo. Era un soldato e un muratore che ha lavorato anche nella Casa Divina.
- Tutti i soldati dei reggimenti imperiali possono essere curati gratuitamente nel tempio di Iside - disse seccamente Hatusu.
- Ma allora, perch tenere nascosto il lasciapassare? - chiese Senenmut.
- Il padre  morto qualche tempo fa, e pu darsi che Djed lo usasse per incontrare qualcuno al tempio, forse Mafdet.
- Che altro hai scoperto?
- Una mappa del tempio, pi precisa di quelle che si possono comprare nel cortile principale. Djed dice che la usava per andare a far visita a suo padre e dichiara di non conoscere Mafdet o Impuki.
- Era un soldato?
- S, e come suo cugino e Mafdet aveva servito sotto il generale Omendap.
- Il comandante in capo dell'esercito?
- Djed dice che il generale si  sempre occupato dei suoi veterani e afferma di non aver mai conosciuto Suten. Una volta, per, si era rivolto a lui per chiedergli un aiuto economico, e Menna lo aveva cacciato via.
- E il Khetra?
Amerotke gli sorrise.
- Basta solo pronunciare il suo nome per spaventare Djed. Non ha voluto rivelarmi nulla di lui, neanche quando Shufoy ha minacciato di torturare sua moglie, perch dice che s e non parler sua moglie verr torturata, ma se parler verr sicuramente uccisa.
La regina scosse il capo non molto soddisfatta.
- Quali sono le tue conclusioni?
- Non lo so. La faccenda si  fatta un po' pi chiara, in un certo senso. Credo che sia stato Suten stesso a portare le vipere sul tetto, in uno sciocco tentativo di vincere la sua paura. L'ha praticamente scritto a chiare lettere nelle sue memorie. Domani mattina ci sar la nuova udienza dell'istruttoria, Menna sar l'avvocato di Heby e sicuramente il servo verr assolto.
- Non credo - disse seccamente Hatusu. - Ieri pomeriggio ho parlato con Valu. Mi ha portato un loto bianco che avrebbe dovuto fiorire stanotte, ma finora io non ho visto un bel niente! Per quell'uomo  misterioso come un'ombra, pieno di segreti. Ha detto solo che domani avrebbe avuto molte domande interessanti da fare al prigioniero. Io per ero impegnata e non gli ho chiesto tutto quello che avrei dovuto.
Amerotke era turbato, perch Valu era un abile procuratore e forse aveva scoperto nuove prove. O forse era lui stesso a non essere troppo convinto riguardo alla morte di Suten. C'era qualcosa che non andava, non sapeva bene cosa. Erano i delitti al tempio di Maat a distrarlo...
- Hai trovato le heset scomparse? - gli domand il primo ministro. - Perch Mafdet  stato ucciso cos barbaramente?
Amerotke ignor il sibilo di disapprovazione della regina.
- Finora ho solo scoperto che Sese  morto di morte naturale e che era stato trattato e curato bene. Ci dev'essere un legame tra Mafdet e i Sebaus, ma non so quale. Forse credevano che volesse tradirli e l'hanno assassinato.
- E i ladri di tombe? - insistette Hatusu.
-  un filo di perle che, a causa di un mio errore, non sono ancora riuscito a seguire fino in fondo. - Amerotke sostenne lo sguardo della regina e prosegu: - Ho strappato il fiore, non la radice. Ho condannato solo i ricettatori, non i Sebaus, che sono i veri ladri. Non sono una semplice banda dei bassifondi, come credevo, e sono capeggiati da un misterioso individuo chiamato il Khetra. Dal poco che mi ha detto Djed, sono tutti ex soldati caduti in disgrazia dopo aver lasciato l'esercito. Sono uomini vigorosi, abituati a obbedire e ad affrontare i pericoli. Non si conoscono tra loro, ma si radunano nottetempo per ricevere istruzioni. Sono ben pagati, ma il capo li guida con incredibile ferocia e durezza.
- Dove si radunano?
- Non lo so, e forse non lo sapr mai. Dobbiamo catturare il capo, uomo o donna che sia. Solo quando sar morto i furti cesseranno.  molto semplice diventare un Sebaus: ti fanno partecipare a un furto o all'assassinio di una guardia o di un giudice, e poi ti arruolano a forza nei loro ranghi. Non hai via di scampo. Ma perch non dovresti accettare le ricchezze che ti offrono dopo tanta miseria?
- Ma chi li arruola? Un generale come Omendap o Suten?
- O un sacerdote come Impuki, dato che i reduci vanno spesso al tempio di Iside. Mafdet era un capitano dell'esercito imperiale. Ma perch accontentarsi? Anche Valu, io stesso, o voi, mio signore Senenmut, potevamo controllare l'elenco dei reduci e scoprire dove vivevano.
- Ma le tombe reali sono ben nascoste!
Amerotke sospir.
- Certo, ben pochi le sanno trovare o evitare le trappole che ci sono all'interno. Ma nella Casa dei Libri di questo palazzo ci sono...
- Anche nel tempio di Iside - lo interruppe Senenmut. - I sacerdoti preparano i funerali, c accompagnano il defunto nell'estremo viaggio. Molti sacerdoti e bibliotecari dei templi sanno tutto riguardo alle tombe.
La regina si morse le labbra per frenare la collera.
- E chi ha contrabbandato il bottino sotto il naso delle guardie confinarie doveva avere il sigillo imperiale!
Amerotke sollev le spalle.
- Lo abbiamo io, Senenmut, Valu, Omendap, Impulci...
La regina si alz in piedi, furibonda, e fece cenno al gran visir di seguirla sulla soglia. Gli sussurr qualcosa, poi afferr con rabbia la tunica del giudice e gli sibil in faccia: - Io sono la regina, e devo difendere le tombe dei miei antenati. Come posso dominare l'Egitto se i tesori dei miei padri vengono venduti nei mercati di Canaan o donati ai principi ittiti?
Premette le unghie contro il petto del giudice, che le afferr la mano.
- Come mai considerate i ladri dei nemici personali, mia divina?
Hatusu e Senenmut si scambiarono uno sguardo preoccupato.
- Mia divina... - ripet.
Hatusu liber la mano dalla stretta del giudice.
- Trova il Khetra e io lo brucer con le mie mani - sibil.
Quando Amerotke arriv a casa cap subito che era successo qualcosa di terribile. Asural lo attendeva in giardino con le guardie armate di torce. Dall'interno proveniva il pianto straziante di una donna. Asural non disse nulla, ma lo port nella caverna naturale che serviva da cantina, scuotendo il capo. L'architetto vi aveva ricavato quattro stanzette. Djed era stato sistemato in quella pi vicina alla scala. Asural indic con la torcia il prigioniero incatenato al muro, mani e piedi. Djed era riuscito a usare la sua stessa catena per strangolarsi, il volto del cadavere era contorto dagli spasmi dell'agonia.
- Ti avevo detto di lasciare due guardie con lui - disse seccamente Amerotke.
- il prigioniero sembrava tranquillo, ci ha chiesto da mangiare e da bere. Ho lasciato la porta aperta e stavo preparando la ronda notturna quando  successo.  stato cos rapido che non abbiamo potuto fare nulla.
Amerotke mosse il capo del cadavere e vide che si era strozzato con tale forza da rompersi l'osso del collo. Gli chiuse gli occhi e si alz in piedi.
- Mi diceva che era gi morto, che era gi nella Valle delle Ombre - gemette Asural. - Temeva per la moglie e i figli e si rimproverava per la propria stupidit.
La regina aveva ragione, catturare un Sebaus non serviva a nulla. Solo la morte del Khetra poteva far cessare tutti quegli orrori.
Valu sospir e si mosse sul suo cuscino personale.
- Finora ho ascoltato pazientemente, mio signore...
Fece una pausa maliziosa e sollev la mano ben curata per far ammirare a tutti i presenti i suoi numerosi anelli. Poi finse di studiare le sue carte, come se avesse perso il filo, ma in realt era un cobra pronto a colpire, che si divertiva a stuzzicare la preda. Aveva ascoltato con una smorfia l'arringa di Menna, che appariva piuttosto ridicolo con la pesante parrucca squadrata. Il robusto scriba era ben poco abile e intelligente. Stava seduto tra Heby e Lupherna come un mastino sbigottito, tutto sudato, col kohl che gli rigava le guance. La parrucca continuava a scivolargli gi, suscitando l'ilarit degli spettatori. La sua voce stridula aveva fatto ridere persino Prenhoe. A dispetto dei suoi modi impacciati, aveva per fatto un'arringa molto convincente. Aveva descritto il ritrovamento del sacco pieno di scaglie di serpente, legato alla balaustra della terrazza in un punto in cui sarebbe stato nascosto dai pesanti cortinaggi del letto, poi aveva citato le memorie di Suten per dimostrare che il generale aveva voluto sconfiggere le sue paure una volta per tutte. Impuki e Paser avevano testimoniato con scarna efficacia riguardo alle visite del generale al tempio e ai suoi dolori di stomaco, e avevano confermato di avergli prescritto un oppiaceo.
- Vi parlava dei suoi incubi? - aveva chiesto Menna a Impuki.
- Certo, e intendeva confrontarsi con le sue paure da buon soldato, abituato alla battaglia.  noto che  l'unico modo per sconfiggerle.
Amerotke avrebbe desiderato chiedere loro ben altro, ma per il momento era stato costretto a rimandare il dibattito. Adesso era il turno di Valu. Il procuratore si rimbocc le maniche della tunica facendo tintinnare i numerosi braccialetti, il suo sorriso dimostrava che stava tendendo una trappola all'imputato. Shufoy saltellava come una rana tra la folla, ma il giudice non riusciva a vedere chi gli stava indicando.
- Stiamo ansiosamente aspettando, mio signore Valu - sospir Amerotke.
L'espressione fintamente addolorata di Valu era smentita dagli occhi saettanti, il suo sorriso scomparve d'incanto.
- Abbiamo sentito una storia veramente commovente. Quale dramma, quale tragedia, quale assurdo guazzabuglio di menzogne!
Heby stava per balzare in piedi, ma il preoccupatissimo Menna lo trattenne con forza.
Valu lo indic con un cenno: - Gi, i serpenti sono venuti dal sacco che il mio dotto avversario ci ha doverosamente mostrato. Ma in quel sacco, come ci sono entrati? Da dove venivano, mio signore? Non vorrete credere che un uomo spaventato dai serpenti come il generale Suten sia andato nei campi a raccoglierli con le sue mani, vero? O magari  andato nel deserto e ha fischiato per chiamarli a s, come tanti bravi cagnolini?
Attese abilmente che le risate del pubblico si smorzassero: - O forse  andato al mercato? "Datemi due dozzine di serpenti e un paio di scorpioni belli freschi, grazie!
La mimica di Valu suscit nuove risate.
- I vostri scherzi sono molto divertenti, ma...
- Non sono scherzi, mio signore Amerotke, solo semplici, oneste domande. Dove aveva preso i serpenti? Dove li teneva?
Il silenzio era opprimente. Valu non sorrideva pi, ma batt le mani, provocando un volo di colombe impaurite nei giardini del tempio.
- Dal momento che nessuno  in grado di rispondermi, sar io a farlo. Chiamo a testimoniare Hefau, l'Uomo Serpente!
Hefau era il nome del Grande Serpente dell'Am-Duat, ma l'uomo che venne a testimoniare non era cos terribile e sinistro, con i capelli radi e il volto magro bruciato dal sole. Era vestito col barracano striato dei beduini e il suo bastone aveva la forma dell'uraeus, il serpente imperiale.
- Chi sei? - gli chiese Amerotke quando ebbe giurato.
- La morte dei serpenti, mio signore. Li uccido per vendere le loro pelli ai mercanti. Ho incontrato l'imputato nella Necropoli, vicino alla statua di Osiride. Voleva due dozzine di vipere gonfie di veleno. Gliene ho chiesto il motivo...
Heby balz in piedi urlando e le guardie lo obbligarono a rimettersi a sedere sul suo cuscino.
- Continua.
- Non mi ha detto il suo nome, ma mi ha pagato bene. Mi ha chiesto di portarglieli in un palmeto vicino alla casa del generale Suten.
Amerotke era molto seccato di essersi lasciato distrarre dalle altre indagini. Valu aveva subito colto il suo momento di debolezza e ne aveva approfittato.
- Quando  successo?
- La notte prima che il generale morisse. Mio fratello mi  testimone.
- E avete chiesto a Heby perch voleva quei serpenti?
- Non ha voluto dirmi nulla, perci mi sono limitato a fare quello che mi chiedeva. Ho trovato le vipere sulle rive del Nilo e gliele ho portate. Solo quando gli araldi hanno annunciato al mercato la morte del generale, ho immaginato cosa potesse essere successo. Ho letto i manifesti che il signore Valu ha fatto affiggere...
- E sei venuto da me - sussurr dolcemente Valu.
Amerotke alz il flagello per zittirlo e lasciar parlare la difesa. Menna era irritato e impaurito.
- State accusando anche me e la signora Lupherna?
- No - disse Hefau, indicando l'imputato, che sedeva a capo chino. -  stato quell'uomo a comprare i serpenti. Non voleva che lo dicessi a nessuno!
- Avete pagato il testimone, mio signore Valu? - chiese Amerotke.
Valu allarg le braccia.
- Ricever solo la taglia che spetta a chi denuncia un pericoloso assassino.
Solo il pianto di Heby ruppe il silenzio. Menna scosse il capo. Lui e Lupherna si erano istintivamente scostati dal prigioniero. Hefau era molto calmo, e la sua storia era decisamente credibile.
- Solleva il capo, Heby! Hai forse comprato i serpenti per ordine di Suten? In questo caso credo che il signore Valu ti chieder perch non l'hai detto prima.
Menna sollev le braccia in segno di supplica: - Mio signore Amerotke, la difesa chiede pi tempo per poter rispondere alle vostre domande!
- Allora, io ordino che Heby rimanga agli arresti domiciliari, sotto pena della vita. Anche il vostro testimone, mio signore Valu, sar ben custodito dalle guardie cittadine - disse sorridendo al procuratore.
- Ma, mio signore...
Amerotke si ritir nel suo studio. Uno sbuffo di profumo gli fece subito capire che Valu l'aveva seguito.
- Siete stato astuto, Valu. Ma siete certo che il vostro testimone non stia mentendo?
Valu si sedette su uno sgabello senza essere invitato a farlo: -  un ex soldato, e non  un bugiardo. Era un abile fromboliere delle truppe ausiliarie. Possiede sacchi di pelle simili a quello che avete trovato sul tetto e ha saputo rifare il nodo che mi avevate fatto vedere.
Amerotke si massaggi il volto. Aveva i crampi alle gambe, a forza di stare seduto.
- Volete che Heby sia impalato, vero? Volete dimostrare alla regina che Suten  stato assassinato e che voi avete saputo smascherare l'omicida?
Valu balz in piedi indignato e subito Amerotke si pent del suo sfogo e gli strinse la mano. - Scusatemi, avete ragione. Ho creduto di aver risolto il caso senza aver risposto alle domande che voi mi avete intelligentemente posto. Avrei dovuto chiedermi dove Suten poteva aver preso quei serpenti - gli disse con un sorriso triste.
Valu profumava di fiori selvatici. Amerotke aveva sentito dire che in privato amava vestirsi con la parrucca e gli abiti sgargianti di una cortigiana.
- Sono convinto che Heby sia l'assassino, mio signore Amerotke. Prima di cena ha legato il sacco alla balaustra e quando il generale si  addormentato dopo aver bevuto il vino drogato gli ha vuotato addosso i serpenti. Menna  solo uno sciocco, ma stamattina io ho visto con che sguardo lussurioso l'imputato guardava la nobile Lupherna.
Amerotke si volt a osservare una statuetta di Maat.
- Allora, perch non ci ha detto subito che il padrone gli aveva ordinato di comprare i serpenti e di portarli sul tetto? Non saremmo mai riusciti a smentire una storia del genere. Doveva sapere che Hefau l'avrebbe riconosciuto...
- Ecco perch sono convinto che sia colpevole.  arrogante come tutti gli assassini, ed  consumato dall'amore per Lupherna. Era certo che avremmo pensato che il generale stesso avesse portato i serpenti sul tetto. Anche Menna era convinto che Suten volesse sconfiggere le proprie paure, perch allora la corte non avrebbe dovuto crederlo? - E mise un dito sotto il naso del giudice. - Ma non poteva dire di sapere che il generale aveva comprato i serpenti, perch ovviamente Suten avrebbe agito in segreto, senza fame parola con nessuno. Se il fedele servo avesse saputo in anticipo di una simile follia, sarebbe dovuto intervenire per fermarlo, no?
- Giusto. Heby ha fatto un errore e dovr pagare.
Valu se n'era appena andato quando nella stanzetta comparve Impuki. Il gran sacerdote non era pi amichevole come prima.
- Il vostro servo Shufoy mi ha detto che volevate vedermi.
- Devo farvi delle domande, mio signore.
Impuki si volt verso Paser, che lo aveva accompagnato: - Noi dobbiamo tornare al tempio, per i nostri doveri urgenti. Venite a trovarci l, se volete...
- Lo far.  assolutamente necessario che rispondiate alle mie domande.
I sacerdoti scossero le spalle e se ne andarono, subito sostituiti dal generale Omendap: - Cosa volete, mio signore?
Il generale era molto turbato. Non si era fatto la barba e i suoi occhi profondamente affossati nelle orbite erano arrossati.
- Ero nel deserto a dirigere le grandi manovre. Abbiamo fatto sorvegliare gli ingressi della Valle dei Re. La regina vuole assolutamente che i furti cessino.
- Sapete che i Sebaus sono degli ex soldati?
- Ho sentito delle voci. Ma avete delle prove, mio signore? So quello che pensate. I generali si occupano sempre dei loro veterani...
- Lo so, e almeno di questo ho prove sicure.
- Dunque sapete anche che sono il capo degli scribi dell'esercito imperiale. Giorno e notte mi chiedono favori e raccomandazioni. A chi devo far assegnare un posto, a chi una pensione, a chi una gratifica o una decorazione al valore...
- I veterani conoscono i segreti delle tombe reali?
Omendap si terse il sudore dalla fronte e si strapp un filo dalla tunica: - Io e qualche altro alto ufficiale li conosciamo, naturalmente. I veterani della guardia imperiale, la Sacra Banda, fanno sempre parte del corteo funebre dei principi di sangue reale e degli altri Grandi d'Egitto. Ma quei segreti li conoscono anche i sacerdoti e i magistrati come voi e Valu. Non mandate forse dei condannati a scavare le tombe e a decorarle, in qualit di scalpellini?
- Ma subito dopo vengono uccisi perch tacciano per sempre - concluse cupamente il giudice. - Avete una lista dei reduci che avete aiutato?
Omendap scosse il capo.
- Ci vorrebbe un anno e un giorno a ricavarla! Ricevo quotidianamente centinaia di richieste, in questa o in quella citt d'Egitto, e spesso le passo a degli altri generali. Vi posso per fare un esempio: Mafdet era un mio buon ufficiale, cos l'ho raccomandato al tempio di Iside.
Amerotke gli allung una brocca d'acqua, ma il generale scosse il capo: - Che cosa volete, mio signore? Avete molti visitatori, oggi. Perch volete sprecare il vostro prezioso tempo con me?
Amerotke guard il muro alle spalle del generale: - Stanotte ho dormito poco, quindi scusate se le mie parole vi possono sembrare scontrose o troppo franche. Sithia ci ha parlato di un uomo chiamato To Shardana, un Sebaus e un ladro di tombe che io condannai per un altro delitto. Aveva ucciso un uomo e lo feci bandire in una delle oasi-prigione. Avrei voluto interrogarlo, ma Valu mi ha detto che l'oasi  stata attaccata dai Libici, che hanno massacrato guardie e prigionieri.
Omendap si massaggi la fronte: - Ne ho sentito parlare. Una cosa molto strana...
- Perch?
- Nelle oasi-prigione non c' molto da rubare: qualche arma, qualche provvista e nient'altro. I prigionieri possono circolare, ma sempre incatenati. Del resto solo nell'oasi possono trovare cibo e acqua; se fuggissero il deserto li ucciderebbe, o verrebbero catturati e torturati dai predoni.
- Ma allora, perch quell'oasi  stata attaccata?
- Vi confesso che non lo so.
Amerotke si port un dito alle labbra: - Abbiamo dei prigionieri libici di una certa importanza in questo momento?
Omendap chiuse gli occhi.
- Non lo so. I prigionieri di guerra che usiamo nelle cave di solito non sopravvivono pi di un anno. C' per uno che chiamiamo il Libico, perch non conosciamo il suo nome. Era un capotrib che fu catturato mentre saccheggiava i villaggi delle rive del Nilo.
- Perch non  stato ucciso o mandato a lavorare nelle cave?
- Perch era un nobile d'alto rango, e ci avrebbe solo creato dei guai. Avrebbe anche potuto organizzare una rivolta degli schiavi, e non sarebbe stata la prima volta! No, lo teniamo invece come ostaggio, per scambiarlo con uno dei nostri alti ufficiali, qualora cadesse prigioniero. Si trova nell'oasi dell'Erba Amara, nelle Terre Rosse.
- Generale, fatemi il favore di affidarmi il vostro migliore squadrone di carri. Ne voglio venti, ciascuno con due uomini. Vado a parlare con quel Libico.
- Perch?
- Voglio chiedergli perch i suoi compatrioti hanno attaccato un'oasi dalla quale non potevano trarre alcun guadagno.
Omendap si gratt il mento.
- Potrebbe essere morto, ma in questo caso il governatore dell'oasi me l'avrebbe detto. Va bene - gli disse stringendogli la mano - lo squadrone sar pronto tra un'ora.
Pi tardi, mentre il calore del sole cominciava ad affievolirsi, lo squadrone Ptah del reggimento di Horus lasci la sua caserma a est di Tebe e si avventur verso il deserto. Omendap aveva scelto la squadra pi esperta e i cavalli pi rapidi e agguerriti. I carri di legno d'olmo, betulla e tamarisco erano rivestiti d'oro ed elettro. Le sei ruote posteriori munite di raggi davano loro la leggerezza e la velocit che terrorizzavano i nemici dell'Egitto. I pennacchi dei cavalli e i finimenti lucenti nero e oro del reggimento erano davvero splendidi.
Approfittando dell'aria fresca del tramonto, prima che calasse l'oscurit, i carri si erano disposti a ventaglio lungo la pianura rocciosa. Ogni carro era armato di frecce e giavellotti.
Shufoy stava accanto al padrone e stringeva con forza il proprio arco. I soldati erano tutti veterani abituati a combattere nel deserto con qualunque clima. Amerotke trovava sempre singolare quel posto lontano dai clamori della grande citt, il cielo rosso sangue sovrastava quell'ampia pianura desertica. Lui e Shufoy portavano una maschera che era stata immersa nell'acqua e nel succo di limone per difendersi contro gli insetti e la sabbia. Ogni tanto si fermavano a un'oasi per dissetarsi e far riposare i cavalli. I soldati non facevano domande. Sapevano solo che avrebbero dovuto scortare un importante personaggio, e tanto bastava. Quando Shufoy cercava di scambiare due chiacchiere con loro, si limitavano a sorridere.
Quello non era il deserto vero e proprio, era la pianura rocciosa che divideva il Nilo dalle Terre Rosse. Quando la nera coltre della notte scese all'improvviso come una coperta, il deserto cominci a riecheggiare dei ruggiti dei predatori notturni, il comandante ordin di aumentare l'andatura, ma quando spuntarono le stelle fece fermare i carri davanti a una gola, disponendoli in cerchio per la notte. I cavalli sarebbero rimasti al centro, al sicuro dalle iene e dai leoni, che potevano essere attratti dall'odore della carne cotta sul fuoco del bivacco.
Dopo cena, Amerotke e Shufoy si avvolsero in una coperta militare, usando un cesto come cuscino. H nano dormiva come un bambino, e all'alba il padrone fece molta fatica a svegliarlo.
Presto il calore divenne insopportabile. A mezzogiorno i carri raggiunsero un'oasi, dove si fermarono in attesa che facesse pi fresco. Amerotke si sentiva come un sonnambulo.
Shufoy aveva smesso di chiacchierare e quando il viaggio riprese divenne solo un'ombra minuscola coperta di sabbia che si teneva aggrappata alle sponde del carro. Il sole cominci a tramontare e Amerotke si sent come se fosse stato colpito in testa da una mazza invisibile. Si tolse la maschera per respirare meglio e concesse a se stesso e a Shufoy un sorso d'acqua dalla borraccia e qualche dattero. Un tramonto di fuoco trasformava il deserto da un luogo di luce accecante a una pianura sinistra percorsa da troppe ombre.
- Non far mai l'auriga - gemette Shufoy. - Sono troppo piccolo e il vento... le mie cicatrici mi fanno pi male di un dente cariato.
Per distrarlo, Amerotke gli indic gli avvoltoi che volavano in circolo sopra le loro teste.
- Non siamo lontani, gli avvoltoi sanno che c' un'oasi dove potranno trovare delle prede.
Si stava facendo buio quando il carro di testa torn indietro e il comandante and loro incontro, tutto sudato: - Siamo quasi arrivati. Finalmente potremo mangiare e bere!
I cavalli fiutarono l'odore dell'acqua e accelerarono il passo. L'oasi era protetta da un alto recinto. Le guardie si erano costruite dei ripari improvvisati per proteggersi dal sole. Un soldato apr lo stretto cancello e and loro incontro. Portava solo un gonnellino di cuoio e un panno bianco in testa per proteggersi dal sole. Dopo aver parlato brevemente col comandante, fece entrare nell'oasi la colonna di carri. I palmeti intorno alle sorgenti d'acqua avevano un aspetto piuttosto tetro. C'era un piccolo recinto per i cavalli e un fuoco da campo per il bivacco. Era chiaro che sia le guardie che i prigionieri vivevano abbastanza miseramente. I soldati erano mercenari che sarebbero poi tornati a Tebe dopo tre mesi di servizio. I prigionieri incatenati mani e piedi formavano un patetico gruppetto cencioso. Solo una tavoletta appesa al collo col nome e il numero permetteva di distinguere i vari detenuti. Fortunatamente l'acqua dei pozzi era invece fresca e gradevole.
Dopo essersi ristorato, Amerotke and sotto una tenda, dove il governatore lo attendeva Col prigioniero libico. Il Libico era alto, col viso lungo, la bocca storta, gli occhi stretti e astuti e gli zigomi pronunciati. Teneva i capelli raccolti dietro la nuca e portava solo un semplice gonnellino di cuoio. Sul torace muscoloso aveva dei tatuaggi blu e rossi.
- Avete fatto tutta questa strada solo per vedermi? - chiese nel modo diretto delle caserme.
- Sei un guerriero?
L'uomo dagli occhi astuti rispose con voce stridula e amara: - Sono un capotrib, e ho ucciso molti di voi in battaglia. E tu che vuoi? Chi sei? Perch sei qui?
- il mio nome non ti deve interessare. Sono qui per chiederti perch i tuoi compatrioti dovrebbero saccheggiare un posto come questo e uccidere guardie e prigionieri.
- Non lo farebbero mai - protest il Libico.
- E invece l'hanno fatto. Guardati intorno: a parte i nostri carri, vedi forse qualcos'altro di valore?
- Le guardie hanno detto che tu sei un giudice. Raccontami. Cosa sta succedendo a Tebe? Il Libico era astuto e aveva capito che la visita del potente magistrato poteva tornargli utile. Giunse le mani incatenate in segno di supplica e Amerotke gli parl dei ladri di tombe e della morte del generale Suten. A quel nome il Libico sorrise e distolse lo sguardo.
- Avremmo dovuto ucciderlo noi, o prenderlo prigioniero! E poi, che altro  successo?
Amerotke gli parl delle danzatrici scomparse e della morte di Mafdet, il Libico si fece dare una coppa di vino, poi la sollev in un brindisi beffardo: - Dimmi, potente giudice, che cosa vorresti trovare nel deserto se fossi un guerriero libico?
- Oro e argento per comprare armi e viveri.
- Oh, ne abbiamo gi a sufficienza, e possiamo sempre rubarli agli altri in caso di bisogno. - L'uomo rise dello stupore di Amerotke. - Se ti rispondo, tu cosa mi darai in cambio?
- Se mi aiuti, ti far togliere le catene, ti far dare dei vestiti, delle provviste, un arco e delle frecce, e poi potrai raggiungere il tuo popolo. Il Libico si fece serio e indic il pettorale del magistrato con l'immagine di Maat, la dea della Verit: - Giuralo!
Amerotke obbed e il Libico chiese dell'altro vino, schioccando golosamente le labbra. - Quelle heset non erano delle ragazze di buona famiglia, delle vergini graziose e dalla pelle delicata?
- Se i Libici volessero delle donne, non basterebbe loro depredare i villaggi?
- A quale prezzo, giudice? Con quante probabilit di successo? E poi, dopo tanta fatica, ti ritrovi con qualche vecchiarda che gli altri si sono lasciati indietro nella fuga o qualche contadina troppo stupida per nascondersi. - Si batt sul viso, facendo tintinnare le catene. - Nel deserto non ci sono tante donne, e i matrimoni sono vincolati da legami di sangue. - Sogghign mettendo in mostra i denti aguzzi di fronte allo stupore del giudice. - Non penserai che per una delle nostre trib ci possa essere ricompensa migliore di quattro belle vergini, vero? Quattro delle pi belle ragazze d'Egitto in cambio di una strage e di un piccolo saccheggio! Le heset vengono scelte per la loro bellezza e la loro grazia, non pensi che per noi potrebbero essere il premio ideale? Se pensi che stia mentendo, chiediti quanto pagherebbe un mercante egizio anche per una sola di quelle ragazze.
- Una fortuna, ma...
- Ma non potrebbe nascondere da nessuna parte una ragazza del genere, e lo attenderebbe una punizione terribile se venisse scoperto - concluse per lui il prigioniero. - Ma un capotrib libico non avrebbe un problema del genere! Le tue heset sono finite nel deserto, giudice! Sono servite a pagare l'attacco a quell'oasi!

9.

Amerotke si trovava nella residenza del gran sacerdote al tempio di Iside. Era lieto di essere tornato dal deserto infuocato. Dopo l'estenuante viaggio di ritorno, durato un giorno intero, aveva passato la giornata a dormire. Poi si era dedicato ai piccoli affari di ordinaria amministrazione: la grazia per il prigioniero libico, il funerale di Djed, che era stato compassionevolmente restituito alla moglie. Shufoy era stato a visitare la famiglia del giudice a palazzo e lo aveva assicurato che stavano tutti bene. La casa del magistrato si era trasformata in una vera fortezza, piena di guardie all'interno, all'esterno e persino sulla strada.
Amerotke aveva cos potuto di nuovo studiare in tutta sicurezza gli incartamenti del caso, il muro di menzogne che circondava quel sinistro mistero cominciava a sgretolarsi e nella sua mente inquieta prendevano forma nuove teorie, nuovi sospetti.
Al tramonto aveva deciso di tornare al tempio di Iside per interrogare il gran sacerdote, la moglie e Paser, che ora stavano seduti di fronte a lui. Impuki lo aveva gentilmente invitato a mangiare con loro delle quaglie deliziosamente speziate e un'anatra con contorno di erbe e lattuga, il tutto annaffiato da un ottimo vino rosso di Avaris. La stanza fresca e ventilata era molto diversa dal rovente inferno delle Terre Rosse.
' Dopo un altro sorso di vino, Amerotke chiuse gli occhi, poi si rivolse sorridendo a Impuki: - Vi chiederete perch sono qui...
Fu Thena a rispondere al posto del marito: - Certo. La vostra faccia  stanca e cotta dal sole, ma i vostri occhi sono vigili e attenti.
Diede un'occhiata in tralice a Impuki e strinse furtivamente il braccio di Paser, come se volesse metterli in guardia.
- Mafdet era un criminale, mia signora.
La brezza mosse le tende e Amerotke indic un affresco che rappresentava un cane da caccia all'inseguimento di un'antilope: - Questo sono io: un cacciatore alla ricerca di una verit sfuggente!
- Se Mafdet era un criminale, l'avete gi trovata - disse Impuki.
Shufoy parl con la bocca piena di carne: - Non solo un criminale, mio signore.
Impuki pos di scatto la coppa e Amerotke continu: - Sono stato nelle Terre Rosse e ho interrogato un prigioniero libico. Mafdet ha drogato le quattro heset e le ha consegnate ai Sebaus, che le hanno portate nel deserto per donarle a un capotrib libico, che si era impegnato ad assaltare un'oasi-prigione e a massacrare un uomo che poteva tradire quegli assassini.
I tre erano inorriditi. Thena si port una mano alle labbra e guard il giudice con occhi vitrei. Paser era a bocca aperta per lo stupore.
- Non  possibile - esclam il gran sacerdote.
- Invece  vero, mio signore. L'assalto all'oasi  avvenuto proprio nel periodo delle sparizioni delle ragazze. La prima era stata data ai Libici come anticipo, le altre servirono a saldare il conto. Mafdet era un soldato e sapeva come trattarle, per lui era facile lusingarle, attirarle al tramonto in una parte poco frequentata del tempio e drogarle. Una volta che le ragazze erano addormentate, i Sebaus potevano scalare il muro nottetempo, grazie alla mappa che Mafdet aveva dato loro. E fuori dal tempio, chi poteva fermarli?
- Povere ragazze. - Impuki lev le braccia al cielo.
- Capita spesso che delle giovani donne rapite finiscano in una casa di piacere - disse Paser - e so che per i Libici una vergine pu essere pi preziosa dell'oro.
- Come ha scelto Mafdet le sue vittime?
Amerotke sorrise al gran sacerdote. - Come tutte le ragazze di quell'et, le heset hanno la testa piena di sogni romantici. Un leone come Mafdet poteva facilmente allontanare una pecorella dal branco e poi colpire.
- Ma qualcuno deve pur essere venuto a trovarlo al tempio per prendere accordi - disse Paser.
- Conoscete un veterano di nome Djed? Veniva a far visita a suo padre, nella Casa del Crepuscolo.
Impuki era sbigottito, e pareva che non si fosse ancora ripreso dallo shock: - Controlleremo i registri. Molti veterani vengono qui per essere curati o per morire, ma non ho mai visto Mafdet incontrarsi con uno di loro.
- Comunque,  stato ucciso - continu Amerotke. - Forse dai Sebaus, perch voleva tradirli o ricattarli. Ma io ne dubito. Ricattare o tradire i Sebaus significa morte certa, e Mafdet lo sapeva bene!
- E allora? - domand Thena.
- Forse qualcuno ha voluto punirla per i suoi crimini. Per, perch i Sebaus gli avrebbero bruciato la casa?
- Perch sostenete che Mafdet abbia drogato le ragazze rapite?
- Non mi avete detto che vi avevano rubato del succo di papavero?
- Allora,  stato Mafdet?
- S, mia signora.
- Torniamo all'omicidio - tagli corto Paser, passandosi la lingua sui denti. - Se qualcuno l'ha ucciso per vendicare le ragazze, deve trattarsi di uno del tempio. Ma, allora, perch non ha impedito almeno l'ultimo rapimento, se aveva scoperto tutto? Perch non l'ha denunciato, invece di assassinarlo? Perch si  eletto lui a carnefice?
Amerotke guard l'acuto sacerdote e annu.
- Adesso capisco perch in breve tempo siete diventato un sacerdote d'alto rango. Io non ci avevo nemmeno pensato! Inizialmente, di fronte alla terribile notizia di questo orrendo crimine, siete rimasto turbato, come ogni persona sensata, ma poi vi siete messo a ragionare, e mi pare che a questo punto vi siate convinto che i Sebaus siano responsabili dell'omicidio.
- Una giusta conclusione - approv Impuki. - Se i Sebaus sono cos spietati, avranno deciso di liberarsi di Mafdet dopo averlo usato. I morti non parlano, e non dicono n bugie n verit.
Amerotke annu e si conged dagli ospiti: - Sono qui con la mia scorta, ma stanotte vorrei restare nel tempio per parlarvi ancora domani.
Impuki lo invit subito a trattenersi nella foresteria.
Shufoy si alz a malincuore, ancora con la bocca piena di carne. Un servo li accompagn attraverso i giardini silenziosi e l'ufficiale della scorta dispose degli uomini di guardia a ogni porta e a ogni finestra. Amerotke stava per ritirarsi, quando arriv di corsa Paser, scortato da un servo con una fiaccola.
- Mio signore, il servo di Suten era colpevole?
- Perch me lo domandate?
- Il fatto  che conoscevamo bene il generale, e anche Heby. Lui e Menna accompagnavano spesso il signore Suten quando veniva qui a farsi curare o a consultare la biblioteca.
Amerotke gli sorrise. -  per questo che sono rimasto qui. Domani mattina visiter la Casa dei Libri. Voglio vedere i manoscritti che ha consultato Suten. Avete dei documenti sulle tombe reali?
Paser annu.
- Ve ne sar grato se me li farete preparare per domani. Buonanotte.
Strinse la mano a Paser, poi si tolse i sandali e and a distendersi sul letto, mentre il nano si accucciava sulla stuoia accanto a lui.
- Siete molto compiaciuto, padrone. Si vede, e state cercando di reprimere un sorriso. Certo, li avete sconvolti quei tre!
- Non volevo farlo! Sono brave persone, i loro cuori sono puri e cercano di parlare con la voce della verit, anche se mi stanno nascondendo qualcosa.
- Che cosa? Il giudice sospir e si sedette sul letto. - Mafdet era un criminale, e sono sicuro che era uno dei Sebaus e che  stato lui a rapire le quattro ragazze grazie alle polveri che aveva rubato. Ma allora perch i Sebaus lo hanno barbaramente ucciso? Perch gli hanno bruciato la casa? Per Paser ha ragione. Se invece qualcuno intendeva vendicarsi di lui, avrebbe fatto molto prima a denunciarlo. Valu sarebbe intervenuto e Mafdet sarebbe finito sul rogo.
- E dunque l'hanno ucciso per un'altra ragione?
- Precisamente, mio piccolo amico, e forse il capitano delle guardie aveva commesso dei crimini che non abbiamo ancora scoperto.
- Ma perch i Sebaus gli hanno bruciato la casa?
- Ricordi Djed e il suo tesoro nascosto?
Shufoy si mise a ballare per l'eccitazione. - Ma certo, i Sebaus volevano distruggere ogni prova, tutto quello che Mafdet teneva nascosto! Forse la loro base  proprio qui nel tempio.
- Certo vi vengono ogni giorno molti veterani. Per Paser  intervenuto in nostro soccorso e ci ha permesso di catturare uno dei Sebaus.
- Paser sapeva che non avrebbe parlato, che il Khetra gli avrebbe chiuso la bocca.
- Tutto  possibile. - Amerotke si rimise sul letto a guardare il soffitto di cedro. - Forse il tempio  veramente la base dei Sebaus. Qui Mafdet lavorava ed  morto, e negli archivi sono custoditi i segreti della Valle dei Re.
- E se il Khetra fosse Impuki? Forse Mafdet prendeva ordini da lui, ed  stato lui a farlo tacere per sempre.
- Tutto  possibile. Io per ho la sensazione che l'abbiano ucciso per un altro motivo, non so ancora quale. Lo stesso Impuki ha ammesso che non lo sopportava e che tra loro non correva buon sangue. Ma adesso sono stanco, Shufoy, troppo stanco per scoprire la verit in una sola notte.
Cerc di ricordare una preghiera che il padre gli aveva insegnato, ma al secondo verso era gi addormentato.
Il giorno dopo, Paser and a prenderli per portarli alla Casa dei Libri. I cori intonavano in lontananza gli inni mattutini al sole nascente. L'aria odorava d'incenso e del fumo pregno di sangue dei sacrifici. Un muro sorvegliato da sentinelle divideva i giardini e i pascoli del tempio dalla Casa dei Libri. La biblioteca si trovava in una lunga sala al secondo piano, illuminata da ampie finestre e da nicchie contenenti lampade d'alabastro. Le finestre erano protette da inferriate contro eventuali furti. Al centro della stanza dagli scaffali squisitamente intagliati si trovavano dei lunghi tavoli con dei cuscini per poter stare comodi mentre si leggeva o si scriveva. Ogni tavolo era dotato di penne e calamai con inchiostri di vario tipo. La stanza odorava di gomma, resina e pergamena.
Un giovane bibliotecario venne a informare Paser che la Casa dei Libri era vuota, il sacerdote gli chiese di portare i documenti che Suten aveva visionato. Il bibliotecario dal viso tondo e liscio era ansioso di compiacere i visitatori. - il generale era un grande soldato, e voleva sempre leggere le cronache e la storia d'Egitto: i grandi trionfi dell'esercito, le campagne in cui lui e suo padre avevano combattuto.
- Anche suo padre era stato un soldato?
- Oh, s. il signore Suten ne era molto orgoglioso. E poi consultava i registri militari, per voleva sempre farlo da solo, il servo e lo scriba dovevano attenderlo di sotto.
- Avete dei documenti sulla Valle dei Re? - chiese Amerotke. - Se fossi un ladro e volessi documentarmi sulle tombe da saccheggiare, troverei qui...il bibliotecario agit le braccia come se volesse prendere il volo.
- Mio signore, mio signore, certo che abbiamo dei documenti del genere, ma noi non...
- Portatemeli qui, insieme a tutti quelli che Suten ha consultato.
Shufoy and a una finestra e Paser si sedette su un alto scranno presso l'ingresso. Per compiacere il cupo giudice seduto davanti a uno dei tavoli, il bibliotecario gli port diversi cesti di papiri e pergamene. Amerotke era eccitato, perch era convinto di fare qualche grossa scoperta. Ma pi leggeva, pi si convinceva, con sua grande delusione, che effettivamente il generale aveva consultato solo delle cronache storiche e che i documenti riguardanti la Valle dei Re erano solo dei noiosi elenchi di arredi funerari e di preghiere liturgiche da recitare durante i funerali reali. Deluso, chiese al bibliotecario se c'erano altri documenti da vedere, ma il giovane scosse il capo, agitatissimo. Amerotke avrebbe sospettato seriamente di Impuki se avesse trovato delle descrizioni dettagliate delle tombe reali, ma in quella biblioteca non cera nulla del genere.
Era come quando, da bambino, si metteva a raccogliere sterpi per fame una ramazza o un cestino; se non ne trovava abbastanza il gioco andava a monte. Anche il catalogo generale dei libri della biblioteca non rivel nulla d'interessante. Alla fine se ne and infuriato e Paser si affrett a seguirlo.
Amerotke gli disse che con la sua scorta sarebbe stato al sicuro e che avrebbe passeggiato per qualche minuto nei giardini del tempio e poi se ne sarebbe andato. Poi si rifugi al fresco sotto un palmeto, di fronte a un laghetto ornamentale. Il sole era cocente e le carpe argentee guizzavano tra le canne. Due colombe becchettavano allegramente tra le rocce della riva. I passeri cinguettavano sui rami e cercavano di occultare in qualche modo i muggiti strazianti delle bestie in attesa del sacrificio.
- Siete confuso, mio signore? - sussurr Shufoy.
- Pensavo che avrei fatto dei progressi e che avrei trovato molte risposte nella Casa dei Libri, e invece non so ancora chi sia il Khetra e chi abbia ucciso Mafdet. Dove hanno preso i ladri tutte quelle informazioni sulla Valle dei Re? Come fa il capo a reclutare e a controllare i Sebaus? Chi ha ucciso Suten? il muro intorno a me  ancora invalicabile e oscuro, Shufoy - sospir il giudice.
- Quale sar la vostra sentenza riguardo alla morte del generale?
- La bilancia di Maat peser la verit e la menzogna e io star a vedere da quale parte pendono i suoi piatti: se Heby ha ucciso il padrone o se Suten ha voluto sfidare le sue stesse paure.
Una delle guardie si mise a ridere, e le colombe volarono via spaventate. Anche per Amerotke era il momento di andarsene, ma davvero non sapeva che cosa fare.
Anche Nadif stava pensando alla morte del generale. Camminava verso la villa di Suten con un panno rosso e nero sul capo per ripararsi dal sole, il suo babbuino era malato e aveva dovuto lasciarlo a casa.
Stava seguendo lo stesso percorso di quella sera. Certo, ora la strada era molto pi afosa e polverosa, dopo il passaggio della lunga processione di carri diretti al mercato. Quando avrebbero fatto ritorno verso le campagne, al tramonto, il turno di ronda di Nadif sarebbe finito da tempo. In quel momento, per, la strada era vuota e passava solo qualche raro carro di mercanti trainato da buoi.
Nadif non avrebbe mai dimenticato il cadavere coperto di vipere del generale. Non era giusto che un soldato morisse cos... Si protesse gli occhi dalla luce del sole e guard le barche da pesca sul fiume. Aveva seguito con interesse il caso e aveva persino assistito al processo a Heby, quando Hefau lo aveva accusato. Si appoggi a un albero e bevve un sorso dalla borraccia.
Quella sera era stato lui di pattuglia ed era certo che nessuno si fosse avvicinato alla casa di Suten. Certo si sarebbe ricordato di uno strano personaggio come Hefau, col suo sacco pieno di vipere. Non lo aveva visto attraversare il fiume con una barca, n lo aveva incontrato per la strada. Ma allora, perch stava mentendo? Adesso era trattenuto nella caserma delle guardie, e Nadif avrebbe voluto interrogarlo personalmente. Ma il testimone era sotto la protezione della corte, cos aveva dovuto limitarsi a discutere animatamente del caso con sua moglie. Lei non gli aveva creduto: gli aveva detto che era troppo sicuro di s, che semplicemente poteva non aver notato Hefau. Ma Nadif aveva occhi buoni ed era certo di non averlo visto nel suo giro di ronda tra il quinto e l'ottavo imbarcadero. Stava per riprendere il cammino quando vide qualcosa scintillare nell'erba. Era una catenella con un pendaglio a forma di falco con le ali spiegate. Era certo di averla vista al collo di Heby, la notte dell'omicidio. Ma se adesso era agli arresti domiciliari, come faceva ad averla persa per strada?
Tra l'erba trov anche un pugnale insanguinato col manico d'avorio. Allarmato, corse subito alla villa del generale. Sospir di sollievo nel vedere le guardie davanti al portone, ma invece di proseguire prese per il sentiero polveroso che girava intorno al muro di cinta, all'ombra di un palmeto. L'erba dura gli graffiava le gambe. Una sentinella che stava bevendo dalla borraccia al riparo di una palma gli grid che andava tutto bene, senza neppure alzarsi.
Dietro l'angolo trov un'altra guardia che si stava riposando, e maledisse la pigrizia negligente di quelle reclute. Comunque, tutto era tranquillo. La sentinella si alz in piedi, ma lui la scost con rabbia. Nadif era un vero segugio, e il suo fiuto gli diceva che qualcosa non andava. Difatti, svolt un altro angolo... e non trov nessuna guardia!
Chiam a lungo, ma nessuno gli rispose. C'era una luce accecante e il sentiero polveroso tra il muro di cinta e il palmeto era pieno di mosche. Gli sembrava di essere in una gola del deserto, col sole che gli picchiava sulla testa come un martello. Estrasse il pugnale e riprese a chiamare, senza ottenere risposta.
Uno sciame di mosche attrasse la sua attenzione su una pozza rossa ai margini della stradicciola. Per poco non inciamp nel cadavere della guardia disarmata, distesa sul prato, tra le palme. Aveva un orribile taglio che gli andava da un orecchio all'altro. I folti cespugli formavano una sorta di recinto e in quel fitto di palme poteva nascondersi un intero esercito. Non c'era nessuna traccia in giro, ma sul muro di cinta vi erano macchie evidenti di sangue essiccato. Qualcuno si era calato dal muro, graffiandosi le gambe sulla ruvida superficie della parete, e poi aveva colto la guardia di sorpresa e le aveva tagliato la gola.
Nadif buss a una postierla e un soldato assonnato gli and ad aprire.
- Dov' il tuo capitano? - ringhi Nadif.
- Ehi, non dovete parlarmi cos!
Nadif gli diede una sberla. - Io sono un portabandiera dei Medjay. Chiamami immediatamente il tuo capitano!
L'ufficiale arriv di corsa, cercando di rendersi presentabile. Era molto giovane e si sforzava, senza successo, di fare la faccia feroce. - Che succede?
Nadif indic la strada oltre il muro. - Una delle guardie  stata uccisa.
- Che?
L'ufficiale stava per andare a vedere, ma Nadif lo trattenne. - Aspettate, quante guardie ci sono in casa?
- Due, una all'ingresso e una nell'atrio.
Nadif si fece accompagnare nel portico. La porta di terebinto era socchiusa e lui l'apr con un calcio. La guardia, che dormiva su una panca imbottita, si alz di scatto: - Che succede?
L'atrio era deserto e silenzioso. L'altra guardia indossava solo il perizoma e si ridest a fatica. Nadif not con disprezzo una brocca di vino vuota accanto a una statua del dio della Guerra, il soldato balbett solo che andava tutto bene, ma Nadif lo scans di lato e avanz nella casa. Una cameriera assonnata gli disse che la padrona stava dormendo.
- Dov' Heby?
Uno stretto corridoio li condusse negli appartamenti del generale.
- Non c' nessuna guardia qui?
- Era solo agli arresti domiciliari - protest il capitano.
La stanza di Heby era deserta, e i bauli e gli appendiabiti erano stati frettolosamente svuotati.
- Sar in un'altra stanza - balbett il capitano.
- Sar meglio che sia cos.
Guardarono in tutte le camere, e udirono un gemito provenire dall'ultima. Era una stanza afosa, con le imposte sbarrate e le tende tirate come se ci fosse una tempesta di sabbia. Sulla soglia, Nadif cerc di abituare gli occhi all'oscurit, fin quando una guardia non gli port un lume. Qualcosa si mosse nella stanza. Nadif strapp la lampada dalle mani della sentinella e vide una testa rapata, degli occhi sbarrati e una bocca imbavagliata. Era Menna, lo scriba del generale!
Nadif corse ad aprire le imposte, mentre il capitano guardava sbigottito l'uomo imbavagliato, che era stato saldamente legato a una sedia. L'ufficiale tagli le corde.
-  stato Heby - balbett Menna. -  venuto qui all'alba!
Nadif not gli stretti nodi mentre lo scriba, quasi in lacrime, si sedeva sul letto e si massaggiava le gambe e le braccia intorpidite. - Stupidi idioti, voi dormivate invece di fare la guardia!
- Dovevamo sorvegliare la villa, non ogni singola stanza - ribatt il capitano. - Sapete bene che il prigioniero aveva il diritto di muoversi per la casa.
- Cos' successo? - chiese Nadif.
- Heby  arrivato nella mia stanza all'alba. Era tutto agitato, diceva che il processo era una truffa e che lo avrebbero condannato al rogo. Ho cercato di farlo ragionare, ma... - Menna pieg la grossa testa per mostrare un livido sulla tempia destra. - Ha detto che voleva fuggire, tentare la sorte. Ho cercato di fermarlo, ma mi ha dato un pugno e io sono caduto a terra. Mi ha puntato un coltello alla gola mentre ero ancora stordito e mi ha legato mani e piedi con le mie cinture di cuoio. Parlava da solo, sembrava impazzito, come se avesse preso un colpo di sole.  andato a cercare una corda, mi ha tolto le cinture e mi ha legato di nuovo. - Indic le due cinture gettate ai piedi della statua del dio Bes, poi si copr il volto rigato dalle lacrime con le mani. - Ha saccheggiato i miei bauli.  scappato, capite? Forse era veramente lui l'assassino! Comunque, io non so nulla e non me ne importa nulla!
Nadif guard i bauli intarsiati d'avorio, che evidentemente erano stati svuotati in gran fretta.
Lupherna arriv nel corridoio coi capelli sciolti sulle spalle come una nuvola nera. Aveva ancora la camicia da notte e uno scialle ricamato le copriva le spalle. - Menna, state bene? Una guardia mi ha detto di Heby...
La donna guard i cofani svuotati e le corde tagliate e fiss lo scriba con gli occhi carichi di sonno. -  stato lui! Ha ucciso mio marito e ora  fuggito! E noi che stavamo lottando per dimostrare la sua innocenza!
Nadif le sorrise. - Non avete sentito nulla, mia signora?
- Chiedetelo alle mie ancelle. Non riuscivo a stare ferma, ero irrequieta e alla fine ho preso un sonnifero per poter riposare. La mia cameriera mi ha svegliata solo ora e mi ha detto che volevate vedermi.
Nadif si scus e le raccont cos'era successo da quando aveva ritrovato la collana del servo fuggitivo. Menna aggred il capitano. - I vostri uomini dovevano stare pi attenti! Non dovevate sorvegliare Heby? Vi ringrazio per il vostro intervento, Nadif, e vi chiedo ancora di avvertire il signore Valu e di far affiggere in citt degli avvisi di taglia. Quell'assassino dev'essere immediatamente catturato. - Quindi si copr il volto e gemette: - Che catastrofe! Il capitano ne approfitt per eclissarsi.
- Prima devo interrogare la servit, mio signore - disse Nadif. - Voi, mia signora, non avete udito nulla di sospetto?
- Vi ho detto di chiederlo alle mie ancelle.
- E voi, Menna?
- Interrogate i servi, noi non sappiamo niente di pi di quello che vi abbiamo detto. Ieri sono stato qui tutto il giorno - e indic il tavolo coperto di papiri - per preparare la difesa dell'imputato. Volevo interrogare Hefau, dimostrare che stava mentendo. Poi mi sono addormentato ed  stato Heby a svegliarmi all'alba. II resto lo sapete.
Nadif fece radunare nell'atrio servitori e giardinieri, ma nessuno di loro aveva visto Heby e tutti confermarono che Menna e la padrona il giorno prima non si erano mossi di casa.
Nadif si sedette sulla scalinata d'ingresso e ripens a cosa si erano detti a cena lui e la moglie. Chiuse gli occhi e rivide la giovane guardia assassinata nel palmeto. Era molto stanco e avrebbe dovuto riflettere a lungo prima di fare rapporto.

10.

Amerotke aveva deciso di lasciare il tempio di Iside. La sua scorta si era gi riposata fin troppo nei freschi giardini del tempio! Paser venne a salutarlo nella foresteria. Era molto circospetto e ansioso che il cupo giudice se ne andasse al pi presto.
- il generale Suten voleva lasciare tutti i suoi documenti personali al nostro tempio - gli comunic. - Io credo che li troverete molto pi interessanti dei nostri.
Quando il sacerdote se ne fu andato, Amerotke mand Shufoy nella Casa del Crepuscolo, il nano, appoggiandosi al parasole, stava tentando di stare su una gamba sola come aveva visto fare a un santone che era rimasto in quella posizione per tre giorni davanti al tempio di Min. Shufoy aveva sempre desiderato passare per un santone! I santoni facevano ottimi affari, e lui non era forse al servizio del tempio di Maat?
- Voglio che tu chieda notizie di Imer, il vecchio morente che ho incontrato l'altra volta - gli ordin Amerotke. Il giudice si sistem all'ombra di un'acacia e not che Shufoy si attardava a parlare con le guardie, garrulo come una scimmietta. Ma quando torn da lui, il suo volto sfigurato era lugubre come quello di un becchino.
- Purtroppo Imer  morto poco tempo dopo - annunci tutto compunto. - Ha viaggiato fino all'Estremo Occidente e ora riposa nei Campi Benedetti di Osiride.
Amerotke si diresse subito nel wabet, dove venivano imbalsamati i defunti. Oltrepass i sacerdoti occupati nei rituali funebri e i tavoli su cui erano distese le salme e and direttamente dallo scriba che teneva il registro dei morti. - Posso vedere il corpo di Imer?  morto poco tempo fa, nella Casa del Crepuscolo. Vorrei occuparmi io stesso del suo funerale.
Lo scriba scorse metodicamente il registro e scosse il capo. - Forse avete sbagliato nome, qui non  segnato nessun Imer!
Amerotke stava per protestare, poi si ricord di cosa gli aveva detto Nethba e usc a riflettere. Si sedette su una panca mentre le guardie aspettavano il momento della partenza, il giudice sussurr un ordine a uno dei soldati, che si diresse nel wabet con una smorfia. Poco dopo ritorn, scuotendo il capo: - Mi dispiace, ma il nome di quella donna non risulta nel registro.
Shufoy era sbigottito, e il padrone gli spieg: - Ricordi che Nethba mi aveva parlato di Kliya, una vecchia lavandaia morta in questo tempio? Anche lei non riusc a scoprire che fine aveva fatto. Effettivamente il suo nome non risulta nei registri.
-  per questo che era preoccupata per suo padre - comment Shufoy.
- E aveva ragione. Due vecchi vanno a morire al tempio di Iside e di loro non esiste alcuna registrazione. Eppure uno io l'ho visto coi miei occhi! Sono stati davvero sepolti?
- Mio signore Amerotke!
Un novizio con la tunica di lino attillata era arrivato dal prato insieme a una donna chiaramente in lutto, con la faccia e la testa coperte di cenere e le vesti stracciate, il giovane sacerdote pareva piuttosto infastidito: - Questa donna si  presentata nella Cappella dell'Orecchio. Voleva vedervi. Dice che il vostro servitore l'ha mandata qui e che ha delle informazioni da comunicarvi.
Subito il sacerdote se ne and come se la donna fosse un'appestata. La giovane teneva il capo chino e aveva le guance rigate di sangue come se se le fosse scorticate.
Temendo un agguato, Amerotke mise una mano sull'elsa del pugnale e invit con un cenno le guardie ad avvicinarsi, ma la donna si butt in ginocchio e scoppi a piangere. il giudice le sollev delicatamente il mento: - Tu sei la moglie di Djed!
- Sono venuta per ringraziarvi: avete avuto piet di mio marito, dopo tutto quello che aveva fatto! Non mi avete punita e mi avete restituito la sua salma! - disse la vedova con voce roca.
La donna non si lavava da giorni, ma Amerotke non si ritrasse.
- Sono in lutto per lui, perch il suo Ka possa trovare pace nell'oltretomba. Forse se prego, digiuno e faccio offerte al tempio...
- Cosa volete dirmi?
- Voglio aiutarvi, per ringraziarvi della vostra gentilezza. Io non sapevo cosa faceva mio marito per procurarsi tutti quei soldi, n dove andava o con chi s'incontrava, ma una volta, quando ricevette nottetempo un uomo mascherato, m'incuriosii e li spiai mentre si parlavano al cancelletto posteriore del giardino, presso le amie. Potei per udire soltanto che parlavano del tempio di Khnum.
- Al centro di Tebe? Ma che cosa potevano fare...
- Non quello! L'altro, quello in rovina a nord della citt.
- Quello che  stato abbandonato quando il Nilo ha rotto gli argini? Mi pare che si trovi su un'isoletta di sabbia al centro del fiume.
- Proprio quello. Pensavo che avreste dovuto saperlo, ecco tutto.
Raggiunse il novizio e se ne and, mentre Amerotke diceva al servo: - Andiamo al fiume, Shufoy!
Fuori dal tempio, sembrava di essere in un forno, il sole era un demone degli inferi che accendeva coi suoi raggi le punte d'oro e d'elettro degli obelischi. Shufoy voleva aprire il parasole, ma il giudice aveva fretta e cos si limit a coprirsi il capo con la sua cappa di lino. Era piuttosto disorientato da tanto mistero, che gli sembrava un labirinto senza uscita. Ordin al nano di non attirare l'attenzione su di lui declamando i suoi titoli onorifici e si fece largo tra la folla, senza degnare nessuno di uno sguardo. Solo un incantatore di serpenti che si esibiva sotto una palma attir la sua attenzione. Batteva quello che sembrava un bastone sul terreno e quello si trasformava in un cobra, che sollevava il capo minaccioso.
- Come fa a farlo? - chiese il giudice al suo servo.
Shufoy ansimava per tenergli dietro: -  molto facile, dietro la nuca i serpenti hanno un punto debole, che li paralizza se viene premuto con forza. Ma quando l'incantatore li getta a terra, allenta la presa e riprendono a muoversi.
Amerotke era piuttosto scettico, ma Shufoy insistette: - L'ho fatto io stesso. Per non ha funzionato troppo bene, altrimenti adesso farei l'incantatore di serpenti! Il porto era affollato di gente di ogni nazione: biondi mercenari delle isole d'oltremare, Nubiani neri come la notte, rudi mercanti della terra dell'incenso, Ittiti simili a pappagalli, con le loro bizzarre acconciature a cresta di gallo che si allungavano dietro la testa come la criniera di un cavallo. I mezzani offrivano ai marinai i servigi delle loro ragazze dagli anelli tintinnanti e le vesti sgargianti. Alcune erano seminude, altre misteriosamente intabarrate. Prodotti di ogni genere venivano venduti in tutte le lingue conosciute, dall'avorio delle giungle del Sud alle gemme delle miniere africane. Amerotke si rivolse a un barcaiolo che proclamava di offrire a nolo le barche pi sicure di tutto il Nilo" e affitt un natante con timoniere, sei rematori e una vedetta a prua, il capitano portava solo un perizoma striminzito: - Dove andiamo, mio signore?
- Al tempio in rovina di Khnum e alla Necropoli.
Il sorriso dell'uomo scomparve d'incanto. Amerotke si tapp il naso perch la barca da pesca puzzava di pesce marcio, il capitano gli offr una spugna profumata da tenere sulle narici: - il tempio di Khnum  in rovina, mio signore, e ci sono troppi coccodrilli!
La scorta di Amerotke diede mano alla spada e il capitano si arrese immediatamente: - Vada per il tempio di Khnum, allora!
Amerotke si sedette sotto un telone strappato, che in qualche modo lo riparava dal sole. La birra che il capitano gli offr era inaspettatamente eccellente. La barca inizi a manovrare tra i natanti che infestavano il fiume come pulci d'acqua. La brezza era rinfrescante, ma portava ai passeggeri il puzzo di pesce e di salmastro tipico del Nilo. Amerotke chiuse gli occhi e ascolt i ritmici canti dei rematori. Gli obelischi e i templi cominciarono a scomparire alle loro spalle, dietro il palmeto.
- Vostra eccellenza vorrebbe dirmi perch  diretto a Khnum? - chiese il capitano.
- No - sorrise il giudice. - Vostra eccellenza non ve lo dir. Perch temete quel tempio?  forse stregato?
- I papiri che infestano le rive dell'isoletta sono come una giungla piena di coccodrilli e non c' nulla da vedere. Solo dei ruderi abitati da demoni notturni.
U capitano indic un banco di sabbia alla loro sinistra. Amerotke si ripar gli occhi dal sole e not che quelli che sembravano ceppi d'albero erano in realt i corpi anneriti dell sole di tre uomini impalati.
- Pirati del fiume - spieg il capitano. - Anche loro si annidano nei pressi di Khnum. Con tutti questi uomini coraggiosi, pier, noi saremo al sicuro. - il capitano poi disse sottovoce: - Spero che lo sappiano anche i coccodrilli!
Le palme e le fertili terre nere avevano sostituito gli edifici sontuosi della citt. Nell'aria stagnava il fumo dei villaggi. Poi i campi lasciarono il posto alle rocce e il capitano indic l'isola di sabbia coperta di alberi dai quali spuntavano le rovine erose dal vento del tempio di Khnum, il fiume si stava divorando i lembi di terra e lo stretto sentiero si faceva strada a fatica tra i papiri, ove si annidavano uccelli multicolori ma anche micidiali coccodrilli. I pericolosi rettili prendevano il sole sulle rive. Al tramonto si sarebbero per immersi nelle acque del fiume alla ricerca delle ingenue prede che sostavano sulle sue rive.
- Si pu percorrere quel sentiero solo di giorno, di notte  troppo pericoloso. Ma anche adesso  un luogo stregato.
I ruderi nel folto degli alberi e il sentiero semidistrutto giustificavano le paure del comandante. Ma dei soldati muniti di torce avrebbero facilmente tenuto a bada i mostri del fiume, che temevano soltanto il fuoco. Il ruggito di un ippopotamo scaten le proteste indignate di migliaia di uccelli disturbati nei loro nidi.
La barca gir intorno all'isoletta fin quando non trov un rustico molo. La chiglia raschi il fondo sabbioso del fiume. L'offerta di un ricco premio convinse il capitano e una delle guardie ad accendere delle fiaccole e a scendere cautamente a riva con Amerotke e Shufoy. I coccodrilli, disturbati nel loro sonno, si rifugiarono grugnendo nelle acque del fiume. I quattro salirono verso le mura in rovina, gli archi e le colonne distrutte e le statue spazzate via dalle piogge e dalle tempeste di sabbia seguite alla grande alluvione. Si inoltrarono tra i miseri resti del colonnato del tempio: il sancta sanctorum era poco pi di un cerchio di pietra. L'intonaco sgretolato mostrava ancora a tratti gli affreschi con le imprese del dio Khnum.
Shufoy indic l'immagine di un arciere inginocchiato. Sebbene le scarse tracce fossero state nascoste con cura, era evidente che qualcuno era stato l di recente e aveva acceso un fuoco. I cocci di un'anfora di vino e di una splendida coppa lo dimostravano chiaramente. Amerotke li esamin con attenzione.
-  qui che il Khetra si incontrava coi Sebaus.  un luogo solitario e pericoloso, solo degli uomini armati e muniti di torce potrebbero osare avventurarsi fin qui. - Da un varco nel muro osserv la barca che li stava aspettando. - Credo che i tesori rubati siano stati stivati qui prima di mandarli a Nord. La coppa faceva parte del bottino. Quando il Khetra ha dei tesori che non possono essere contrabbandati tanto facilmente fuori citt, i mercanti diretti ad Avaris, a Menfi, a Eliopoli o nella terra di Canaan vengono a prenderli qui. Ed  qui che  venuto il capotrib libico per prendersi quelle povere danzatrici rapite.
Amerotke sal sul muro e vide che di l si poteva avere un'ottima visuale del fiume e della sponda desertica che dava sulle Terre Rosse. Un grido delle guardie fece per accorrere il giudice e il suo servo verso il molo in rovina. Tre piccole barche arrivavano da nord. Avevano le vele nere e delle alte polene a forma di animali feroci.
- I pirati del fiume! Stanno valutando la possibilit di attaccarci - spieg il capitano.
Gli uomini della scorta diedero mano a spade e lance e il capitano distribu ai rematori archi e frecce. I pirati capirono l'antifona e si dileguarono immediatamente.
Subito dopo la barca di Amerotke prese a sua volta il largo a vela spiegata, approfittando del vento favorevole.
Ben presto i passeggeri tornarono in vista degli splendidi palazzi cittadini e la barca dovette farsi strada tra una flottiglia di chiatte, galere da guerra, navi funerarie e barconi carichi di pellegrini.
Il natante attracc al porto della Necropoli, dove i morti si mischiavano spesso coi vivi. Tutti gli Uomini Scorpione di Tebe si affollavano qui per vendere i loro scarabei e amuleti ai parenti dei defunti, e i cortei funebri dei poveri si alternavano a quelli dei potenti aristocratici.
Gli stretti vicoli della Necropoli odoravano d'incenso, di natron e di cassia, ma quei profumi non riuscivano a mascherare il sinistro odore della morte. Amerotke e Shufoy oltrepassarono le botteghe dei venditori di sarcofaghi e degli imbalsamatori dei poveri, che si limitavano a riempire i cadaveri di stracci. Presto si trovarono in un vero alveare di tombe e tempietti funebri. Era pieno di guardie e Amerotke dovette mostrar loro il suo sigillo per poter parlare con un grasso funzionario dalle labbra carnose, che arriv tutto oliato e profumato, scortato da due portatori di flabelli. Appena seppe chi era il visitatore assunse un tono servile e si offri di accompagnarlo personalmente al mausoleo del tempio di Iside, la Casa della Misericordia. Il sentiero polveroso li condusse in un cortiletto in cui si trovava una statua di Iside che allattava il figlioletto Horus. Faceva un caldo terribile e la sabbia bruciava gli occhi. Il mausoleo era un labirinto di cunicoli scavati nella roccia. Il sovrintendente era seduto a un tavolino nell'anticamera illuminata da torce affisse alle pareti. Gli affreschi rappresentavano le anime dei defunti come uccelli dal volto umano. Su un trespolo vi era una bellissima coppia di rondini ammaestrate, che subito salutarono col loro canto i nuovi arrivati.
A una domanda di Amerotke, lo scriba cominci a consultare i suoi papiri, poi emise un grido di trionfo e accompagn il giudice in uno dei cunicoli che si dipartivano da quella sala. Ad Amerotke parve davvero d'inoltrarsi nel regno dei morti, mentre seguiva la torcia del piccolo scriba in una stretta galleria, le cui nicchie erano piene di defunti stipati nei sarcofaghi o avvolti in semplici sudari di lino. L'aria odorava di morte, di essenze profumate e nauseabonde e del puzzo acre e onnipresente del natron.
La guida del giudice prese una scaletta e si inerpic per leggere i numeri incisi sulla parete. - Ecco, qui c' Kliya, che  stata imbalsamata nel tempio di Iside qualche mese fa.
- Portatela gi.
L'ordine di Amerotke provoc le proteste dello scriba, che alla fine si decise a portare il sarcofago nell'anticamera sopra un piccolo carrello. I funzionari e le guardie stesse del giudice erano chiaramente contrari a quell'azione sacrilega e proibita, ma Amerotke ordin loro di andare a prendere una boccata d'aria fuori dalla tomba mentre lui e Shufoy proseguivano nella loro indagine.
Anche il nano tuttavia era molto preoccupato: - Che state facendo, padrone? Questo  un luogo sacro!
- Davvero?
Amerotke detestava le futili preghiere dei sacerdoti e i costosi rituali funebri. Non era un miscredente, ma avrebbe sempre ricordato con orrore il funerale del suo caro fratello. Era l'anima ad avere una vita oltre la morte, non il corpo, ormai ridotto a un guscio di noce vuoto.
Comunque, era molto strano che il cadavere di una donna che nel tempio non era nemmeno stata registrata si trovasse nel mausoleo. Ricord le conversazioni con Impuki e sua moglie e fu colto da un vago sospetto: - Dammi una mano, Shufoy!
Sussurr un ordine al servo, che annu inorridito.
Amerotke gli sorrise e batt le mani: - Io, Amerotke, giudice e portavoce della volont della divina regina nella Sala delle Due Verit, ordino in nome degli dei e della Casa Divina che questo sarcofago, che appartiene a una povera donna senza parenti, venga ufficialmente aperto. Che nessuno riveli ci che  successo qui. Io me ne assumo la piena responsabilit di fronte alla regina!
Il secco annuncio del giudice interruppe le proteste dei funzionari, che dall'ingresso della tomba, dove si erano fermati a tergersi il sudore, continuavano a borbottare il proprio dissenso riguardo a quell'azione sacrilega e blasfema.
Aiutato da Shufoy, Amerotke ruppe i sigilli e sollev lo splendido coperchio di legno di cedro dalle decorazioni dorate. Il profumo delle ghirlande poste all'interno della bara era ancora forte dopo tanti mesi. Stranamente, la mummia della povera donna aveva una bellissima maschera di lino orlato d'oro. Le bende finissime erano quelle solitamente usate per avvolgere statue e oggetti sacri. Amerotke le tagli a fatica, senza rimuovere la maschera. La resina le aveva indurite e le aveva trasformate in un nero guscio, il corpo era stato colorato d'ocra come quelli dei ricchi aristocratici.
- Padrone, siete certo di quello che fate?
- Ne risponder di fronte agli dei. - II giudice si terse il sudore.
Erano ormai arrivati a liberare la salma dalle bende. Amerotke sorrise vedendo le cicatrici che si dipartivano dal collo, il braccio sinistro era stato quasi tagliato di netto.
- Ma chi pu essere stato, padrone? Gli imbalsamatori non lavorano cos, guardate come le hanno scavato il petto!
- Ho visto abbastanza.
Amerotke rimise a posto le bende con la maggior cura possibile, poi avvolse il corpo in un sudario pulito e fece risigillare il sarcofago dall'alto funzionario della Necropoli, che gli chiese, tutto sudato: - Avete finito?
- Non ancora.
- Non avete gi creato abbastanza confusione?
Il giudice gli batt una mano sulla spalla: - Voglio solo visitare la tomba del generale Suten.
- Il periodo di lutto non  ancora finito. La stanno preparando per il funerale, ma la salma  ancora al tempio di Iside!
Amerotke si limit a sorridere e tutti uscirono all'aria fresca. Shufoy non riusciva a capire perch una vecchia, che era stata sepolta con tutti gli onori, avesse delle simili ferite sul corpo. Le avevano quasi staccato il braccio! Ma come poteva essere morta quella poveretta?
La tomba di Suten si trovava nella Valle dei Nobili. Due sacerdoti con la maschera di Anubi li condussero nell'ingresso. Questi erano piuttosto curiosi, perch la morte di Suten aveva suscitato molte discussioni tra coloro che stavano preparando la sua tomba e il suo funerale. il giudice per si limit a dire che voleva solo dare l'estremo saluto al famoso ufficiale.
Nell'anticamera la sua attenzione fu subito attratta dagli splendidi affreschi che rappresentavano il generale vestito della sua corazza mentre combatteva contro i Divoratori dell'Oltretomba. Invece, i dipinti del tempietto funerario illustravano la vita e la carriera dell'ufficiale, da quando era stato decorato dal faraone in persona a quando si era ritirato per dedicarsi alla caccia alle antilopi o agli uccelli che affollavano i canneti sulle rive del Nilo.
Un sacerdote gli spieg che gli affreschi erano stati terminati da pochi giorni. Amerotke fu particolarmente incuriosito dai ritratti degli antenati di Suten, e soprattutto da quello di suo nonno, che teneva in mano una serie di rotoli di papiro. Il giudice era perso nei propri pensieri, come se fosse in trance, il che capitava spesso quando rifletteva su un mistero.
- Cos'avete scoperto, padrone? - gli domand il servo. - Avete risolto l'enigma?
- Non c' pi nessun enigma da risolvere, perch ormai  tutto chiaro!
Il nano gli sorrise: - Mi chiedo cosa dir la regina quando sapr che un suo giudice se n' andato in giro ad aprire sarcofaghi e sepolcri! Sapete, a proposito, che i ladri hanno anche saccheggiato il sepolcro del vostro vecchio nemico Rahimere?
Amerotke annu, ancora distratto.
-  strano, a giudicare da quando  stato compiuto, direi che quello  il furto che pi ha turbato la nostra sovrana!

11.

Nadif era confuso. Si era sempre vantato della propria logica, e sotto le armi era stato famoso per la sua astuzia, tanto che i suoi superiori gli avevano detto che avrebbe dovuto fare lo scriba. Per lui la vita aveva un proprio equilibrio naturale, che il Male turbava fin quando non veniva ristabilita la Verit. A sua moglie ripeteva sempre che Tunica cosa che contasse al mondo era la Verit, e che lui, durante il giudizio finale, avrebbe potuto dichiarare a testa alta alla dea Maat di averla sempre venerata. Ma adesso il suo senso della logica e della verit era sconvolto.
Faceva molto caldo, e invece di andare di pattuglia era costretto a stare in un'afosa camera di consiglio nel quartier generale dei Medjay. Mentre interrogava i suoi subalterni, si sforzava di nascondere la propria irritazione per non essere riuscito a risolvere il mistero dell'Uomo Serpente invisibile e della fuga dell'imputato, il suo babbuino, per, gli sarebbe stato molto pi di aiuto di quegli stolidi guardiani della legge.
In quel momento Nadif stava interrogando un veterano guercio che aveva perso un occhio mentre cacciava un cinghiale negli acquitrini presso Tebe. - Se ho ben capito, un uomo rispondente alla descrizione di Heby  stato visto nel quartiere dei vasai? Il veterano chiuse l'occhio buono. - L'ho visto come vedo voi, mio signore!
- Non  uno scherzo divertente!
- Scusate, signore. - L'uomo si schiar la voce: - Volevo dire che indossava un mantello e dei sandali, e portava anche una spada. Secondo me aveva con s un sacco di soldi...
Nadif annu con un sospiro, perch Menna lo aveva gi informato che Heby gli aveva rubato armi, abiti e gioielli.
Una giovane recluta ansiosa di mettersi in mostra intervenne: - Pare che Heby sia stato visto al quinto imbarcadero.
Lo scriba di Nadif comment: - Non credo che abbia avuto difficolt a fuggire dopo aver ucciso la guardia. Avete detto voi stesso che le sentinelle erano pigre come buoi, mio signore. Poi si deve essere nascosto nei canneti in riva al fiume, e cos facendo ha perso gli oggetti che avete trovato. Nulla sfugge al vostro sguardo, mio signore. - Lo scriba sorrise mellifluo. - Ha attraversato il Nilo al quinto imbarcadero e ha venduto ci che aveva rubato per fare un po' di soldi...
Nadif si sentiva come in trappola. Aveva una gran voglia di prenderli tutti a calci e riprendere il suo giro di pattuglia a passo di marcia, come se fosse ancora sotto le armi.
Conged i sottoposti e si appoggi contro il muro per rinfrescarsi la schiena sudata. Ripens ai lunghi, estenuanti interrogatori di pescatori e traghettatori, nel vano tentativo di scoprire dove fosse fuggito Heby. Era possibile che stesse cercando le prove della sua innocenza? In quel momento suo nipote gli port davanti uno straniero. Quel sempliciotto di un ragazzino non si ricordava mai di bussare e ora lo fissava col suo volto di luna piena: - Vi ho portato Apep, come mi avete chiesto, zio!
Nadif fece cenno al vecchio emaciato dal volto giallastro di accomodarsi al tavolo. Nonostante la bocca sdentata, l'uomo si serv abbondantemente di quaglie speziate. Nadif gli riemp subito il boccale di birra. Il vecchio indossava un grembiule di cuoio. Aveva le braccia tatuate e portava al collo un pendaglio con la testa di leonessa di Meretseger.
- Perch ti fai chiamare Apep?
- Gli Uomini Serpente portano sempre il nome di qualche dio, e io volevo farmi proteggere dal Grande Serpente dell'Oltretomba.
- Cosa sai delle vipere cornute?
Apep emise un fischio: - Sono perfidi rettili velenosi.  meglio stare lontani da loro. Nessun incantatore di serpenti le userebbe mai per i suoi trucchi, sono troppo infide. Prendete il cobra o il pitone, mio signore. Gli potete togliere i denti, estrargli il veleno e lo potete addormentare dandogli da mangiare una nidiata di topi. E poi  facile confondere la gente e far sembrare una vipera una biscia. Ma le vipere cornute sono le vipere cornute!
Nadif avrebbe preferito che il nipote se ne andasse invece di restare a fissarli a bocca aperta. - Tu le vendi, di solito?
Apep bevve un altro boccale di birra. - Venderle? Io le uccido, se le vedo, altro che venderle! Causano pi morti loro nelle Terre Rosse di un branco di leoni!
- Nelle Terre Rosse? Non le puoi trovare sulle rive del Nilo?
- Solo qualcuna, ma molto di rado. Ma tutto il male viene dalle Terre Rosse.  l che si annidano i serpenti velenosi, nelle oasi con poca acqua, vicino alle gole, tra i massi e il pietrisco. Basta che ci sia dell'acqua e qualche cespuglio per attirare le loro prede: roditori, qualche uccello che viene a fare il nido, una cerva o una quaglia ferita, se sono fortunati.  l che potete trovare le vipere cornute!
- Fanno la tana insieme?
- In piccoli gruppi.
- Quindi non  possibile comprare in citt delle vipere cornute?
- Dovreste prima chiedervi come fa il venditore ad averle. Ma a Tebe si pu acquistare di tutto, vero mio signore? - Abbass la voce. - Da una statuetta d'avorio a un pettorale trafugato da una tomba reale!
-  meglio che tu non lo dica troppo in giro.
Apep cap che l'interrogatorio era finito e si riemp di nuovo la bocca di quaglie. Nadif gli diede qualche moneta di rame e una fetta di pane con della carne sopra, poi lo mand fuori a finire il suo pasto.
- Cosa succede, zio? - domand il ragazzino.
- Hai sentito di Heby, no? Si  fatto prendere dal panico ed  scappato. Forse voleva cercare delle prove che potessero scagionarlo. Vieni, nipote, ho promesso a mia sorella che ti avrei fatto entrare nel nostro corpo come esploratore, ed  ora che cominci l'addestramento.
Nadif si mise la catena e il copricapo nero e oro degli ufficiali delle guardie e la bandoliera da guerra, ispezion il nipote come se fosse una recluta, poi si rec con lui nell'affollato corso che conduceva alla Magnifica Porta. Camminava rapidamente per evitare che il nipote gli facesse troppe domande. Tra la folla di ambulanti e ciarlatani not subito Dita d'Argento, un abile borsaiolo, ma il furfante si affrett a scomparire nell'oscurit di una locanda.
Giunti alla porta cittadina, Nadif mostr il suo sigillo e i due furono fatti uscire da una postierla nell'arteria che costeggiava il Nilo. Raggiunsero il posto in cui Nadif aveva ritrovato il pendaglio e il pugnale insanguinato e si misero a frugare tra i cespugli, il ragazzino cercava di aiutare lo zio, che si era seduto sull'erba, gridando degli ordini.
- Cosa dobbiamo cercare zio?
- Una bella danzatrice per passare la notte! Sciocco, sapremo cosa cerchiamo solo quando l'avremo trovato! il colonnello Suten elogiava sempre la mia vista quando gli facevo da esploratore. Oh, posa quel parasole, zuccone! Non  il caso che mi ripari, datti da fare anche tu, piuttosto!
Il ragazzino era molto cauto dopo tutto quello che aveva sentito sulle vipere cornute. Finalmente Nadif trov un anello, un pettine, una spilla d'argento e un braccialetto di ceramica, il nipote li mise nella sua bisaccia mentre l'ufficiale si mordeva un labbro e s'inoltrava, aguzzando la vista, nell'intricata vegetazione.
Quando ebbe finito, Nadif si diresse verso la casa di Suten, agitando il suo bastone. Come il giorno prima, costeggi il muro di cinta, trov il posto dove la guardia era stata uccisa e si infil tra i cespugli, il sole era ancora caldo, ma la fresca brezza gli portava gli odori del fiume. Era bello starsene acquattato in silenzio a sentire il cinguettio degli uccelli, ma lui aveva molte cose da fare. Guard la pozza di sangue essiccato e cerc di immaginare la direzione di fuga del prigioniero. Si alz in piedi e sospir: - C' qualcosa di strano, di molto strano. Credo che sar meglio fare rapporto di persona ai miei superiori...
Amerotke era nel suo studio a casa. Le imposte erano chiuse, il giudice carezzava a occhi semichiusi una statuetta di Maat. Shufoy lo guardava, con la schiena appoggiata al muro. Un messo aveva comunicato loro la notizia della fuga di Heby e Amerotke si era subito recato alla villa di Suten. Le guardie se n'erano andate e Menna e la sua padrona erano seduti all'ombra di un sicomoro di fronte a un laghetto ornamentale in cui sguazzavano le oche. Menna stava cercando di distrarre Lupherna, che aveva gli occhi rossi di pianto e le guance rigate dal kohl. Dopo aver sentito il loro racconto, Amerotke non aveva trovato niente di meglio da fare che ritornare a casa a riflettere.
In quel momento sembrava un sacerdote intento a pregare in un'oscura cappella. Ma in realt stava cercando di sollevare il velo della menzogna per ritrovare la Verit in tutta la sua purezza. Amerotke sapeva afferrare la verit come un cane da caccia la sua preda.
- Che cosa ne pensate di quella povera vecchia nella Necropoli? - gli chiese Shufoy.
Amerotke gli sorrise: - I morti sono intorno a noi e cercano di parlarci, basta solo che li ascoltiamo.
L'enigmatica risposta provoc una smorfia beffarda del servo: - Cos'avete visto nella tomba del generale?
- Cercavo una cosa che non ho trovato, e invece ho trovato qualcos'altro...
Al chiarore di uno spiraglio di luce proveniente dalla finestra rilesse un passo delle memorie di Suten, sfogli con cautela il volume, poi ritorn allo scrittoio e aggiorn l'elenco delle cose che aveva saputo o scoperto.
Fu in quel momento che un servo introdusse Nadif e il suo attonito nipote. Amerotke apprezzava il senso del dovere del coscienzioso ufficiale. Nadif si comportava ancora come se fosse nell'esercito. In quel momento era tutto impettito e reggeva il bastone come un lanciere a una parata, pronto a salutare il suo colonnello.
Amerotke gli batt una mano sulla spalla: - Nadif, Nadif, non  il momento delle cerimonie.
- Questo  mio nipote, signore, una nuova recluta. Sto cercando di dirozzarlo.
Amerotke sorrise al burbero ufficiale, ma Shufoy era pi interessato alla bisaccia del nipote, piena di oggetti tintinnanti. Per dare un tono pi informale all'incontro, il giudice fece portare delle birre e dei panni profumati con cui gli ospiti potessero lavarsi la faccia. Nadif ne era onorato, ma sperava in cuor suo che il nipote non gli facesse fare brutta figura.
- Mio signore, non ho voluto farvi semplicemente un rapporto scritto. Vuota il sacco, zuccone - ordin al nipote.
Amerotke guard affascinato la povera recluta che si affrettava a vuotare la bisaccia, per poi gettarla a terra.
- Torna a riempirla e fallo di nuovo - disse.
Il ragazzo era cos atterrito dal potente giudice che si sarebbe messo a testa in gi, se glielo avesse ordinato. Amerotke chiese a Shufoy di ripetere l'operazione a sua volta, poi si mise a riflettere, rigirandosi tra le dita il braccialetto che i due avevano trovato nell'erba.
- Mio signore, non volete sapere dove ho trovato...
- Va bene, Nadif, dimmi tutto!
L'ufficiale fece il suo rapporto con crescente fiducia, vedendo che il magistrato annuiva soddisfatto, continuando a fissare un affresco sul muro che rappresentava la dea Hathor che riceveva le offerte sacrificali dei mietitori.
- Ho fatto bene, mio signore?
- Shufoy, porta i nostri visitatori in giardino. Sei in servizio, Nadif?
- Fino al tramonto.
- E invece resterai qui come mio ospite. Ti dir delle cose che devi fare per me. Shufoy si occuper di voi, vi siete meritati un buon pranzo. Ho del vino bianco leggero che viene dal Delta. E molto fresco e piacevole in una giornata calda come questa, e se volete potete anche fare un bagno nella vasca di purificazione.
Shufoy era molto lieto di potersi occupare degli ospiti. Cos avrebbe potuto chiedere a Nadif se non gli era mai capitato di trovare nel deserto, mentre era di pattuglia, una strana roccia nera come quella che lui aveva dovuto cedere all'Uomo Scorpione.
Amerotke rimase da solo nello studio. La coltre di nebbia si era sollevata e quel sinistro mistero era diventato molto pi chiaro. Scrisse per un'ora intera fin quando non gli vennero i crampi alle mani e alla schiena, poi raggiunse gli altri in giardino. Nadif si stava riempiendo la pancia di anatra e di birra, ma si sarebbe alzato sull'attenti se Amerotke non fosse andato a sedersi accanto a lui. Gli elogi del giudice lo fecero arrossire di piacere.
- Hai fatto un buon lavoro, e ti assicuro che potrai godere del sorriso della regina. Riceverai il collare d'onore e un paio di guanti rossi in segno della sua gratitudine e dei suoi favori.
Nadif era al colmo della gioia.
- Adesso stai a sentire cosa devi fare...
Quella sera il giudice mand Nadif al tempio di Iside, dopo aver inviato un messo a palazzo reale.
- Dirai a Impuki, a Thena e a Paser che devono presentarsi all'ora nona nella Sala delle Due Verit. Se non verranno, li far arrestare. Dovrai convocare anche Menna, digli che il caso  chiuso e che deve presentarsi in qualit di testimone, oltre che di avvocato difensore del fuggitivo.
Nadif annu, tutto eccitato.
- Shufoy, tu invece porterai una lettera al generale Omendap, e poi andrai da Valu, che sicuramente sar a prendere il fresco nel suo giardino. Digli di convocare in tribunale Hefau, domani voglio interrogarlo. Ho anche una lettera per Asural. Nadif, tu dirai a Impuki che voglio una lista di tutti coloro che sono andati al tempio per farsi curare. - Quindi sorrise al ragazzino. - Quanto a te, domani dovrai presentarti davanti alla corte col tuo sacco e fare esattamente ci che hai fatto oggi. Ma per ora, resta pure qui a goderti il fresco.
Amerotke ritorn nello studio, molto pi tranquillo. Quella notte avrebbe potuto dormire in pace, e poi il giorno dopo quel sinistro mistero si sarebbe risolto con una serie di condanne a morte. Prepar il piano d'attacco per il giorno successivo come un vero stratega, sperando che le prede cadessero nella sua trappola e che questa fosse sufficientemente profonda.
Il processo si svolgeva a porte chiuse. La Sala delle Due Verit era sorvegliata da guardie con la maschera di Amon. Lo scranno del giudice era occupato dalla divina Hatusu, che indossava una splendida veste di lino finissimo con la cintura di pelle di giaguaro, il pettorale dell'avvoltoio, dei sandali d'argento tempestati di diamanti e i guanti rossi della Maest. I suoi piedi erano spruzzati di polvere d'oro. I braccialetti d'oro massiccio erano adorni di gemme purissime. Sulle spalle aveva il manto della Gloria, cos ricco di colori sgargianti da sembrare uno sciame di farfalle posato su un mare di fiori. In testa aveva l'uraeus imperiale, il cobra che rappresentava il potere spietato del faraone sui Due Regni. Gli occhi rossi del serpente dalle fauci spalancate erano due preziosissimi rubini.
Hatusu sembrava veramente un cobra vendicativo e rabbioso. Era furibonda che i tesori dei suoi padri fossero finiti in mano a quei pezzenti dei principi di Canaan, e segretamente era anche molto spaventata. Aveva letto con piacere la lettera di Amerotke, il suo real segugio aveva finalmente stanato la preda! Cos aveva preteso di essere lei stessa a emettere la sentenza e si era recata al tempio di Maat sul carro da battaglia imperiale d'oro massiccio, dotato di faretre per le lance e per le frecce tempestate di pietre preziose. Hatusu aveva guidato personalmente il cocchio, in piedi accanto a Senenmut, in divisa da generale. Il corteo di veterani di Menfyt della Sacra Banda e di sacerdoti muniti di turiboli non era per stato accompagnato da nessun coro, da nessuna musica, da nessun stuolo di danzatrici. L'unico suono era stato quello minaccioso delle buccine che seguivano la marcia pesante e imponente del corpo di guardia imperiale.
La regina voleva dare mostra di tutto il suo potere, decisa a vendicarsi implacabilmente di coloro che avevano tentato di infangare il suo sacro nome, Gloria di Amon. Senenmut aveva tentato inutilmente di calmarla, mentre lei minacciava di ridurre i rei in polvere da calpestare sotto i suoi sandali, prima di spedirli nell'oltretomba senza preghiere n rituali, in modo che fossero condannati all'oscurit perpetua.
Adesso la regina era sullo scranno del supremo giudice, immobile come una statua, e un uomo reggeva il pastorale e il flagello, simboli del suo potere. Amerotke, la spada della sua giustizia, era seduto alla sua destra, e alla sua sinistra c'era il fedele Senenmut, sempre pronto a sussurrarle preziosi consigli.
Gli scribi non erano presenti, ed erano stati sostituiti da una fila di arcieri siriani con le frecce incoccate.
Di fronte alla regina, Valu chinava nervosamente il capo, seduto sui cuscini accanto a Hefau, Menna, Lupherna e Nadif. A una certa distanza da loro erano sistemati i tre sacerdoti di Iside. Tutti si erano inchinati alla temuta sovrana fino a toccare il pavimento col naso e con la fronte, fin quando un araldo non ebbe finito di proclamare tutti i titoli della divina Hatusu e un cappellano imperiale non ebbe intonato la pi lunga preghiera che Amerotke avesse mai sentito. Il giudice sper soltanto che la trappola che aveva preparato fosse sufficiente a smascherare i perfidi figli di Seth.
A un cenno di Hatusu, l'araldo invit i convocati a contemplare il volto della regina, cosa che tutti fecero con un sospiro di sollievo, ma anche con un certo terrore. La severa, solenne cerimonia faceva parte della trappola di Amerotke. Non era solo uno sterile spettacolo, era un trucco per atterrire i colpevoli e spingerli a tradirsi. Il silenzio era opprimente. Hatusu faceva bene la parte che Amerotke le aveva assegnato, ed era immobile e impassibile come prescriveva il protocollo di corte.
Lupherna teneva il capo chino e stava quasi per mettersi a piangere. Thena si copriva il volto con le mani.
La voce della regina fu come una frustata: - Potete cominciare. Che la verit venga alla luce, mio giudice imperiale.
Amerotke preg che Maat lo assistesse in quel difficile compito e cominci: - All'inizio tutto era pace e armonia a Tebe, la Citt del Divino Scettro. La nostra regina vi aveva portato pace e verit. - Fece una lunga pausa per aumentare la tensione di coloro che pendevano dalle sue labbra. Diede un'occhiata a Impuki. - Gli antenati della divina Hatusu dormivano nella Valle dei Re il loro sonno millenario, la citt era piena di reduci che avevano combattuto valorosamente per lei e il tempio di Iside curava e assisteva i suoi sudditi, anche i poveri, gli infermi, gli invalidi di guerra, in nome della nostra Grande Madre Iside, il tempio era un paradiso, ma nel paradiso si annidava una serpe crudele di nome Mafdet. Su richiesta del generale Omendap, fu nominato capitano delle guardie...il generale, che era seduto in mezzo agli alti ufficiali dell'esercito, sollev nervosamente lo sguardo.
- Mafdet era un perfido individuo, corrotto e perverso. il gran sacerdote ignorava che facesse parte di una misteriosa banda chiamata Sebaus, un cancro che stava corrodendo lo splendore di Tebe. Non per nulla i Sebaus sono, negli antichi miti, dei demoni dell'oltretomba, perch come tali si comportano i loro seguaci terreni. E Mafdet era uno di loro!
- Io non lo sapevo - grid Omendap, incapace di controllare la propria ira.
Hatusu lo zitt con un cenno imperioso e Amerotke pot continuare: - Mafdet ricevette l'ordine di rapire quattro danzatrici del tempio, splendide fanciulle di nobile stirpe che avevano giurato di servire la Grande Madre. Erano sempre fanciulle, per, quindi facili da ingannare. Le attir in una parte remota del tempio e le drog con del vino a cui aveva mischiato una pozione presa nella Casa delle Polveri.
- Noi sospettavamo che avesse rubato quelle pozioni - si affrett a dire Impuki - ma credevamo che volesse rivenderle al mercato. Solo il signore Amerotke cap il reale motivo di quel furto.
La regina voleva zittirlo, ma il primo ministro le sussurr qualcosa all'orecchio. L'astuto Senenmut aveva capito che Amerotke stava abilmente spingendo i colpevoli a tradirsi e che occorreva lasciarli parlare.
Paser si schiar la voce: - Ci state accusando di aver ucciso Mafdet perch aveva rapito le danzatrici? Posso ricordarvi che la notte in cui  stato ucciso, o in cui  stato giustiziato...
- No - ribatt Amerotke - non lo avete ucciso perch aveva rapito le heset, anche se forse sospettavate di lui. Mafdet  morto per un altro motivo, perch perfidamente aveva raccolto delle informazioni su Impuki per poterlo ricattare, il capitano delle guardie non era scio un brigante e un ladro, era anche un vile ricattatore. Il volto del gran sacerdote gli fece intuire di essere arrivato alla verit.
- Dove si trova il nascondiglio segreto in cui esaminavate i corpi dei pazienti morti nella Casa del Crepuscolo senza parenti n amici?
Thena si freg gli occhi come se avesse l'emicrania e suo marito balbett: - Non so di cosa parlate!
- Ho cercato nel wabet il corpo di Kliya, la lavandaia della signora Nethba, ma non c'era sul suo conto la minima registrazione. Eppure il suo sarcofago si trova nel mausoleo del tempio. Io l'ho aperto, ho sbendato la mummia e...
- Ma questo  un sacrilegio! - grid Paser.
- Come la dissezione dei corpi. Ditemi dov' finito il cadavere di Imer, un vecchio che conoscevo sin da bambino e che avevo visto nella Casa del Crepuscolo. Anche di quel povero defunto non esiste alcuna registrazione, il suo corpo non  stato portato nella Necropoli, quindi dove si trova?
Impuki lo guard desolato.
- Mafdet aveva scoperto il vostro nascondiglio, o forse si era insospettito per la scomparsa del corpo di un vecchio commilitone, non so, ma il fatto  che cominci a minacciarvi con quello che sapeva. Una notte voi tre vi siete incontrati con la scusa di una riunione ufficiale, ma avevate gi deciso cosa fare. Uno di voi aveva drogato con una pozione della Casa delle Polveri la birra di Mafdet. Quando la notte ha portato nel tempio oscurit e silenzio, siete usciti dalla finestra che d sul giardino e l'avete assassinato! Il giudice chiuse gli occhi e poi li riapr.
- Volete forse protestare, mio signore Impuki? Far perquisire il tempio dalle guardie imperiali, edificio per edificio, finch non avr trovato quello che sto cercando.
- Non ...
- Non mentite, mio signore Paser, le vostre stesse facce dimostrano che siete colpevoli. Ma in presenza della divina Hatusu, io dichiaro che i corpi non sono stati blasfemamente dissacrati e posso attestare che la vecchia Kliya ha trovato degna sepoltura, e che il corpo  stato avvolto in bende di lino consacrate e sistemato in un ricco sarcofago. - Si terse il sudore dalla fronte. - Vi ho convocati qui solo per ingannare le spie dei Sebaus presenti nel vostro tempio. Nello stesso tempo, volevo anche accusarvi dei reati che avete commesso. Voi stessi mi avete portato qui la lista di coloro che sono stati ammessi nella Casa del Crepuscolo, ma se la confrontiamo con l'elenco dei morti e con quello delle persone sepolte nel mausoleo vedremo che i conti non tornano, vero?
Thena sollev il capo e zitt i due uomini: - Certo che  vero, e potrete provare ogni cosa, eccetto la colpevolezza di mio marito, perch sono stata io a uccidere Mafdet. Era ancora pi perfido di quello che pensate, e l'ho voluto castrare perch aveva osato mettere incinta una di quelle sacre danzatrici che aveva rapito!
Lo stesso Amerotke rimase sbigottito e Senenmut dovette intervenire per riportare il silenzio in aula. Thena chin il capo: - Divina Hatusu, udite la mia confessione, poi giudicherete voi stessa.
La regina fece un cenno impercettibile. Thena riprese lentamente: - Ero solo una ragazzina quando fui consacrata al servizio della Grande Madre Iside. Amavo quel tempio, come presto avrei amato il mio signore Impulci. Ci sposammo, ma i nostri figli ci furono presi dal Grande Ladro Seth. Allora adottammo Paser. Ci eravamo dedicati alla cura dei pazienti, ma i malati erano come un fiume in piena, mese dopo mese, stagione dopo stagione: una litania di gemiti, di malattie sconosciute, di terribili infermit, e noi non potevamo farci nulla! I defunti venivano portati nel wabet, all'interno della Casa della Bellezza, per essere preparati per l'estremo viaggio, e molti di loro non avevano famiglia. Eravamo affascinati dalla fragilit del nostro corpo e dai terribili effetti delle malattie. Un giorno venne da noi un veterano con gli occhi velati, le gengive gonfie e dei forti dolori al ventre. Mio marito  un buon medico e quando mor io lo convinsi a usare la salma per accrescere le sue conoscenze. Che male avrebbe fatto se gli avesse aperto il cuore o asportato il fegato? I morti possono servire a curare i vivi, non vi pare? Cos facemmo progressi e scoprimmo cose che nessun medico sapeva. Potemmo allora utilizzarle per aiutare i nostri pazienti. Nella nostra residenza troverete i corpi che abbiamo trafugato, e quello che il signore Amerotke ha chiamato il nostro nascondiglio. Ma abbiamo sempre rispettato il rituale di Osiride, abbiamo aperto il fianco sinistro con un coltello d'ossidiana e abbiamo rimosso le interiora e il cervello prima di purificare la salma col natron.
- Ma prima di farli seppellire li avete usati per i vostri scopi.
- Certo, mio signore Amerotke, per esaminare le arterie, lo stomaco, il cervello, le giunture... Impuki ha degli appunti segreti su tutto ci che abbiamo scoperto: tumori, emboli, occlusioni intestinali... Ma dopo i suoi esperimenti i corpi venivano sepolti con tutti i crismi, doverosamente mummificati e sistemati in costosi sarcofaghi. Non avevamo scrupoli, perch agivamo per una buona causa.
- E poi arriv Mafdet.
- Gi, Mafdet! - la voce di Thena si fece sprezzante.

12.

- Mafdet era una serpe e insinuandosi ovunque scopr il nostro segreto. Era molto arrogante quando aveva il ventre pieno di birra e amava pavoneggiarsi con le ragazze come un'oca, mostrando i muscoli e vantandosi delle sue imprese - disse duramente Thena. - Un giorno, venne a trovarmi una danzatrice che per la seconda volta non aveva avuto il ciclo. Mi confess di essere andata a letto con Mafdet. - Thena scosse il capo. - Era solo una ragazzina, il cervello di una bambina in un corpo di donna!
- Lo avete detto a vostro marito?
Thena sorrise debolmente: - Mio signore Amerotke, dalla sua espressione potete capire da voi che non lo sapeva. Ho affrontato Mafdet e lui ha negato tutto. Ha detto che non avevo prove che la ragazza non fosse stata con Paser o con mio marito. Io lo odiavo, e lo odiai anche di pi quando mi disse di sapere cosa stava succedendo nel tempio.
- E lo sapeva?
- Oh, si limitava a strizzare l'occhio e a dire che se eri vecchio e solo era meglio che non ti facessi accogliere nel nostro tempio. Ero molto preoccupata, ma poi la ragazza in questione scomparve e io credetti che si fosse rifugiata da amici o parenti, com'era logico che facesse. Comunque, alle mie accuse Mafdet ribatt sempre che lui non ne sapeva niente, che non avevo prove e che non avevo il diritto di dare la colpa a lui. Mi misi a sorvegliarlo e...
- Sospettavate che fosse un criminale, in combutta con altri delinquenti? - la interruppe Hatusu.
- Mia Divina, iniziai ad avere dei sospetti quando cominciai a spiarlo. Di notte si incontrava con delle persone, ma non avevo prove che fossero dei criminali. Intanto scomparvero altre tre ragazze, e Mafdet divenne sempre pi aggressivo. Cap che era un vero e proprio delinquente dal cuore nero. Mi diceva che un giorno avrebbe chiesto dei favori e io non capivo cosa volesse dire...
- E l'avete assassinato - fin per lei Amerotke.
- Certo! Quella notte usc dalla sala delle udienze da una porticina laterale, mentre Paser e mio marito parlavano come se fossi ancora con loro. Approfittando dell'oscurit notturna, raggiunsi la casa di Mafdet. Quel porco stava dormendo dopo aver bevuto la birra che io stessa avevo drogato.
- Proprio come Mafdet aveva drogato le ragazze per rapirle.
-  cos. Ma noi avremmo detto che dopo tutti quei furti tenevamo sotto controllo la Casa delle Polveri e che la pozione non poteva assolutamente provenire dal tempio.
- Io la tenevo veramente sotto controllo - disse Paser - anche se non credevo...
- Non credevate che le pozioni scomparse potessero essere state usate per rapire le heset? - chiese Senenmut.
Thena non voleva che i due uomini venissero coinvolti e quindi fu lei a rispondere: - Mafdet era un peccatore. Quando fui accanto al suo letto, mi ricordai di cosa mi aveva confessato quella ragazza in lacrime e capii che anche le altre tre avevano subito il suo stesso destino. Temevo che, grazie alla droga, Mafdet avesse abusato di loro. E poi ero stanca delle sue allusioni beffarde, della sua arroganza! Lo legai, lo imbavagliai e gli strappai il cuore e i testicoli. Se conoscete la storia del tempio e le antiche leggi, saprete che la castrazione  la punizione adeguata per chi viola le sacre danzatrici.
Paser voleva parlare, ma Thena lo zitt. Amerotke la guard ammirato. Quando l'aveva conosciuta, gli era sembrata una moglie dolce e adorante, e invece era dura e spietata come la stessa regina. Prendeva su di s tutta la responsabilit dell'accaduto per tenere fuori il marito e il figlio adottivo. Non era pi il caso che Amerotke li interrogasse, dopo quella confessione.
Thena chin il capo: - Divina Hatusu, vi chiedo perdono, ma ho semplicemente giustiziato un delinquente. La legge dice che il gran sacerdote ha potere di vita e di morte sui servitori del tempio. Io sono una gran sacerdotessa e ho condannato a morte un criminale, evirandolo e strappandogli il cuore, come prevedono le antiche leggi. Abbiamo usato i cadaveri dei poveri senza famiglia solo per accrescere le nostre conoscenze, per combattere le troppe malattie che ci affliggono.
Amerotke intervenne prima che la regina potesse parlare: - Io devo la mia vita al signore Paser.
Senenmut sussurr qualcosa ad Hatusu, che subito brand il flagello e il pastorale: - Non andatevene, mio signore Impuki. Prima che voi e i vostri familiari possiate allontanarvi, dovr riflettere su ci che  stato detto in questa corte.
Impuki s'inchin: - Noi vi abbiamo detto la verit, non sapevamo che Mafdet facesse parte dei Sebaus! E non abbiamo bruciato la sua casa.
Fu allora che Amerotke sferr il suo attacco all'improvviso. Punt un dito contro Menna e dichiar: - Certo che non l'avete fatto. Il colpevole  il Khetra, ladro sacrilego e assassino, che ora  qui di fronte a noi! il Khetra sei tu, Menna!
Menna balz in piedi, ma un soldato lo costrinse a inginocchiarsi. Furibondo, dimentic il protocollo di corte e si strapp la pesante parrucca, sgranando gli occhi. Ma la sua indignazione fittizia nascondeva chiaramente la paura.
- Se stai per dirmi che mi sbaglio, hai ragione - sorrise il giudice. - Tu sei solo una parte del Khetra, il Khetra  il Guardiano della Terza Porta dell'Oltretomba e rappresenta quindi una triplice radice maligna, causa di tutti questi delitti. Il Khetra eravate tu, Heby e la signora Lupherna.
Il viso di bambola di Lupherna fiss inorridito lo scriba Menna, che finalmente ritrov la voce ed esplose: - Non avete prove! Come potete formulare un'accusa cos oltraggiosa? Heby mi ha legato e imbavagliato, chiedetelo a Nadif!
- Oh, ne riparleremo tra poco - disse con calma Amerotke. - Menna, tu sei furbo come una volpe, e non sei lo sciocco che fingi di essere. Sei uno scriba, ma anche un soldato, e conosci bene i veterani dell'Heti, molti dei quali hanno servito sotto il tuo generale. Hai dovuto ucciderlo proprio perch cominciava a sospettare di te. Le sue memorie ti hanno suggerito il modo in cui farlo. Heby sarebbe servito da capro espiatorio, ma poi tu lo avresti scagionato da ogni accusa, con le false prove che tu stesso avevi fabbricato. Il mio assassinio avrebbe gettato la corte nel caos e avrebbe favorito i tuoi piani!
- Assurdo! - grid Menna.
- No, solo la fortuna ha sventato le tue diaboliche macchinazioni. Ma cominciamo dall'inizio, dall'assassinio del generale Suten. Lasciamo perdere l'assurda storia del militare che voleva misurarsi con le sue paure.  vero che Suten era disperato, era deciso a liberarsi dal suo incubo e ne aveva anche parlato con Impuki, oltre a menzionare la propria intenzione nelle sue memorie. Ma un uomo intelligente e ammirato, con tanti amici fedeli, come Suten, non sarebbe rimasto da solo sulla terrazza a combattere coi rettili, avrebbe chiamato anche il suo attendente e il suo fidato scriba, e magari anche la sua adorata moglie. - Amerotke scosse le spalle.
Valu si gir verso Hefau e riusc solo a balbettare: - Ma... ma...
L'Uomo Serpente tremava di paura e Amerotke lo incalz: - Tu devi dire la verit, Hefau. Hai veramente venduto a Heby dei serpenti? S o no? Se menti, ti far seppellire vivo nelle Terre Rosse!
Hefau gemette, atterrito, sollev le braccia e si gett ai piedi del giudice. Quel gesto melodrammatico fece sorridere persino Hatusu.
- Piet, avevo sentito parlare della ricompensa offerta dal signore Valu e ho pensato... piet, mia Divina! Ho peccato e imploro il vostro perdono!
- Portatelo via. Nella Casa delle Catene rifletter sui suoi peccati - ordin Amerotke. - Siete d'accordo, mio signore Valu?
Il procuratore annu, inorridito.
Amerotke guard Menna. Lo scriba era inginocchiato sui cuscini e lo fissava furibondo. Il giudice era il suo nemico personale; aveva gi cercato di ucciderlo e anche ora, se solo avesse potuto... Perch Menna era il Khetra, uno spietato e astuto assassino. Gli altri due erano stati solo suoi complici. Lupherna era terrorizzata ed era certamente l'anello pi debole della catena.
A un cenno del giudice, il capitano Asural si sistem accanto alla porta; Hatusu ordin al magistrato di continuare.
- Ora che abbiamo smascherato una menzogna, possiamo continuare nella ricerca della verit. Sono stato a visitare la tomba di Suten, che il generale stesso aveva preparato per il suo riposo eterno. Gli affreschi sono stati terminati negli ultimi mesi, ma non vi sono serpenti sulle pareti, e soprattutto non c' traccia di Lupherna, o del fedele scriba e neanche dell'attendente. Eppure, in quei dipinti vengono rappresentate le immagini pi care al defunto. Perch Suten non ha voluto che si facesse allusione alle persone che gli erano state pi vicine? Mi  stato detto che nelle ultime settimane il generale si era fatto solitario e malinconico, ma per quale motivo? E le sue memorie mi hanno riportato alla mente un'altra cosa che ho visto nella sua tomba: il generale veniva da una famiglia di alti ufficiali, membri della Sacra Banda!
Fece una pausa drammatica, e Hatusu rimase a bocca aperta, perch capiva dove voleva arrivare.
- Alti ufficiali, funzionari di corte, architetti incaricati di edificare le tombe reali e di trasportarvi i loro tesori. Persone in grado di conoscere tutti i segreti misteriosi della Valle dei Re. Gli affreschi della tomba raccontano la storia prestigiosa della sua famiglia, e il generale ne faceva spesso menzione nelle sue memorie. Cos mi sono chiesto...
Menna lo interruppe: - Sono segreti che molti conoscono!
Amerotke lo guard negli occhi: - Cercare la verit  un po' come cucinare: mischi vari ingredienti e ottieni un piatto gustoso. Qui abbiamo un grande generale, la cui famiglia aveva svolto un ruolo importante durante i funerali reali. Di sicuro le carte lasciate dai suoi antenati si trovano nei suoi archivi, quelli che ha lasciato in eredit al tempio di Iside.
Impuki annu.
- Un grande generale comanda centinaia, migliaia di soldati. Ma in tempo di pace i reduci non hanno lavoro, non sanno come sfamare le proprie famiglie, hanno bisogno di trovare un posto, una sinecura. Tutti conoscevano la generosit del signore Suten...
Menna ribatt seccamente: - Io di solito li cacciavo via e li mandavo dal generale Omendap!
- Per conoscevi i loro nomi e sapevi dove vivevano. Suten possedeva dunque dei documenti di grande importanza sulle tombe reali e aveva anche gli elenchi dei nomi di molti reduci, poveri e disperati. Ma, soprattutto, aveva il sigillo imperiale...
- L'aveva spezzato e l'aveva restituito alla Divina Casa - protest Menna.
- O meglio, i frammenti di un sigillo qualunque sono stati restituiti a un indaffarato ciambellano, che li ha gettati via senza nemmeno guardarli. Ma tu, Menna, hai tenuto il vero sigillo. Mettete insieme queste informazioni e la verit comincer a prendere forma. Lo scriba del generale conosceva la storia della sua famiglia, si era tenuto il sigillo e aveva accesso agli archivi. Poteva cos saccheggiare le tombe reali e far portare il bottino oltreconfine senza problemi. Ma avevi bisogno di aiuto. Heby era l'amante di Lupherna. Il generale era vecchio e distratto.  gi successo in passato e succeder ancora... Menna aveva bisogno di aiuto per saccheggiare le tombe, cos ha cominciato a ricattare i due amanti. Il generale amava Tebe e i suoi templi, e nelle sue memorie parlava spesso del tempio abbandonato di Khnum, su un'isoletta solitaria del grande fiume. L'arciere inginocchiato dipinto su uno dei muri in rovina divenne il simbolo dei ladri. Le mosche erano cadute nella ragnatela di Menna. Heby divenne il suo messo. Di notte si recava dai reduci e offriva loro notevoli ricchezze. S'incontravano al tempio di Khnum o in qualche altro luogo solitario. Era un piano sinistro, con una propria nefasta potenza e bellezza. Solo il Khetra conosceva i suoi uomini, che invece non si conoscevano tra loro, cos non potevano tradirlo. I ladri incappucciati avrebbero ricevuto molto denaro e in caso di morte sarebbero stati sepolti onorevolmente.
Menna adesso era pi tranquillo: - Che prove avete, mio signore?
- Ci arriveremo, non temere. I Sebaus erano ladri, ma anche messi del Khetra. Si occupavano di contattare i ricettatori, di corrompere guardie e funzionari. Molte altre mosche caddero nella ragnatela. Ma furono commessi anche degli errori, per esempio lo Shardana, un mercenario che faceva parte dei Sebaus che io feci rinchiudere in un'oasi-prigione per un omicidio che aveva commesso.
- Io non so nulla di lui!
- Tu invece sai tutto, Menna! Lo Shardana era uno sciocco, perch di solito i tuoi complici vivevano in modo all'apparenza probo e onesto, obbedivano alle leggi e veneravano gli dei. Ma quell'uomo contravvenne alle tue regole e divenne una minaccia: era stato condannato all'ergastolo, da scontare in un posto cos poco salutare come un'oasi-prigione, e presto o tardi avrebbe cercato di ottenere la grazia, rivelandomi tutto dei furti sacrileghi cui aveva partecipato. Cos, i fili della ragnatela del Khetra avrebbero cominciato a spezzarsi.
Le mani di Lupherna tremavano. Stava gi perdendo il controllo. Menna continuava a fissarla, e Amerotke preg che succedesse quello che aveva previsto.
- Lo Shardana doveva morire. Menna aveva cercato di corrompere la corte per ottenere il suo rilascio, ma la famiglia della vittima era nobile e aveva ottenuto una condanna severa. Certo, Menna poteva pagare una guardia perch eliminasse il prigioniero, ma le oasi-prigione sono piccole e affollate e chi poteva dire che lo Shardana non si fosse gi confidato coi suoi carcerieri o i suoi compagni di detenzione? In posti cos desolati il coraggio di un uomo viene presto a mancare...
La dura voce di Hatusu tacit il mormorio degli spettatori: - Hai portato i nemici dell'Egitto sul nostro sacro suolo per commettere una strage?
La regina voleva dare a Menna l'opportunit di confessare, perch mentire a una domanda diretta del faraone era la forma di tradimento pi grave che potesse esistere. Ma lo scriba si limit a scuotere sfrontatamente il capo, e l'agitazione di Lupherna aument.
- Invece  quello che hai fatto - lo contraddisse il giudice. - Hai inviato un messo a un capotrib libico perch lo convincesse a saccheggiare l'oasi e a uccidere tutti coloro che vi si trovavano, il suo prezzo fu per sorprendente: i Libici del deserto cercano sempre nuove donne, per rafforzare la propria stirpe. Ma sono stufi delle rozze contadine dei villaggi, loro bramano le graziose fanciulle di Tebe! E questo fu il loro prezzo: quattro giovani aristocratiche tebane! E i Libici non sono degli sciocchi, non si sarebbero accontentati di quattro prostitute ben vestite! Per Mafdet era il capitano delle guardie del tempio di Iside, e un Sebaus, cos fu facile convincerlo a rapire quattro danzatrici sacre. La prima era quella che lui stesso aveva sedotto. Mafdet non vedeva l'ora di liberarsi di lei. il gran sacerdote avrebbe sospettato di lui, ma non avrebbe potuto provare nulla. E poi, Mafdet aveva gi scoperto i suoi segreti e sapeva come ricattarlo! La ragazza fu drogata e trasportata nottetempo nel tempio di Khnum. Qualche mercante la port poi ai Libici, nelle Terre Rosse. Questo era l'anticipo che aspettavano. Sicuri di ricevere quanto pattuito, si affrettarono a saccheggiare l'oasi, senza lasciare un solo superstite. Il Khetra poteva avere ancora bisogno di loro, quindi si attenne ai patti, e dopo breve tempo altre tre ragazze vennero rapite.
- Non  vero, io non conosco le trib del deserto, e non so nulla di questa storia - protest Menna.
- Non eri forse lo scriba di Suten? Non avevi accesso alle sue mappe, ai suoi archivi? Non avevi combattuto con lui contro i Libici?
Menna scosse le spalle e distolse lo sguardo.
- Lo Shardana era morto ma tu, come tutti i ladri, eri diventato sempre pi avido. Sapevi che la divina Hatusu sarebbe intervenuta, ma ti credevi ben protetto. Nessuna delle persone che arrestai ti conosceva, e i Sebaus non furono nemmeno sfiorati dalle mie indagini. Avresti potuto startene tranquillo per un po', ma avevi due problemi: io e Suten!
Amerotke sorrise a Nadif, giocherellando con l'anello di Maat. L'ufficiale ascoltava sbigottito tutta quella storia, e ogni tanto annuiva con forza, il giudice fece un cenno a Shufoy, poi si rivolse a Nadif: - Tu hai scoperto molte cose sulle vipere cornute. E soprattutto che le si trova nelle Terre Rosse e non in citt, come ha detto quello sciocco di Hefau, vero?
- Vero, mio signore - rispose subito l'ufficiale.
- Dove le hai trovate, Menna?
- Da nessuna parte - rispose sprezzante lo scriba.
- Menzogne, solo menzogne! Sono stati i tuoi Sebaus a trovarle, vero? Perch il generale era sempre pi inquieto, e non temeva tanto i serpenti quanto la vipera che gli si era annidata in seno. Aveva iniziato a chiudersi in se stesso, a soffrire di dolori di stomaco e a chiedere al tempio di Iside delle polveri per poter dormire, tanto era preoccupato. Suten era un uomo d'onore. Che cosa sospettava? Che la moglie lo tradisse col suo servo? 0 che quello che considerava un amico lo stesse tradendo in modo ancora pi grave?
Lupherna apr la bocca, ma Menna le tocc la coscia per non farla parlare.
- Il generale aveva forse notato che il suo fedele scriba passava troppo tempo negli archivi? Aveva sentito parlare dei furti e si chiedeva come mai Heby se ne andasse spesso di casa durante la notte? Solo gli dei lo sanno, ma certo Suten, che era un brav'uomo, cerc di convincersi che quei sospetti non erano degni di lui. Ma voi tre avevate notato il cambiamento nei vostri confronti e avevate gi deciso di ucciderlo. Lui era l'unico che potesse distruggere il Khetra, cos concepiste un perfido piano...
In quel momento bussarono alle porte della sala, e Shufoy corse a prosternarsi davanti al giudice.
- Parla, piccolo uomo - ordin dolcemente Hatusu.
Shufoy venne avanti a quattro zampe, col capo chino, come il padrone gli aveva insegnato. A un cenno del giudice, alz la testa: - Mio signore, abbiamo trovato il corpo! Non era dove ci avevano detto...
Amerotke gli fece un altro cenno, e il servo tacque immediatamente, andandosi a piazzare vicino alla porta, con Asural. Lo sguardo che si scambiarono Menna e Lupherna fu pi di una confessione.
Amerotke batt le mani.
- Continuiamo! il generale diceva spesso che voleva affrontare le sue paure e voi ne approfittaste per assassinarlo. Vi faceste dare dai Sebaus un sacco di vipere e dopo cena, quella fatidica notte, svolgeste la solita perquisizione della terrazza sul tetto, un grave errore, perch Suten non l'avrebbe mai ordinata se avesse veramente avuto intenzione di fare quello che dicevate. Inoltre, non avrebbe mai affrontato un'orda di serpenti da solo, in piena notte. No, Suten voleva solo bere un goccetto di vino e riprendere a scrivere le sue memorie. Heby per aveva messo della polvere d'oppio nel suo calice... Tu hai mentito, Menna, quando hai affermato di non sapere che Impuki l'aveva prescritta al tuo padrone! Quella sera, Suten era stanco. Intorpidito dalla droga e dal vino, si mise subito a letto. Heby controllava la scala, e Menna e Lupherna erano nei pressi. Ma fu Heby a portare di sopra il sacco pieno di vipere catturate da uno dei vostri assassini, un reduce che sapeva come maneggiare i serpenti, e che le aveva prese nelle Terre Rosse. Non credo che sia sopravvissuto a lungo dopo che ve le ebbe consegnate. Era troppo pericoloso per il Khetra! Heby vuot il sacco sul padrone addormentato e il sacchetto di semi di papavero fu lasciato tra le coltri del letto. Le vipere furibonde colpirono immediatamente, e Suten si risvegli in mezzo al suo incubo, che ora era diventato una realt. Il grande eroe mor esattamente come aveva temuto. Hai qui il sacco, Nadif?
L'ufficiale annu. Il nipote era troppo agitato per poterlo accompagnare in tribunale.
- Alzati in piedi e vuotalo!
L'ufficiale delle guardie apr il sacco, lo svuot degli oggetti che aveva trovato tra i cespugli, poi lo gett a terra.
Amerotke fece un cenno alla regina: - Avete visto che cos'ha fatto?
Raccolse il sacco e s'inginocchi davanti alla sovrana.
- Ho ripetuto l'esperimento parecchie volte io stesso. Quando qualcuno vuota un sacco, lo getta subito via, perch non ha per lui la minima importanza. Invece noi dovremmo credere che Suten quella notte abbia tagliato la corda che legava il sacco alla balaustra della terrazza, abbia vuotato i serpenti sul suo letto e poi...
Senenmut lo interruppe: - Capisco, avrebbe dovuto gettare a terra il sacco e disinteressarsene.
- E invece che cosa fece, mio signore? Per qualche strano motivo torn alla balaustra e lo gett in giardino, tra i cespugli. Ma perch mai avrebbe dovuto farlo? Quel sacco era cos importante per lui? Perch non l'ha semplicemente lasciato sul pavimento? Se dobbiamo credere alla storia di Menna, Suten era interessato alle vipere, non al sacco!
- Ma perch dobbiamo ascoltare tutte queste sciocchezze? Non  forse stato accusato Heby di questo delitto? - protest Menna.
- Heby  stato accusato perch sei stato tu a volerlo.
Amerotke torn a sedersi e bevve un sorso di vino.
- L'omicidio ha una sua logica, una sua orrenda armonia. I miei arresti purtroppo non mi permisero di arrivare ai Sebaus e alla loro potente organizzazione criminale, ma quando cominciai a rivoltare i sassi alla ricerca dei vermi, sembrai forse pi pericoloso di quanto non fossi realmente. Per questo il Khetra mi voleva morto. Sapeva che io sarei andato al tempio di Iside e, grazie alla mappa dettagliata fornitagli da Mafdet, pot mandare dei sicari a uccidermi. Fece anche bruciare la casa di Mafdet per non lasciare prove compromettenti. Anche l'aggressione nel tempio di Maat fu decisa dal Khetra, che voleva assolutamente la mia morte, perch non potessi scoprire che i Sebaus erano dei veterani che potevano essere stati arruolati solo da un alto ufficiale o dal suo seguito. Menna mi voleva uccidere proprio come Sithia, o come tutte le altre persone che potevano in qualche modo tradirlo. Furono i miei arresti a innescare tutto ci che successe dopo. Non posso provare che Suten avesse dei sospetti sui tre colpevoli, non posso sapere se aveva scoperto la tresca di sua moglie o le furtive trame del suo scriba. Certo, il generale era a conoscenza dei furti, e sapeva che nei suoi archivi c'erano molte informazioni sulle tombe reali. Tutti notarono il suo cambiamento nei giorni che precedettero la sua morte: era diventato cupo e solitario, persino i servi se ne accorsero. Era evidente che non si fidava dei suoi familiari, perch negli affreschi della sua tomba di loro non c' traccia. In quel momento di crisi Suten era diventato per il Khetra un grave pericolo e i tre congiurati decretarono la sua morte per poter sopravvivere.
Amerotke tacque perch tutti potessero udire il pianto di Lupherna.
- Ma come ucciderlo? Con un falso incidente? Suten era un ufficiale importante, sempre circondato dai servi, estremamente attento e sospettoso, soprattutto in quelle ultime settimane. Non era facile scaraventare dal tetto un combattente come lui, un avvelenamento poteva suscitare dei sospetti, un sicario avrebbe reso estremamente vulnerabili i tre congiurati. Ma i serpenti potevano essere il sistema ideale, dopo tutto quello che Suten aveva scritto e detto riguardo alle sue paure.
- Non era un po' troppo rischioso? - chiese Valu con scarsa convinzione.
- Non cos rischioso come farsi smascherare dal generale. Suten venne drogato, Heby vuot su di lui il sacco di vipere cornute, e le voci che correvano sulla sua passione per Lupherna ci fecero subito sospettare di lui. Una buona menzogna contiene sempre una parte di verit. Quei tre sapevano dei semi di papavero che Impuki aveva prescritto a Suten. Abbiamo solo la loro parola che il generale non glieli fece mai vedere. E anche il resto fu un'abile miscela di menzogna e verit. Sono certo che in tribunale Menna avrebbe saputo come far assolvere Heby, e che avesse gi preparato un abile piano di difesa. Menna ci avrebbe chiesto come faceva Heby ad avere i serpenti, dove li aveva nascosti, come poteva averli portati sulla terrazza senza che nessuno se ne accorgesse, che reale motivo aveva per uccidere il generale se sua moglie non voleva saperne di lui. E poi l'intenzione di Suten di combattere le proprie paure sarebbe stata abilmente sottolineata, ma soprattutto ci sarebbe stata la corda legata alla balaustra. Prima o poi Menna l'avrebbe trovata casualmente, o l'avrebbe fatta trovare da Nadif e dagli altri inquirenti. Menna e Lupherna non erano sospettati, alla fine Heby sarebbe stato assolto, pur con qualche dubbio, e il Khetra sarebbe stato al sicuro. Ma a questo punto intervenne il fato. Gli dei amano sconvolgere i piani degli uomini. La taglia di Valu attir un Uomo Serpente, che venne qui ad accusare falsamente Heby, sostenendo di avergli venduto delle vipere. Se Heby avesse mantenuto la calma, anche per un avvocato inesperto come Menna non sarebbe stato difficile controbattere a quell'accusa: se Heby voleva acquistare quelle vipere per un omicidio, perch si era mostrato a viso scoperto? Ma il Khetra non aveva previsto un simile intoppo. Inoltre, commise il grave errore di far assassinare una guardia del tempio, il che ci port immediatamente a sospettare di Djed.
- Non avete prove - ripet Menna. - Io non so nulla di tutto questo!
- La mia prova  Heby stesso. La paura lo rese isterico, forse vi accus di volerlo tradire. Ma voi non potevate uccidere Hefau, era troppo pericoloso. Era molto pi sicuro eliminare Heby. Forse vi aveva minacciati...
Menna ribatt freddamente: - Mi ha aggredito, mi ha legato e ha rubato i miei averi, prima di fuggire.
Amerotke guard lo scriba dal volto quadrato. Aveva commesso Terrore di sottovalutarlo, era un criminale astuto ed era fin troppo tranquillo mentre guardava con calma la regina. Hatusu era stranamente tesa e Senenmut le sussurr qualcosa all'orecchio. Amerotke rabbrivid. Quell'abile delinquente era pi pericoloso di quello che credesse. Ma non aveva scelta, doveva continuare:
- No, Heby non ti ha aggredito, tu l'hai ucciso, hai nascosto il cadavere in casa, ti sei dato una botta in testa e ti sei fatto legare e imbavagliare da Lupherna. Nessuno ha pensato di cercare il fuggitivo nella villa. La casa di Suten  cos grande che pu offrire mille nascondigli per un cadavere.
Menna guard gli Occhi e le Orecchie del faraone come per chiedere la sua protezione, poi sbuff adirato:
- Ridicolo! Allora, chi ha ucciso la guardia? Chi ha seminato il pugnale e i gioielli lungo la strada? Io e la mia padrona non abbiamo mai lasciato la casa.
- Non  vero, le sentinelle erano pigre, e non facevano una buona guardia. Tu sei un soldato e sai trattare con tipi del genere. Scommetto che hai trovato il modo di renderle ancora pi pigre, offrendo loro del vino. E poi dovevano sorvegliare Heby, non il suo avvocato! In piena notte sei uscito di casa intabarrato e mascherato, hai scavalcato il muro, ti sei nascosto nel palmeto e hai tagliato la gola alla guardia semiaddormentata, poi sei corso a seminare per la strada il pugnale e qualche gioiello. Non correvi un grande rischio, di notte, in quel luogo solitario. E poi, non eri obbligato a rimanere in casa, non eri tu quello agli arresti. Se non fosse stato per l'astuto Nadif non ti avremmo mai scoperto! Quando ti sleg, tu gli dicesti che eri stato aggredito all'alba, poco tempo prima, ma la guardia uccisa era fredda come il marmo e il sangue si era gi seccato. Nadif scopr inoltre le tracce di qualcuno che era passato nel palmeto, ma i cespugli e l'erba dove si trovavano gli oggetti che il fuggitivo doveva aver perso non erano stati calpestati! Nessuno era passato di l, quindi qualcuno doveva aver gettato gli oggetti in quel punto da una certa distanza, fingendo che quella fosse stata la via di fuga del prigioniero. Naturalmente furono i tuoi complici tra le guardie cittadine e i loro informatori a mettere in giro la voce che Heby era stato visto in citt o in riva al fiume. Nadif si era anche stupito dello strano sonno delle sentinelle, e dal momento che sei stato tu a dar loro da bere,  facile capire che nel vino ci dovevano essere i soliti semi di papavero. Quella notte hai invitato nella tua stanza Heby e l'hai ucciso. Hai nascosto il cadavere, quindi sei sgattaiolato fuori di casa per tessere la tua trama di inganni. E Lupherna  poi venuta ad aiutarti, ti ha legato e imbavagliato e... - Amerotke chiuse gli occhi e preg la dea Maat, poi sferr il suo attacco: - Lupherna, Heby non  fuggito, il mio servo ha trovato il suo cadavere vicino alla vostra casa.
Prima che Menna potesse intervenire. Lupherna grid: - Non possono averlo trovato...
Quel grido era segno della loro colpevolezza. Menna le afferr un braccio, ma lei si divincol e le guardie intervennero per separarli.
- Non possono averlo trovato, non possono averlo trovato - continuava a gemere la donna, fissando Amerotke. - Non doveva finire cos! - Ricord poi bruscamente dove si trovava e si mise a gemere: - Piet!
Amerotke guard affascinato il crollo di Lupherna e la gelida calma di Menna. Senenmut mise in grembo al giudice un rotolo di papiro, con un'unica frase: Se l'ordine  silenzio, che sia fatto silenzio!.
Hatusu era immobile, anche se il suo respiro si era fatto affannoso. Lupherna si copr il volto con le mani e si mise a dondolare avanti e indietro, istericamente.
- Mia Divina - tuon Menna - io non ne so nulla! Giuro sul Libro dei Segreti che dir tutta la verit...
- Silenzio! Imbavagliatelo! - grid la regina.
Senenmut si affrett a ordinare ai Silenziosi, i sordomuti che sorvegliavano la Casa dell'Adorazione, di imbavagliare Lupherna e di portarla via. Menna continuava a gridare che avrebbe detto la verit a qualunque costo. Lott come un toro con le guardie che lo stavano legando e imbavagliando. Una guardia gli diede un pugno in faccia, ma lui resistette e Valu, Impuki e Nadif si affrettarono a mettersi al riparo. Senenmut fece sgombrare l'aula e la regina si alz maestosamente, mise una mano sulle spalle di Amerotke e gli ordin di condurla nella sua stanzetta privata. Qui la regina si tolse i sandali, il manto e il diadema imperiale e si sedette sullo scranno del giudice. Amerotke s'inchin, ma lei schiocc le dita: - Siediti dove vuoi e offrimi del vino. Ho sete!
Amerotke si affrett a obbedire, mentre Senenmut irrompeva nella stanzetta e si appoggiava ansimando contro la porta: - Allora l'ha trovato!
- Gi - sospir la regina. - Dobbiamo assolutamente farli stare zitti, tutti e due!
- I Silenziosi li hanno portati nella Casa delle Catene.
- Devono morire - sibil Hatusu. - Qualunque cosa succeda, devono finire sul rogo! Hai sentito che Menna ha giurato sul Libro dei Segreti di dire la verit? E che avrebbe detto la verit "a qualunque costo"?
Amerotke cerc di frenare la sua impazienza. Senenmut parve accorgersi solo in quel momento della sua presenza: - Mio signore, mio giudice...
- Il vostro giudice  molto arrabbiato, la sua corte  diventata una parodia della vera giustizia. Devo ammettere di aver trascurato scioccamente di pormi un paio di domande, alle quali solo adesso ho trovato una risposta. Ecco perch la divina Hatusu era cos irritata contro i ladri. I furti sacrileghi nelle tombe ci sono gi stati e continueranno a esserci finch esister l'Egitto...
- E l'altra tua scoperta? - sibil Hatusu.
- Oh,  stato Shufoy a farmi notare che la vostra ira si  manifestata solo dopo il saccheggio della tomba di Rahimere.
Hatusu guard interrogativamente Senenmut, che subito le fece un cenno di assenso.
- Amerotke, sai bene che mio marito fu ucciso da una fazione del consiglio reale, che poi cerc di rovesciarmi. Rahimere ne era il capo, mi odiava fin da quando ero una ragazzina e mi spiava a mia insaputa. Cos raccolse nel suo Libro dei Segreti tutte le voci scandalose che mi riguardavano.
- Semplici pagliuzze al vento - sbuff Amerotke.
- Cose molto serie, invece.
- Per esempio?
- Che non sono di origine divina!
- Solo gli dei possono saperlo. Altro?
Hatusu sospir: - Che mentre mio marito era in guerra, io e Senenmut diventammo amanti e concepimmo una bambina, di cui rapidamente ci sbarazzammo.
- Tutte menzogne, immagino.
Hatusu e Senenmut guardarono il pavimento, e la regina sussurr: - Rahimere  morto lottando per il potere...
- Per la verit, lo abbiamo costretto noi a bere il veleno, mia Divina.
- Era un traditore e un assassino - s'infuri Hatusu.
- Comunque, i suoi familiari gli diedero una sepoltura onorevole - intervenne Senenmut - anche se in quei giorni frenetici i vivi contavano pi dei morti. Fu sepolto in una tomba segreta della Valle.
- Ma voi avevate il potere di scoprire dove si trovava!
- Non c'importava nulla della sua putrida salma! Con la sua morte pareva tutto finito, ma tre mesi fa scoprimmo che il Libro dei Segreti era stato sepolto con lui in un cofanetto, contenuto nel suo stesso sarcofago.
Amerotke si tolse gli anelli. - Ve lo ha detto la vedova? Certo lei non sapeva che farsene, e lo aveva sepolto con lui perch non voleva distruggerlo, per rispetto a suo marito. So che la moglie di Rahimere  morta nel tempio di Iside, e forse ha avuto il tempo di parlare con Impuki, che vi ha riferito tutto. - Amerotke scosse il capo. - Un mistero dopo l'altro! Ecco perch eravate cos preoccupati dalle mie indagini sulle heset, perch temevate una vendetta del gran sacerdote! Cos, invece di far perquisire il tempio dall'esercito imperiale, decideste di far svolgere le indagini nel modo pi discreto possibile. Ed ecco perch Thena ebbe l'ardire di uccidere Mafdet: sapeva che voi eravate in debito con lei!
Hatusu si gratt il braccio come faceva quando era arrabbiata: - Certo che siamo in debito. Impuki  stato molto gentile a riferirmi la confessione di una donna morente, pur essendo un sacerdote. Ero in debito con lui, perch gli avevo fatto giurare di mantenere il silenzio. Per la vedova non gli disse dov'era la tomba. La facemmo cercare, ma arrivammo troppo tardi. La vecchia era stata molto astuta: invece di farsi seppellire col marito, si era fatta mettere nella tomba di famiglia.
- E i ladri di tombe arrivarono prima di voi!
- Gi. Rahimere era il gran visir e conosceva bene la Valle. Aveva scelto una spaccatura nella roccia, ben celata dalle ombre.
- I ladri la trovarono per caso, come capita spesso - aggiunse Senenmut. - O cos crediamo.
Amerotke gli sorrise: - No, mio signore. Mafdet era stato un capitano delle guardie di Rahimere, prima della sua caduta. Credo che sia stato Menna a suggerire a Suten di raccomandarlo al generale Omendap per il posto al tempio di Iside. Infatti anche lui era un membro dei Sebaus. Mafdet era un vero mercenario, sapeva dove si trovava la tomba e lo disse al Khetra per avere una parte del bottino. Forse sapeva anche del Libro dei Segreti. Da quel traditore che era, aveva voltato gabbana giusto in tempo per poter passare per un veterano leale alla sua nuova regina, ma in realt era pronto a vendere al Khetra tutte le informazioni di cui era a conoscenza. Mafdet era un avido ricattatore e... - E pot far violare la tomba di Rahimere - lo interruppe Senenmut. - Ma cos l'ubicazione della tomba divenne nota a tutti, e fu subito scoperta dalle guardie che indagavano sui furti, il cofanetto vuoto fu portato a palazzo, e puoi immaginare la nostra preoccupazione quando vedemmo che era del tipo che di solito si usa per custodire i volumi preziosi. Se quei tesori venivano contrabbandati all'estero...
Hatusu bevve avidamente un sorso di vino: - Anche il Libro dei Segreti poteva fare la stessa fine! Immagina che cosa sarebbe potuto succedere se fosse finito in mano ai miei nemici, ai nemici dell'Egitto! Avrebbero detto che ero un'adultera, mi avrebbero accusata dell'assassinio di mio marito. - Accarezz gentilmente il volto del giudice. - Ti ho sentito in tribunale, hai sferrato un brillante attacco a quegli assassini! Negli occhi di Menna ho letto il desiderio di patteggiare, ma questa  una lotta mortale. Mentre parlavi, mi chiedevo quanto ne sapesse Suten, e se Menna non gli avesse chiesto di unirsi ai Sebaus. Ma non lo sapremo mai - sospir. - Tu, mio fidato segugio, devi trovare quel libro, e devi condannare a morte quei due. Non avvicinare Menna, non farti infettare da quello che pu aver letto nel Libro dei Segreti. - il suo sorriso scomparve. - La donna morir in modo misericordioso, forse sapeva qualcosa, ma voglio che faccia una fine onorevole e che sia sepolta con tutti i crismi.
- E Menna?
- Per lui non ci saranno che orrori senza fine!
La regina sostenne lo sguardo di Amerotke, che si stava chiedendo quali sinistri misteri contenesse il Libro dei Segreti.
Amerotke scese nella Casa delle Catene. A parte Asural, le guardie erano state sostituite dai Silenziosi, che si aggiravano corre lupi nei corridoi oscuri della prigione. Lo stesso giudice venne perquisito quando chiese a gesti di poter parlare con Menna, ma l'ufficiale delle guardie sorrise placidamente e scosse il capo, indicando la porta della cella. Amerotke ottenne finalmente almeno di poterlo vedere. Il Silenzioso apr la finestrella della porta: lo scriba indossava solo il perizoma, aveva il volto mascherato ed era incatenato mani e piedi alla parete. Due guardie gli erano sedute accanto, una a destra e una a sinistra. Anche sotto la maschera si poteva percepire la diabolica astuzia del prigioniero.
Nella cella vicina, Lupherna era accucciata mollemente, senza parrucca, con le vesti stazzonate, il volto sudicio e macchiato dal kohl. Questa volta la guardia accett finalmente di aprire la porta. Menna sent il rumore e tuon: - Non  il caso di parlare con lei, quella stupida puttana non sa nulla! Vi inganner soltanto! Siete voi, nobile giudice? Sento il vostro puzzo di sudore, io preferisco il fragrante profumo del gelsomino!
Lupherna si mosse per vedere chi era entrato nella fetida cella. I suoi occhi erano ormai privi di lacrime. Si limitava a fissare il giudice e a muovere le labbra senza emettere alcun suono. Amerotke si chin su di lei: - Io non voglio ingannarti, e quello che ti dir sar la pura verit. Tu devi morire, ma puoi ancora decidere come raggiungere l'Estremo Occidente. Almeno nel tuo caso la divina Hatusu sar clemente.
Lupherna s'inumid le labbra screpolate, poi sussurr, temendo che Menna potesse sentirla: - Quale sar la mia morte?
- Nel vino che berrai ci sar il succo di una pianta delle paludi. Semplicemente ti verr sonno e ti addormenterai per sempre.
Lupherna guard il pavimento senza parlare.
- Il tuo corpo finir nella Casa della Bellezza, sar protetto dal sacro scarabeo, e i sacerdoti reciteranno le loro preghiere. Prima di bere, verrai assolta dai tuoi peccati.
La donna rispose lentamente, come se parlasse a se stessa: - La malvagit  come un fiore, mette radici e poi fiorisce senza che tu te ne accorga. Io vengo da una buona famiglia, il generale Suten era un ottimo partito, ma il mio cuore segu purtroppo il mio sguardo. Mi innamorai di Heby e Menna ci scopr. Con quello che sapeva poteva distruggerci, invece ci offr una nuova realt, fatta di ricchezza e di potere. Cos diventammo una parte del Khetra. Negli archivi di Suten c'erano tutte le informazioni possibili sulla Valle dei Re. Mio marito non sapeva cosa stesse combinando Menna, perch lo scriba aveva accesso a tutti i documenti e poteva consultarli come e quando voleva. Spesso si recava nella Valle e poi raccontava a me e a Heby cos'aveva trovato. Ci rendemmo subito conto che i suoi affari andavano a gonfie vele, praticamente non si occupava d'altro: i veterani venivano da mio marito a chiedere dei favori, Menna li cacciava via o li mandava dagli scribi degli altri generali, ma si annotava in segreto i loro nomi. Copriva cos abilmente le sue tracce che pensava che nessuno sarebbe mai riuscito ad arrivare sino a lui. Nemmeno i sicari che dovevano uccidervi sapevano chi era.
- S'incontrava coi Sebaus al tempio di Khnum?
- L, e in molti altri posti. Era tutto intabarrato di nero, in quelle occasioni, ma si profumava con l'essenza di gelsomino perch gli piaceva.
- Suten non sospettava di nulla?
- Certo che sospettava, ma non voleva crederci! Menna era diventato molto ricco e a casa mia troverete i suoi tesori nascosti nei pozzi, nel solaio o sottoterra. Rivolgetevi agli orafi tebani e vedrete che aveva depositato presso di loro molte ricchezze sotto nomi falsi. Ci teneva in pugno. Io ed Heby eravamo riluttanti, ma poi il mio amante cominci a gradire la nuova ricchezza. Mio marito per ci scopr, perch non era uno sciocco, quindi doveva morire, il piano era di Menna. Diceva che all'inizio i sospetti sarebbero caduti su Heby, ma che subito sarebbe stato scagionato. Ma poi comparve l'Uomo Serpente... - sospir Lupherna. - Avete trovato davvero il cadavere di Heby?
Amerotke scosse il capo: - Era solo un trucco, ma necessario.
- Menna lo aveva nascosto in una stanza vuota, ma quando le guardie se ne andarono lo diede nottetempo in pasto ai coccodrilli. Allora seppi che eravamo maledetti. Di notte vedevo i fantasmi di Heby e di mio marito. Ma se mi chiedete di farvi dei nomi, io non potr rispondervi, perch non li conosco. Menna li teneva tutti scritti nella testa. Era la sua regola. - Si batt il capo con una mano. - Ma sicuramente lo saprete gi...
- Menna non vi ha parlato del Libro dei Segreti?
- Mai!
Amerotke chiuse gli occhi deluso e Lupherna disse subito: - Ve lo giuro! Per il mese scorso  diventato tutto tronfio. Era veramente entusiasta, diceva che aveva trovato un tesoro pi prezioso degli altri. Ci eravamo incontrati in giardino a tarda sera. Heby gli chiese di farglielo vedere, ma Menna si rifiut. Ci disse che solo le rane sapevano dov'era e che si trovava sotto la ruota del vasaio. Non so altro! Un po' d'acqua, per favore...
Amerotke stava per prendere la brocca, ma un Silenzioso volle assaggiare l'acqua che Lupherna bevve poi avidamente. - Non so altro.  abbastanza per ottenere la vostra clemenza?
Amerotke era tornato nella stanzetta privata nel tempio di Maat. L'aula deserta era gi stata rimessa in ordine e non c'era pi traccia della confusione di poco prima. C'erano guardie dappertutto e Shufoy divideva con loro una brocca di birra.
Il giudice lo chiam nella stanzetta e gli raccont cosa gli aveva detto Lupherna, ma il servo non era in grado di aiutarlo.
Amerotke ritorn nella prigione, dove fu di nuovo accolto dalle grida rauche di Menna. Lupherna insistette, piangendo, di non sapere cosa fosse la "ruota del vasaio". Gli raccont per che Heby riteneva che si trovasse nella loro casa.
Quando Amerotke lo raccont al nano, Shufoy gli disse: - Non sar invece nel tempio di Khnum?
- Io non ho visto nessuna ruota da vasaio - ribatt distrattamente il giudice - n negli affreschi, n nelle statue, e non ho visto neppure delle rane. No, dev'essere nella casa di Suten.
Pi tardi, il giudice perquis la villa. Le guardie scavarono in giardino e nei frutteti, tolsero le assi del pavimento dei padiglioni e controllarono ogni pozzo. I servi si erano radunati nel parco, in preda al panico. Amerotke fu per costretto ad ammirare la furbizia di Menna: trov in effetti molti tesori nascosti, oro, argento e pietre preziose, ma non vi era nulla che potesse collegare lo scriba coi ladri di tombe. Menna aveva abilmente convertito il bottino in ricchezze facilmente spendibili, anche in caso di fuga. Aveva usato con molta astuzia gli archivi del padrone. La polverosa biblioteca di famiglia, piena di manoscritti ammuffiti, era un vero e proprio tesoro di conoscenze: lettere, diari, memoriali e volumi autobiografici descrivevano in dettaglio i funerali di faraoni, nobili e principi di sangue reale nell'arco di sessant'anni. I documenti riguardavano il regno di almeno cinque faraoni. Amerotke trov anche, accuratamente nascosto, il sigillo del generale, che era stato usato per contrabbandare oltreconfine i tesori rubati.
A tarda sera la perquisizione proseguiva ancora. Il giudice fece con Shufoy un rapido spuntino. Finora solo il sigillo e qualche scarno manoscritto vergato di suo pugno potevano provare la colpevolezza di Menna.
L'alba trov ancora il giudice al lavoro. Amerotke sali sulla terrazza solitaria per prendere una boccata d'aria e rivolgere la preghiera mattutina al sole nascente. I soldati continuavano la perquisizione, mentre la servit si risvegliava e tornava a dedicarsi ai propri doveri. Arrivarono dei messi della regina per chiedere notizie, ma il giudice dovette rispedirli indietro a mani vuote. Poi and a sistemarsi in un palmeto del parco e disse a Shufoy: - Nulla! Io non ho visto nessuna ruota da vasaio, se mai  esistita!
- In compenso ci sono un mucchio di rane, alquanto rumorose! Stanotte non hanno smesso di gracidare un solo istante. - Il nano sparse sull'erba dei manoscritti, perso nei propri pensieri. - Delle rane e una ruota da vasaio... A volte  molto vantaggioso essere un Uomo Scorpione! Scusatemi, padrone, c' una cosa che devo controllare nella Casa dei Libri!
Amerotke si era addormentato, e il servo dovette scuoterlo per svegliarlo, con gli occhietti lucidi per l'eccitazione: - Padrone, ecco cos' la ruota del vasaio! il tempio di Khnum!
- Ma le rane non vanno d'accordo coi coccodrilli, e io non ho visto nessuna ruota...
- Non ricordate il mito di Khnum?  uno dei nostri pi antichi dei, e pare che abbia creato gli uomini sulla sua ruota da vasaio. Ma poi si  stufato e ha concesso il suo potere al grembo materno. Ma Khnum aveva una moglie, Neit...
Amerotke balz in piedi: - Che spesso  rappresentata come una rana!
Ricord il tempio abbandonato e il cerchio di pietra del sancta sanctorum.
- Ma certo, il sancta sanctorum aveva la forma di una ruota da vasaio! Ecco che cosa voleva dire Menna!
La brezza del tardo pomeriggio rinfrescava l'aria mentre la nave da guerra imperiale, la Vendetta di Iside, si dirigeva verso il tempio in rovina con la vela spiegata. I soldati che non si erano rifugiati all'ombra erano tutti radunati a prua con Amerotke e Shufoy e si schermavano gli occhi per osservare l'isola nascosta dai canneti, dove si annidavano i coccodrilli, gli ippopotami e gli uccelli multicolori che protestavano schiamazzando contro la nuova intrusione. Dei barconi carichi di fanti di marina armati di torce tenevano lontani i pericolosi rettili dal tempio, di nuovo santificato dalla visita della divina Hatusu.
Gli araldi coi loro comi facevano scostare imperiosamente ogni natante dalla rotta della possente galea dalla prua dorata. Solo Hatusu, Senenmut e i Silenziosi, con le loro maschere da falco, scesero a terra, una volta giunti a destinazione. Per due ore Amerotke spi, sporgendosi dal parapetto, i loro movimenti tra il folto della vegetazione. Un rumore di vanghe e picconi rimbombava vagamente dall'isola. Una vedetta gli indic il pennacchio di fumo che saliva dal boschetto verso il cielo azzurro. Presto il baldacchino che proteggeva Hatusu dal sole ricomparve sulla riva. Echeggi un corno da guerra, a cui subito risposero gli ordini del comandante e degli ufficiali, mentre marinai e rematori riprendevano i propri posti e si davano da fare per avvicinare maggiormente la galea all'isoletta sotto la guida del comandante. La passerella fu abbassata e la regina e il suo primo ministro ritornarono a sedersi sotto il baldacchino d'argento al centro del ponte. Amerotke li raggiunse e la regina, allegra come una ragazza al suo primo banchetto, fece servire del succo di frutta ghiacciato. Il viso profumato era lucido di sudore e gli occhi brillavano d'eccitazione.
- L'abbiamo trovato e bruciato, Amerotke! Il libro era proprio sotto le pietre del vecchio sancta sanctorum. - Il sorriso scomparve. - Ma adesso dobbiamo tornare nella Casa delle Catene, cos domani potr essere fatta giustizia.
La fila di cinquanta carri da guerra si mosse irrequieta. Gli aurighi fecero una grande fatica a tenere calmi i cavalli dagli splendidi pennacchi colorati. Era lo squadrone pi rapido e feroce di tutto l'esercito. All'alba, in silenzio aveva raggiunto il deserto, il vento soffiava tra le rocce nella luce grigiastra che precede il sorgere del sole, e ridestava i demoni che si annidavano nella sabbia. Hatusu era al centro della fila, vestita con la sua magnifica armatura, il gran visir era accanto a lei, alla sua sinistra. Amerotke e Shufoy erano al posto d'onore, nel carro a destra della sovrana, il giudice guardava la piana desolata. Era molto stanco e non vedeva l'ora di riportare a casa la moglie e i bambini. Avrebbe voluto essere nel suo giardino ad ascoltare il canto dei grilli, non nel deserto a vedere morire un uomo.
Il giorno prima aveva gi assistito alla morte di Lupherna, nella Casa delle Catene. Aveva bevuto d'un fiato il vino avvelenato ed era subito passata nell'oltretomba senza un gemito di protesta. Adesso era il turno di Menna, che doveva essere arso vivo in un cespuglio di rovi tra le rocce. L'avevano imbavagliato, mentre lui li fulminava con lo sguardo, poi lo avevano avvolto in una pelle di pecora, il carnefice dalla maschera di falco lo fece gettare tra i rovi acuminati dai suoi assistenti, mentre ancora si dibatteva furibondo, il cespuglio puzzava d'olio ed era circondato da robuste corde che impedivano ogni via di fuga.
Hatusu prese le redini e fece avanzare il carro da guerra. Il boia diede la torcia accesa a Senenmut, poi il cocchio si diresse verso il cespuglio a passo di carica e gli gir intorno per due o tre volte mentre la fiamma della torcia danzava nel vento. Fu la stessa regina ad afferrare la fiaccola e a dar fuoco al cespuglio. Le fiamme si alzarono fino al cielo, con un rabbioso ruggito. Il corpo e l'anima dello scriba vennero rapidamente consumati sotto lo sguardo di pietra degli astanti. Il carro di Hatusu ritorn in linea con gli altri e la regina ordin a Valu, indicando verso oriente: - In questo deserto assolato una trib di predoni libici tiene prigioniere quattro danzatrici sacre. - La sua voce tonante copr il ruggito delle fiamme. - Nei tempi antichi la dea Iside avrebbe voluto che noi mandassimo dei sicari a punire questo grave sacrilegio, ma tu ti recherai come ambasciatore presso quegli empi, dirai loro della mia collera e se riuscirai a trattare e a liberare le quattro prigioniere, tanto meglio. Quanto a te, mio giudice, prediletto da Iside - e si volt verso Amerotke - puoi riportare a casa tua moglie ed essere lieto che la luce di Maat, anche grazie a te, sia tornata a risplendere.
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FINE.